Cassazione Penale, Sentenza n. 3390/2023 del 26/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Palermo che aveva disposto il sequestro preventivo di euro 1.175,00 limitatamente alla somma rinvenuta nell'abitazione dell'indagato; il ricorso censurava (i) l'ammissibilità dell'appello proposto dal P.M. per presunta genericità dei motivi e carenza dei presupposti, (ii) l'insussistenza del nesso di strumentalità tra la somma sequestrata e i reati contestati (in particolare di associazione mafiosa), contestando la valutazione delle intercettazioni, l'assenza di elementi indiziari di condotte estorsive o intimidatorie, la mancata valutazione degli elementi difensivi (contratti, redditi, linea di credito) e l'omessa motivazione circa il periculum in mora
La decisione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per intervenuta rinuncia, attestate con atto del difensore pervenuto il 23 novembre 2022: il ricorrente era stato assolto dal GUP con sentenza del 21 ottobre 2022 (per non avere commesso il fatto e perché il fatto non sussisteva), per cui è venuto meno l'interesse alla decisione. Non è stata disposta condanna alle spese né pagamento in favore della Cassa per le ammende, poiché la sopravvenuta estinzione dell'interesse non configura soccombenza
Norme richiamate
art. 589 cod. proc. pen.
art. 589, comma 2, cod. proc. pen.
La rinuncia al ricorso da parte del difensore rende il ricorso inammissibile; la Corte dichiara l'inammissibilità ai sensi di questa norma
art. 591 cod. proc. pen.
art. 591, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.
Prevede l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto venir meno dell'interesse; utilizzata quale base normativa per la declaratoria di inammissibilità per rinuncia/assoluzione
art. 321 cod. proc. pen.
art. 321, comma 2, cod. proc. pen.
Norma richiamata nelle censure relative ai presupposti e alle condizioni di applicabilità del sequestro preventivo; nel ricorso si contestava la sua applicazione senza adeguata motivazione sul nesso con il reato associativo
art. 416 e art. 416-bis cod. pen.
art. 416, art. 416-bis cod. pen.
Rilevati quale capo di imputazione (associazione semplice e associazione mafiosa); la decisione di merito (assoluzione) ha determinato il venir meno dell'interesse del ricorrente al ricorso
art. 512-bis, 513-bis, 646, 648-ter cod. pen.
artt. 512-bis, 513-bis, 646, 648-ter cod. pen.
Reati indicati tra quelli contestati in ordine ai quali si era ritenuto utile verificare la pertinenzialità della somma sequestrata; citati nella narrativa delle censure
Massime di principio
- La rinuncia al ricorso intervenuta dopo una sentenza di assoluzione rende il ricorso inammissibile: quando viene meno l'interesse sostanziale alla decisione (per es. per assoluzione), la Corte deve dichiarare l'inammissibilità ai sensi degli artt. 589 e 591 c.p.p.
- La declaratoria di inammissibilità per rinuncia/sopravvenuto interesse non comporta necessariamente condanna alle spese o altra sanzione economica se non sussiste una situazione di soccombenza
- Nelle impugnazioni relative a provvedimenti di sequestro preventivo la parte che impugna deve indicare chiaramente i presupposti di ammissibilità dell'impugnazione e dimostrare il nesso di pertinenzialità tra la cosa sequestrata e il reato contestato; la mancanza di collegamento temporale o di elementi indiziari stringenti può indebolire la misura cautelare
- Le statuizioni di merito (es. assoluzioni nel giudizio di merito) possono rendere irrilevanti o privi di interesse i rimedi già proposti: in tali casi è prudente valutare l'opportunità di proseguire il gravame
- La difesa deve documentare e proporre elementi probatori idonei a spiegare la provenienza lecita di somme sequestrate (contratti, redditi, finanziamenti) e segnalare la distanza temporale tra fatti contestati e rinvenimento della somma come argomento di debolezza del nesso di pertinenzialità
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