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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7637/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente chiedeva la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione emesso in esecuzione della sentenza penale irrevocabile del 2 aprile 1997 per costruzione senza concessione edilizia. Ha dedotto: (i) preteso ne bis in idem rispetto a un precedente provvedimento del giudice dell'esecuzione che aveva individuato il Provveditorato alle Opere Pubbliche per la demolizione e l'asserita illegittimità dell'affidamento poi richiesto al Comune; (ii) violazione delle norme sugli appalti (affidamento con trattativa privata senza gara) e conseguente illegittimità della procedura di demolizione; (iii) mancata nomina del RUP e inosservanza delle norme sulla trasparenza amministrativa; (iv) violazione del principio di proporzionalità ex CEDU (art. 6 e 8), tenuto conto dell'età, dello stato di salute e delle risorse economiche della ricorrente; (v) violazione dell'art. 6 CEDU per l'inerzia della Procura nella esecuzione che sarebbe durata circa 25 anni, producendo affidamento.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili e/o manifestamente infondati i motivi sollevati: (i) nessuna preclusione processuale impediva alla Procura di adottare modalità di esecuzione diverse da quelle inizialmente indicate dal giudice dell'esecuzione e il ne bis in idem non si applica alle diverse modalità esecutive; (ii) le doglianze sul codice appalti e sull'affidamento diretto sono prive di interesse dell'imputata, poiché l'annullamento della procedura di affidamento non inciderebbe sull'ordine di demolizione né sulla sua obbligatorietà; (iii) la mancata nomina formale del RUP non ha prodotto interesse concreto della ricorrente nell'ambito dell'esecuzione, e la giurisprudenza individua comunque un RUP per relazione funzionale; (iv) il giudice dell'esecuzione ha valutato la proporzionalità e ha ritenuto non sussistenti elementi idonei a revocare l'ordine demolitorio, valorizzando il lungo tempo trascorso, la persistenza dell'illiceità e i precedenti di violazione dei sigilli; (v) il richiamo alla Corte EDU e alla durata dell'esecuzione non è convincente essendo i casi citati fattispecie diverse (risarcitorie), mentre la condannata avrebbe potuto ottemperare spontaneamente. Conseguenza: rigetto del ricorso e condanna alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 349 cod. pen.

    Norma relativa al reato contestato (edilizia abusiva/violazione dei sigilli): motivo della condanna che ha determinato l'ordine di demolizione.

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alla presunta illegittimità del mutamento delle modalità esecutive: la Corte ha ritenuto che l'inerzia del soggetto chiamato all'esecuzione legittima la Procura a procedere nelle forme di legge e che non esiste preclusione per modificare le modalità di esecuzione.

  • artt. 665 e ss. cod. proc. pen.

    Norme sull'esecuzione penale e sulle modalità della demolizione; utilizzate per inquadrare il procedimento esecutivo come giudizio allo stato degli atti.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Riferimento procedurale utilizzato nei motivi di ricorso; la Corte ha richiamato limiti di sindacato su questioni di diritto e motivazione.

  • d.P.R. n. 115 del 2002 (art. 31, 32, 61 e ss.)

    Norme citate in relazione agli obblighi amministrativi e alla figura del RUP; la Corte ha ritenuto che la mancata nomina formale del RUP non configuri automaticamente interesse della ricorrente nell'esecuzione.

  • Costituzione (art. 97, art. 117, art. 111)

    Richiami costituzionali sono stati valutati ma la Corte ha ritenuto non fondate le doglianze o richiamato limiti di sindacato conformemente a giurisprudenza di legittimità.

  • Direttive comunitarie 2004/18/CE e 2004/17/CE

    Richiamate a supporto delle doglianze sul codice degli appalti; la Corte ha ritenuto la questione di interesse non attuale per il destinatario dell'ordine di demolizione.

  • d.lgs. 50/2016 (artt. 1-5, art. 31)

    Norme sul codice degli appalti: la Corte ha affermato che eventuali vizi della procedura di affidamento non incidono sull'ordine di demolizione e che la ricorrente non ha interesse concreto a impugnare tali aspetti nell'esecuzione.

  • d.P.R. n. 380 del 2001 (art. 41)

    Richiamo alle norme urbanistiche e sulle possibilità di sanatoria; la Corte rileva che le ipotesi di sanatoria sono tassative e non risultano applicate nel caso.

  • Legge n. 241/1990 (artt. 5, 6, 6-bis)

    Richiamata in relazione ai principi di trasparenza e partecipazione; la Corte ha ritenuto insussistente l'interesse della ricorrente a far valere tali profili nel giudizio esecutivo.

  • Cedu (art. 6 par. 1 e art. 8)

    Il giudice ha valutato le pretese di violazione di accesso a un giusto processo e di rispetto della vita privata e familiare; ha applicato il principio di proporzionalità alla luce della giurisprudenza (Ivanova, Cherkezov, Kaminskas) ma ha ritenuto che, nel caso concreto, non emergano elementi tali da vietare o sospendere l'esecuzione.

  • Giurisprudenza della Corte EDU (Ivanova e Cherkezov; Kaminskas)

    Richiamata per il principio di proporzionalità: la Corte di legittimità ha applicato tali parametri ma ha valutato che, dato il lungo periodo e la condotta della ricorrente, la revoca non era giustificata.

  • Sez. U, n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo) e Sez. 3, n.27167 del 25/03/2021 (Rendina)

    Precedenti di legittimità citati come orientamento consolidato: confermano che il destinatario dell'ordine di demolizione non ha interesse concreto a discutere la legittimità delle procedure di affidamento e che l'annullamento di tali procedure non impedirebbe l'esecuzione.

Massime di principio

  • Il ne bis in idem non opera per contestare solo le modalità esecutive di un provvedimento giudiziario: modificare l'esecuzione non equivale a ripetere il procedimento sostanziale già deciso.
  • Il destinatario di un ordine di demolizione ha scarso o nessun interesse a impugnare l'affidamento dei lavori (procedura di gara o trattativa privata): l'eventuale annullamento dell'affidamento non elimina l'obbligo di ottemperare all'ordine di demolizione.
  • La mancata nomina formale del RUP o vizi formali nella procedura di affidamento, di norma, non conferiscono legittimazione attiva al condannato nell'azione esecutiva; eventuali profili economici possono essere discussi nelle opposizioni al decreto di liquidazione delle spese.
  • Ai fini del bilanciamento ex CEDU (proporzionalità), elementi come età, malattia e povertà devono essere concretamente documentati e valutati insieme alla durata dell'abuso e alla possibilità di sanatoria; la sussistenza di un lungo periodo di illiceità e la possibilità di ottemperanza spontanea incidono negativamente sull'istanza di sospensione.
  • La dilatazione temporale dell'esecuzione può integrare una violazione dell'art. 6 CEDU in casi di inerzia statale nell'adempimento di obbligazioni pecuniarie o analoghe, ma non quando il soggetto condannato avrebbe potuto adempiere spontaneamente e non l'ha fatto.
  • Chi intenda contestare profili di economicità o correttezza dell'affidamento esecutivo dispone di rimedi specifici (es. opposizione al decreto di liquidazione delle spese) o di azioni rivolte a concorrenti eventualmente pregiudicati, non dell'ordinario ricorso del destinatario dell'ordine di demolizione.

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