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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39795/2023 del 02/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale di Verona che non aveva convalidato l'arresto in flagranza eseguito dai Carabinieri nei confronti di Chen Shouyin, ritenendo ingiustificata la misura poiché non erano emerse dalla parte applicante la gravità del fatto né la pericolosità dell'indagato. L'arresto era stato effettuato perché l'indagato, privo di permesso di soggiorno, aveva attestato falsamente la propria identità esibendo una tessera sanitaria intestata a GAO Rongjie (fattispecie ex art. 495 c.p.). Il Pubblico Ministero ha impugnato sostenendo che il giudice della convalida ha erroneamente rivalutato i fatti oltre la verifica di ragionevolezza basata sulle circostanze note alla polizia giudiziaria al momento dell'arresto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero: ha ritenuto che il Tribunale di Verona ha applicato criteri errati nella verifica di legittimità dell'arresto in flagranza, sostituendo la propria valutazione a quella ragionevole della polizia giudiziaria. La Corte ha rilevato che al momento dell'intervento risultavano elementi formali e sostanziali (falsa attestazione di generalità, esibizione di documenti non propri, provvedimento di rintraccio e irregolarità sul territorio) che giustificavano l'arresto facoltativo. Ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e trasmesso gli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Verona.

Norme richiamate

  • art. 495 cod. pen.

    La condotta di attestare false generalità mediante esibizione di documenti non propri integra la fattispecie di reato richiamata e costituisce fatto grave per valutare l'arresto in flagranza.

  • art. 381 cod. proc. pen.

    Il controllo di legittimità in sede di convalida dell'arresto è limitato alla verifica ex ante della sussistenza delle condizioni che hanno legittimato l'adozione della misura, sulla base delle circostanze note alla polizia giudiziaria al momento dell'arresto.

  • Orientamento giurisprudenziale della Cassazione (Sezioni indicate)

    Sez. 3, n. 37861 del 17/06/2014; Sez. 3, n. 2454 del 20/11/2007; Sez. 3, n. 15137 del 15/02/2019; Sez. 6 n. 7470 del 26/01/2017; Sez. 5 n. 1815 del 26/10/2015; Sez. 5, n. 10916 del 12/01/2012; Sez. 6, n. 24679 del 11/07/2006

    La giurisprudenza consolidata stabilisce che il giudice della convalida non deve svolgere indagini ulteriori né rivalutare compiutamente la gravità indiziaria o le esigenze cautelari; il suo esame è di mera ragionevolezza in riferimento alla situazione conosciuta dalla polizia giudiziaria al momento dell'arresto. Inoltre, per l'arresto facoltativo in flagranza è sufficiente la presenza almeno di uno dei parametri: gravità del fatto o pericolosità del soggetto.

Massime di principio

  • In sede di convalida dell'arresto il giudice deve limitarsi a una verifica ex ante di ragionevolezza basata esclusivamente sulle informazioni disponibili alla polizia giudiziaria al momento dell'intervento; non sono ammessi controlli approfonditi o nuove indagini.
  • Per l'arresto facoltativo in flagranza è sufficiente la presenza della gravità del fatto oppure della pericolosità dell'indagato; non è necessario che ricorrano entrambe le condizioni contemporaneamente.
  • L'esibizione di documenti altrui o la falsa attestazione di generalità costituiscono elementi che, da soli, possono giustificare la ragionevolezza dell'arresto in flagranza.
  • L'incensuratezza dell'indagato non invalida automaticamente la legittimità dell'arresto; il giudice della convalida deve dimostrare l'irrilevanza o l'irragionevolezza dell'apprezzamento operato dalla polizia giudiziaria per annullare la convalida.
  • Quando il ricorso riguarda la verifica di una fase definitivamente esaurita (controllo sulla correttezza dell'operato della polizia giudiziaria), la Cassazione può annullare senza rinvio il provvedimento impugnato e rimandare gli atti al pubblico ministero competente.

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