Sentenza n. 1418/2026 - Venezia, Sezione 2
per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio-rifiuto formatosi a seguito dell’inutile decorso del termine di 30 giorni stabilito dall’art. 25, comma 4, della legge 241/1990, sull’istanza di accesso agli atti e ai documenti amministrativi presentata al Comune di Padova a mezzo PEC in data 3 febbraio 2026 e protocollata al n. 2026-0083263/E, nonché per la declaratoria del diritto della ricorrente ad ottenere la visione e l’estrazione di copia degli atti e dei documenti amministrativi oggetto della predetta istanza, con conseguente ordine al Comune di Padova di provvedere al relativo rilascio.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-rifiuto formatosi sull'istanza di accesso alla documentazione edilizia relativa a un fabbricato residenziale
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente accesso)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto ricorso ex art. 116 c.p.a. contro il silenzio-rifiuto formatosi sull'istanza di accesso presentata al Comune di Padova il 3 febbraio 2026, avente a oggetto documentazione edilizia, tra cui permessi di costruire e certificazioni di abitabilità, relativa a un fabbricato residenziale divenuto di sua proprietà. Ha dedotto l'inutile decorso del termine di trenta giorni previsto dall'art. 25, comma 4, l. 241/1990 e ha chiesto l'accertamento del proprio diritto alla visione e all'estrazione di copia dei documenti, nonché l'ordine al Comune di provvedere. Nel corso del giudizio il Comune ha comunicato, dopo la notifica del ricorso ma prima del suo deposito, la disponibilità dei documenti, subordinandone il rilascio al pagamento dei diritti di segreteria e ricerca, e li ha trasmessi il giorno successivo. L'amministrazione ha inoltre sostenuto che la pluralità e l'anzianità dei documenti, nonché la loro non corretta identificazione nell'istanza, escludessero la configurabilità del silenzio-inadempimento. La ricorrente ha confermato di avere ottenuto la documentazione, chiedendo la cessazione della materia del contendere e la condanna del Comune alle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., rilevando che la pretesa ostensiva era stata integralmente soddisfatta mediante il rilascio dei documenti richiesti. Quanto alle spese, ha considerato che l'accesso era stato riconosciuto soltanto dopo la notifica del ricorso, sebbene prima del deposito, e ha quindi disposto la compensazione parziale nella misura della metà. Per la restante metà ha condannato il Comune di Padova, in applicazione del criterio della soccombenza, al pagamento di 800 euro, oltre oneri di legge e alla refusione del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 25, comma 4, l. 241/1990
Il decorso del termine previsto per la definizione dell'istanza di accesso è stato posto dalla ricorrente a fondamento del silenzio-rifiuto.
art. 116 c.p.a.
È il rito utilizzato per contestare il silenzio-rifiuto sull'istanza di accesso e chiedere il rilascio dei documenti.
art. 34, comma 5, c.p.a.
La piena soddisfazione della pretesa ostensiva nel corso del giudizio comporta la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
Massime di principio
- Quando, dopo la proposizione di un ricorso per l'accesso, l'amministrazione rilascia integralmente i documenti richiesti, viene meno l'interesse alla decisione sulla domanda e il giudice dichiara cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
- Ai fini della regolazione delle spese, il riconoscimento dell'accesso soltanto dopo la notifica del ricorso, anche se prima del suo deposito, giustifica l'applicazione del criterio della soccombenza virtuale a carico dell'amministrazione, con possibile compensazione parziale per ragioni di equità.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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