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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 00946/2026 del 09/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Scalise ha chiesto il riconoscimento della continuazione tra due decisioni irrevocabili: il tentato omicidio commesso il 23/10/2017 in danno di Ferrazzo Francesco e la partecipazione ad associazione mafiosa con decorrenza da febbraio 2016. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda ritenendo che lo Scalise fosse entrato nel sodalizio già nel 2015 come uomo di fiducia di Curcio Rosario, che non emergeva una programmazione unitaria collegata all'episodio delittuoso avvenuto circa due anni dopo e che il tentato omicidio non era stato commesso con modalità mafiose né al fine di agevolare il clan. In cassazione il ricorrente lamenta un travisamento dei fatti e la scorretta applicazione della disciplina della continuazione, richiamando dichiarazioni di collaboranti e contestando la retrodatazione dell'affiliazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché imperniato su una rivalutazione di elementi fattuali, materia estranea al giudizio di legittimità. Ha ritenuto non manifestamente illogica la motivazione del giudice dell'esecuzione che ha escluso la riconducibilità del tentato omicidio a un disegno criminoso unitario per la distanza temporale e per l'assenza di indici di finalismo mafioso. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    La continuazione richiede la sussistenza di un "disegno criminoso" unitario rappresentato sin dal momento ideativo; il giudice di merito deve individuare indici concreti che mostrino la programmazione iniziale di più reati perseguenti un unico fine

  • Sez. U., n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    La pronuncia precisa che, anche in sede di esecuzione, il riconoscimento della continuazione richiede un'analisi approfondita di indicatori quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, causalità e sistematicità; non è sufficiente valorizzare indicatori isolati se i reati successivi appaiono frutto di determinazione estemporanea

  • Sez. 2, n. 40123 del 22/10/2010 (Marigliano) e giurisprudenza correlata

    Individua gli "indici rivelatori" della preordinazione unitaria: breve distanza cronologica, modalità della condotta, medesimezza del bene tutelato, condizioni di tempo e luogo; è possibile valorizzare anche alcuni di tali elementi purché significativi

  • Giurisprudenza consolidata (es. Sez. 1, n. 6530 del 18/12/1998 Zagaria; Sez. 1, n. 23818 del 22/06/2020 Toscano; Sez. 1, n. 39858 del 28/04/2023 Sallaj)

    In linea di massima non è riconoscibile la continuazione tra il reato associativo e reati-fine salvo l'eccezionale ipotesi in cui risulti che, sin dall'ingresso nel sodalizio, il singolo abbia individuato in linea di massima specifici reati-fine che poi ha effettivamente commesso

Massime di principio

  • La continuazione (art. 81, comma 2) richiede la prova di un "disegno criminoso" unitario sin dal momento ideativo: non basta la mera reiterazione di reati o l'appartenenza a un sodalizio
  • I principali indici da valutare sono: prossimità temporale tra i fatti, omogeneità delle modalità, identità o prossimità del bene tutelato, causalità e contesto spazio-temporale; anche pochi indici significativi possono essere decisivi
  • Un consistente intervallo temporale tra i fatti è indizio logico contrario alla continuazione, salvo che esistano elementi che giustifichino una attuazione temporalmente frazionata di un unico progetto criminoso
  • Di regola non si riconosce la continuazione tra associazione mafiosa e reati-fine, salvo prova che sin dall'adesione il soggetto avesse individuato in linea generale specifici reati-fine da commettere
  • In sede di cassazione non è consentita la rinnovazione della valutazione di merito sui fatti: i motivi che chiedono una rivalutazione fattuale sono inammissibili se mirano a contestare la ricostruzione probatoria del giudice di merito

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