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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27294/2026 del 20/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblico ministero)

La controversia

Nel corso di un procedimento definito con rito direttissimo e poi con rito abbreviato, un imputato era stato arrestato in flagranza insieme a un concorrente separatamente giudicato, perché trovato in possesso di un panetto di sostanza verosimilmente hashish, di una dose di hashish e di una dose di cocaina, ritenute destinate alla cessione. Il Tribunale aveva però assolto l'imputato perché non era stata raggiunta la prova della natura stupefacente della sostanza sequestrata, in mancanza anche di narcotest, pur convalidando l'arresto, applicando gli arresti domiciliari e disponendo poi confisca e distruzione della presunta sostanza. Il pubblico ministero ha ricorso per cassazione deducendo violazione di legge per non avere il giudice attivato i poteri istruttori officiosi ex art. 441, comma 5, c.p.p., necessari ad acquisire la prova sulla natura della sostanza sequestrata.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso del pubblico ministero. Ha affermato che, nel rito abbreviato, il giudice ha il dovere di acquisire d'ufficio i mezzi di prova indispensabili per la decisione, specie quando una carenza probatoria incide in modo determinante sull'esito del giudizio, purché non venga ampliato il thema probandum oltre il materiale già delineato dalle parti. Nel caso concreto, trattandosi della verifica della natura stupefacente di sostanza già sequestrata e compiutamente descritta, il giudice avrebbe dovuto esercitare il potere di integrazione probatoria. La sentenza assolutoria è stata quindi annullata con rinvio al Tribunale di Ferrara in diversa persona fisica per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    richiamato solo per descrivere il concorso nel reato contestato

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    norma incriminatrice contestata per detenzione di stupefacente destinato alla cessione, in forma di lieve entità

  • art. 441, comma 5, c.p.p.

    attribuisce al giudice del rito abbreviato il potere-dovere di integrare d'ufficio la prova indispensabile per la decisione

  • art. 507 c.p.p.

    richiamato in parallelo all'art. 441, comma 5, c.p.p. come potere officioso di acquisizione probatoria nel rito ordinario

  • art. 530, comma 2, c.p.p.

    norma applicata dal giudice di merito per l'assoluzione per insufficienza o mancanza di prova

  • art. 192 c.p.p.

    non citato espressamente nel testo

Massime di principio

  • Nel rito abbreviato il giudice ha il dovere di attivare i poteri officiosi di integrazione probatoria quando la prova mancante è indispensabile ai fini della decisione.
  • L'omesso esercizio del potere di acquisire d'ufficio una prova decisiva integra violazione di legge quando la carenza probatoria riguarda un elemento centrale del fatto contestato.
  • Il limite al potere officioso è l'intangibilità del thema probandum: il giudice non può esplorare fatti nuovi o estranei al materiale accusatorio, ma può e deve integrare la prova su un fatto già compiutamente delineato.
  • In materia di stupefacenti, se la natura della sostanza sequestrata è elemento decisivo e il quadro fattuale è già definito, il giudice non può assolvere per difetto di prova senza prima valutare l'acquisizione degli accertamenti tecnici necessari.

Come è indicizzato

MaterieRiti alternativiSpaccio
RamiProcesso penaleStupefacenti
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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