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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43183/2024 del 27/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza di condanna per il reato contestato (art. 385 cod. pen.): 1) censurava la mancata motivazione sulla sussistenza dell'elemento psicologico, sostenendo che l'allontanamento dal domicilio fosse avvenuto solo con lieve scostamento dall'orario consentito; 2) contestava l'applicazione della recidiva reiterata, ritenendola non adeguatamente motivata in relazione all'accertamento della pericolosità; 3) lamentava che non fosse stata valutata la richiesta, formulata a suo dire, di applicazione delle pene sostitutive ex art. 20-bis cod. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto che la Corte d'appello avesse adeguatamente motivato la sussistenza del dolo, evidenziando che l'imputato aveva sottoscritto il provvedimento autorizzativo con indicazione degli orari e che era stato trovato per strada in orario antecedente a quello consentito. Sul secondo motivo ha ritenuto che la Corte territoriale avesse correttamente motivato l'applicazione della recidiva facoltativa richiamando i precedenti irrevocabili e l'incremento della capacità criminale. Sul terzo motivo ha constatato che la richiesta di pene sostitutive non era stata effettivamente formulata in udienza dal difensore e quindi non poteva essere rilevata come omissione del giudice. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 385 cod. pen.

    Riferito alla fattispecie di cui era accusato l'imputato; la Corte ha ritenuto che la condotta di allontanamento in orario non consentito dimostri la coscienza e volontà tipiche del reato contestato (elemento psicologico).

  • art. 20-bis cod. pen.

    Norma sulle pene sostitutive: la Corte ha rilevato che la misura alternativa non è stata effettivamente richiesta dal difensore in udienza, per cui non è stata omessa valutazione da parte del giudice.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese e l'applicazione di una somma alla Cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a versare euro tremila.

Massime di principio

  • La sottoscrizione di un provvedimento autorizzativo che indica espressamente orari di allontanamento costituisce parametro probatorio rilevante: l'allontanamento al di fuori degli orari autorizzati può costituire elemento univoco della coscienza e volontà del reato (dolo).
  • La Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice del merito per una nuova valutazione delle prove: le censure che, in realtà, mirano a rivalutare la prova o a proporre una diversa ricostruzione dei fatti sono inammissibili.
  • Per ottenere l'applicazione di pene sostitutive ex art. 20-bis è necessario che la difesa formuli espressa richiesta nelle sedi processuali competenti; la mera possibilità o la facoltà conferita dalla procura non sostituisce la richiesta effettiva.
  • Nell'applicazione della recidiva facoltativa il giudice deve motivare non solo l'esistenza di precedenti, ma anche perché la reiterazione dell'illecito costituisce indice di maggior pericolosità o accresciuta capacità criminale; tale valutazione, se adeguatamente motivata, è difficilmente sindacabile in Cassazione.
  • La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta conseguenze economiche (spese processuali e somme alla Cassa delle ammende) salvo motivi di esonero; pertanto, valutare attentamente la fondatezza e la specificità dei motivi prima di proporre il ricorso.

Testo integrale

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