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Sentenza

Sentenza n. 6426/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna (Sezione Prima) n. 920/2023.

Giustizia amministrativa202405127

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Ordinanza comunale di demolizione di un manufatto edilizio abusivo in zona agricola

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti hanno chiesto la riforma della sentenza del TAR Sardegna che aveva respinto il ricorso contro l’ordinanza di demolizione n. 54 del 19 settembre 2017. Hanno dedotto l’incompetenza del dirigente comunale, il difetto di istruttoria e di motivazione, anche in ragione del tempo trascorso dalla realizzazione dell’opera, l’omessa rivalutazione della situazione urbanistica, la mancata allegazione di planimetrie, la violazione delle garanzie partecipative, l’insussistenza dei presupposti dell’abuso, la disparità di trattamento rispetto agli immobili limitrofi, l’erronea qualificazione dell’ordine di demolizione come provvedimento vincolato e l’erroneità della motivazione per relationem. Il manufatto, delle dimensioni di circa 8 x 10 metri, era stato realizzato senza titolo edilizio. Dopo l’annullamento di una precedente ordinanza di demolizione per mancata definizione dell’istanza di sanatoria, il Comune aveva adottato un diniego definitivo di accertamento di conformità, non impugnato, e successivamente il nuovo ordine di demolizione. Il Comune ha eccepito l’inammissibilità delle censure dirette contro l’abusività dell’opera, in ragione del consolidamento del diniego di sanatoria, e ha sostenuto la natura vincolata dell’ordine demolitorio, la completezza dell’istruttoria e l’irrilevanza del decorso del tempo.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello. Ha dichiarato in parte inammissibili le censure con cui gli appellanti intendevano rimettere in discussione l’abusività dell’opera, poiché il diniego definitivo di accertamento di conformità non era stato impugnato e si era consolidato; l’ordine di demolizione costituiva atto consequenziale. Ha ritenuto infondata la censura relativa al decorso del tempo, poiché l’ordine di demolizione è un atto vincolato, non soggetto a termini decadenziali e non inficiato dal mero trascorrere del tempo in assenza di un affidamento qualificato, nella specie escluso anche dalla pendenza delle istanze di sanatoria e dal contenzioso. Ha ritenuto sufficientemente individuato e motivato l’abuso mediante l’indicazione delle dimensioni, della tipologia costruttiva, della localizzazione catastale e urbanistica e delle norme violate, senza necessità di allegare planimetrie o di precisare nell’ordinanza l’area eventualmente acquisibile. Ha escluso la necessità di una motivazione ulteriore sull’interesse pubblico, coincidente in re ipsa con il ripristino della legalità violata. La mancata comunicazione di avvio è stata esclusa in fatto, poiché l’avviso era stato inviato, sebbene non ritirato per compiuta giacenza; comunque, la natura vincolata del potere repressivo edilizio escludeva la necessità del contraddittorio procedimentale e non risultava una concreta lesione difensiva. È stata respinta anche la censura relativa all’estraneità dei proprietari, i quali avevano partecipato alla vicenda presentando istanze di sanatoria e non avevano dimostrato la totale estraneità all’abuso. Infine, la mancata inclusione dell’area in un piano di risanamento e la disparità rispetto agli immobili limitrofi non sono state ritenute idonee a incidere sulla legittimità della demolizione, trattandosi di scelte pianificatorie ampiamente discrezionali e dovendosi valutare l’abusività secondo la disciplina vigente al momento della realizzazione e la mancata sanatoria. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Richiamato quale disposizione relativa al preavviso di diniego nell’ambito del procedimento di accertamento di conformità.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    L’individuazione dell’area da acquisire non costituisce elemento essenziale dell’ordinanza di demolizione, ma rileva nella successiva fase di accertamento dell’inottemperanza.

  • l. 241/1990

    Le garanzie partecipative non sono necessarie, secondo la decisione, nell’esercizio del potere repressivo edilizio vincolato, salvo una concreta lesione del diritto di difesa.

Massime di principio

  • Il diniego definitivo di accertamento di conformità non impugnato si consolida e preclude la successiva contestazione dei suoi presupposti mediante l’impugnazione dell’ordine di demolizione, che ne costituisce atto consequenziale.
  • L’ordine di demolizione di un abuso edilizio è un provvedimento vincolato e doveroso, non soggetto a termini decadenziali; il mero decorso del tempo non ne determina l’illegittimità in assenza di un affidamento qualificato meritevole di tutela.
  • L’ordine di demolizione è sufficientemente motivato quando identifica l’immobile e descrive l’abuso mediante dati dimensionali, tipologia costruttiva, ubicazione catastale e urbanistica e norme violate; non è necessaria l’allegazione di elaborati planimetrici né l’indicazione dell’area eventualmente acquisibile, che può essere determinata nella fase successiva di accertamento dell’inottemperanza.
  • Nell’adozione di un ordine di demolizione, l’interesse pubblico alla rimozione dell’abuso è intrinseco e coincide con il ripristino della legalità urbanistico-edilizia, sicché non occorre una motivazione ulteriore riferita a specifiche ragioni di interesse pubblico.
  • La repressione di un abuso edilizio, in quanto esercizio di potere vincolato, non richiede di regola la comunicazione di avvio del procedimento e il contraddittorio procedimentale; in ogni caso, il vizio non rileva in assenza di una concreta lesione delle facoltà difensive.
  • La successiva urbanizzazione dell’area, la presenza di edifici limitrofi o la mancata inclusione in un piano di risanamento non incidono sulla legittimità dell’ordine di demolizione quando l’opera era abusiva al momento della realizzazione e non è stata validamente sanata.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiAutotutela decisoriaPartecipazione procedimentaleLegittimo affidamentoDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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