Sentenza del 17/05/2017 n. 12316 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L’Agenzia delle Entrate contestava la donazione del terreno edificabile alla moglie e ai figli, seguita dopo circa tre mesi dalla vendita dello stesso terreno a una società. Secondo l’Amministrazione, la donazione costituiva un’operazione elusiva e un’interposizione dei familiari, finalizzata a sottrarre a G.M. la plusvalenza derivante dalla vendita e a ridurre o azzerare l’imposizione fiscale. L’accertamento era fondato sul D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3, oltre che sul principio di divieto dell’abuso del diritto.
La decisione
La Commissione tributaria provinciale aveva accolto il ricorso di G.M. e la Commissione tributaria regionale aveva confermato tale decisione. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ritenendo corretta la valutazione dei giudici di merito: la donazione non risultava simulata, i donatari avevano effettivamente incassato il prezzo della vendita e non vi erano prove, neppure indiziarie, di una retrocessione delle somme a G.M. La sola vicinanza temporale tra donazione e vendita non era sufficiente a dimostrare l’elusione. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37, comma 3
Disciplina l’ipotesi di divergenza tra il titolare apparente e il titolare effettivo del reddito.
La norma si applica sia all’interposizione fittizia, basata su un accordo simulato, sia all’interposizione reale, realizzata mediante operazioni effettive ma utilizzate con finalità elusive. Tuttavia, nel caso concreto, non è stata provata né la simulazione della donazione né l’effettiva attribuzione a G.M. del ricavato della vendita.
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37-bis
Prevede la disciplina antielusiva generale, inclusi specifici obblighi probatori e procedimentali.
In caso di interposizione reale con finalità antielusive, trovano applicazione le garanzie probatorie e procedimentali previste dalla disciplina antielusiva generale, compreso il contraddittorio preventivo.
Art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c.
Riguarda, rispettivamente, la violazione o falsa applicazione di legge e l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione.
I due motivi di ricorso dell’Agenzia, relativi alla violazione della disciplina antielusiva e al vizio di motivazione, sono stati ritenuti infondati.
Massime di principio
- Una donazione seguita in tempi ravvicinati dalla vendita del bene non dimostra automaticamente una simulazione o un abuso del diritto: occorrono ulteriori elementi concreti e concordanti.
- Per imputare al donante la plusvalenza realizzata formalmente dai donatari, l’Amministrazione deve provare che il donante fosse il titolare effettivo del reddito oppure che l’operazione fosse interposta con finalità elusive.
- La prova dell’effettivo incasso del prezzo da parte dei donatari e l’assenza di prove di retrocessione delle somme al donante possono escludere l’interposizione fittizia.
- La mera successione temporale di più atti negoziali, senza ulteriori elementi quali flussi finanziari anomali, accordi simulatori o vantaggi fiscali privi di valide ragioni, non è sufficiente per fondare un accertamento.
- Quando l’Amministrazione sostiene un’interposizione reale con finalità antielusive, deve rispettare la disciplina procedimentale e probatoria prevista per l’abuso del diritto, incluso il contraddittorio preventivo ove applicabile.
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