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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1141/2022 del 13/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che confermava l'applicazione della misura di sicurezza della casa di lavoro per la durata di un anno, lamentando vizio della motivazione. Gueli sosteneva che il Tribunale non aveva valutato adeguatamente circostanze favorevoli: la riqualificazione della sua condotta associativa come mero partecipante e il ridimensionamento sanzionatorio nella revisione; la maturata consapevolezza e volontà di dissociazione e reinserimento (ammissione al lavoro esterno, disponibilità di alloggio presso struttura ecclesiastica a Parma, offerta lavorativa in zona estranea a logiche mafiose). Chiedeva quindi la riconsiderazione della misura non detentiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorrente non si sia confrontato con la dettagliata motivazione dell'ordinanza impugnata, la quale aveva esaminato le alternative alla misura detentiva e le aveva ritenute inadeguate per elementi che indicano la persistenza della pericolosità: lunga militanza in contesti associativi, legami non rinnegati con la criminalità organizzata, posizione significativa nel sodalizio (nella sentenza di revisione indicato come "iscritto al libro mastro del gruppo"), e rilievi disciplinari in carcere caratterizzati da atteggiamenti intimidatori verso personale sanitario e di polizia penitenziaria. Tali elementi sono stati ritenuti sintomatici di una personalità insofferente alle regole e di continuità con condotte estorsive pregresse. Le critiche del ricorrente sono state ricondotte a un sindacato sulla valutazione di merito, non ammissibile in questa sede. Per legge il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Decreto-Legge 28 ottobre 2020, n. 137

    art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    La disposizione è richiamata in tema di svolgimento dell'udienza (misure procedurali adottate nel periodo di vigenza del decreto). Non incide sul merito della decisione, ma certifica la regolarità del svolgimento dell'udienza ai sensi delle norme emergenziali.

Massime di principio

  • Per impugnare con successo una decisione che conferma una misura di sicurezza occorre confrontarsi specificamente e punto per punto con la motivazione del giudice, non limitandosi a riaffermare circostanze favorevoli già vagliate.
  • Quando la Corte di cassazione aveva annullato per carenza di motivazione su un punto (es. valutazione di misure non detentive), il giudice di rinvio deve fornire una motivazione congrua e specifica sulle alternative: la mancanza di questa non è sempre sussistente se il giudice ha effettivamente esaminato e motivato il rigetto delle alternative.
  • Elementi come lunga militanza in contesti organizzati, mantenimento di legami non rinnegati e rilevi disciplinari in detenzione possono essere ritenuti indici significativi della persistenza della pericolosità e della non idoneità di misure non detentive.
  • La semplice disponibilità di lavoro o di alloggio e la dichiarata volontà di reinserimento hanno valore attenuante solo se risultano concretamente rassicuranti rispetto ai segni di continuità criminale: devono prevalere sui fattori negativi che indicano rischio futuro.
  • Le doglianze che mirano a una rivalutazione meramente fattuale della decisione di merito sono inammissibili in Cassazione; la Corte valuta la correttezza logico-giuridica della motivazione, non la congruità delle valutazioni di fatto già motivate.
  • Ricorsi manifestamente infondati o che denotano colpa possono comportare, oltre alle spese processuali, la condanna al versamento alla Cassa delle Ammende.

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