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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5265/2025 del 10/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero ha impugnato l'ordinanza del GIP che, in sede di opposizione dell'indagato alla richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto, ha respinto la richiesta di archiviazione e ordinato la formulazione dell'imputazione coatta. Il PM deduceva l'abnormità del provvedimento sostenendo che l'opposizione dell'indagato non può fondarsi sulla volontà di accedere a riti/strumenti alternativi (es. messa alla prova) al fine di ottenere l'estinzione del reato, e che il giudice poteva solo archiviare o restituire gli atti per ulteriori indagini o per la formulazione dell'imputazione se il fatto non fosse tenue; pertanto il provvedimento impugnato sarebbe estraneo al sistema e paralizzante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero. Ha ritenuto che l'ordinanza del GIP non sia abnorme: l'art. 411 comma 1-bis cod. proc. pen. consente all'indagato, nell'opporre all'archiviazione per tenuità, di indicare le "ragioni del dissenso" che possono includere l'interesse a una definizione più favorevole del procedimento (ad es. messa alla prova) soprattutto per evitare iscrizione nel casellario giudiziale. Il GIP ha legittimamente utilizzato lo strumento dell'imputazione coatta (art. 409, comma 5) quando non accoglie la richiesta di archiviazione, per consentire al difensore di chiedere la messa alla prova e permettere l'esercizio del diritto dell'indagato. La Corte ha altresì escluso che l'ordinanza determini una regressione o la paralisi del procedimento; l'atto è funzionale e rientra nei casi consentiti dalla legge. Conseguentemente il ricorso è infondato e respinto.

Norme richiamate

  • art. 411 comma 1-bis cod. proc. pen.

    "[...] Se l'archiviazione è richiesta per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta. Li."

    La Corte interpreta la disposizione come apertura a che l'opposizione dell'indagato esprima un interesse a ottenere una decisione più favorevole dell'archiviazione per tenuità (es. estinzione del reato tramite riti alternativi), anche per evitare l'iscrizione nel casellario giudiziale.

  • art. 409 comma 5 cod. proc. pen.

    "[...]il giudice, quando non accoglie la richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l'imputazione. [...]"

    Il potere del GIP di ordinare la formulazione dell'imputazione si applica ogniqualvolta il giudice non accolga la richiesta di archiviazione; la Corte valuta tale ordine idoneo e necessario, nel caso concreto, a consentire la valutazione e l'accesso a strumenti di definizione favorevoli al reo (es. messa alla prova).

  • art. 131-bis cod. pen.

    Norma relativa all'archiviazione per particolare tenuità del fatto: la Corte richiama che tale archiviazione è iscritta nel casellario giudiziale (con limitazioni nelle certificazioni), motivo per cui l'indagato può avere interesse concreto a chiedere una diversa definizione estintiva del reato.

  • art. 410 cod. proc. pen.

    Riferimento ai requisiti di concretezza e pertinenza richiesti per l'opposizione della persona offesa (e, per analogia/riferimento, per la parte che oppone in senso di dissenso), che devono essere osservati anche dall'indagato quando deduce cause di estinzione o difesa di merito.

  • Sez. U. n. 26 del 24/11/1999 (Magnani)

    Giurisprudenza che definisce il concetto di atto abnorme: atto estraneo al sistema processuale per singolarità o che, pur previsto, agisca al di là dei casi consentiti causando stasi o impossibilità di proseguire il procedimento. La Corte applica questo principio per escludere l'abnormità dell'ordinanza impugnata.

  • S.U. n. 38954 del 30/05/2019 (PM c. De Martino)

    Richiamata per il principio che l'archiviazione per particolare tenuità del fatto viene iscritta nel casellario giudiziale; ciò giustifica l'interesse dell'indagato a percorsi alternativi che portino all'estinzione del reato.

  • Sez.3, n. 14740 del 19/12/2019 (Terzo)

    Sentenza richiamata per affermare che l'opposizione deve avere requisiti di concretezza; tuttavia non esclude in astratto che l'indagato possa far valere cause estintive o richiedere percorsi alternativi in sede di opposizione, se vi è interesse effettivo e concreto.

Massime di principio

  • L'opposizione dell'indagato alla richiesta di archiviazione per speciale tenuità può legittimamente mirare a ottenere una definizione più favorevole (es. messa alla prova o altra causa estintiva) se l'interesse è concreto e non meramente potenziale.
  • Il GIP, quando non accoglie la richiesta di archiviazione, può ordinare la formulazione dell'imputazione (art. 409, comma 5) anche per consentire l'accesso a strumenti che possono condurre all'estinzione del reato; tale ordinanza non è di per sé "abnorme" né comporta necessariamente una regressione o paralisi del procedimento.
  • Per contestare l'ammissibilità dell'opposizione dell'indagato occorre valutare la concretezza e l'effettività dell'interesse dichiarato (non è sufficiente una mera manifestazione di intenti futura e potestativa).
  • La presenza di possibili effetti sul casellario giudiziale (iscrizione in caso di archiviazione per tenuità) giustifica l'interesse dell'indagato a percorsi alternativi che determinino l'estinzione del reato.
  • La nozione di atto abnorme richiede una valutazione rigorosa: non è abnorme un provvedimento che rientri nell'ambito dei poteri legalmente attribuiti al giudice, salvo che non ecceda ragionevolmente i limiti previsti e determini la paralisi del procedimento.

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