Cassazione Penale, Ordinanza n. 23169/2026 del 23/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La Corte di appello di Bologna aveva confermato la condanna per furto in abitazione. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione deducendo: 1) nullità della sentenza e vizio di motivazione per avere i giudici di merito qualificato il fatto come furto in abitazione anziché come furto semplice, sostenendo che la bicicletta si trovasse in un'area non idonea a integrare l'abitazione; 2) violazione dell'art. 56 c.p. e vizio di motivazione per la mancata qualificazione del fatto come tentato furto, assumendo che l'azione fosse sempre rimasta sotto il controllo della persona offesa e quindi interrompibile in ogni momento; 3) censura sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, contestando la valutazione negativa della Corte territoriale e sostenendo che avesse collaborato, avesse fornito le proprie generalità e non avesse opposto resistenza all'arresto, oltre a richiamare il percorso intrapreso presso il Sert di Cesena e il contesto cautelare.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, perché la bicicletta era collocata nel cortile interno dell'abitazione e il fatto che il cortile fosse aperto non implicava il libero ingresso di chiunque senza autorizzazione. Ha giudicato generico il secondo motivo, perché non si confrontava con la motivazione decisiva della sentenza impugnata, che aveva affermato la consumazione del furto quando la persona offesa si era affacciata dalla finestra e aveva visto la bicicletta ormai fuori dal cortile e l'imputato in procinto di entrare con essa nell'esercizio commerciale dopo aver forzato la porta di vetro. Ha ritenuto manifestamente infondato anche il terzo motivo, osservando che la Corte territoriale aveva congruamente escluso la collaborazione processualmente rilevante e che l'uso di sostanze stupefacenti non poteva costituire giustificazione, trattandosi di uno stato di alterazione volontariamente determinato; inoltre il percorso presso il Sert non giustificava una diversa valutazione, essendo stato già considerato nel bilanciamento cautelare e avendo l'imputato tenuto condotte che avevano imposto l'aggravamento della misura fino alla custodia in carcere. È stata inoltre disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 56 c.p.
richiamato dal ricorrente per sostenere che il fatto dovesse essere qualificato come tentativo anziché come reato consumato; la Corte ha escluso la fondatezza della censura perché il furto risultava già consumato in base alla ricostruzione fattuale.
Massime di principio
- Nel furto in abitazione, rileva la presenza della cosa sottratta in un'area riferibile all'abitazione e non l'apertura o meno del varco di accesso in senso materiale; l'apertura del cortile non vale di per sé a rendere l'accesso libero e autorizzato a chiunque.
- La configurabilità del tentativo va esclusa quando la sottrazione risulti già perfezionata secondo la ricostruzione fattuale del giudice di merito, specie se il bene è già stato portato fuori dal luogo di appartenenza e l'agente stia proseguendo l'azione verso un diverso luogo di immediata disponibilità.
- Nel ricorso per cassazione il motivo è generico quando non si confronta con la ratio decisiva della motivazione impugnata e si limita a riproporre una diversa lettura dei fatti.
- Le attenuanti generiche possono essere negate quando il giudice di merito escluda elementi di positiva collaborazione o di meritevolezza del comportamento processuale; la mera indicazione delle generalità o la mancata resistenza all'arresto non equivalgono, di per sé, a collaborazione significativa.
- Lo stato di alterazione da sostanze stupefacenti non costituisce, di per sé, una giustificazione o un elemento automaticamente favorevole al trattamento sanzionatorio quando sia stato volontariamente determinato dall'imputato.
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