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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40700/2023 del 05/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello confermativa della condanna per il reato di cui all'art. 334 c.p., contestando: (i) un presunto travisamento della prova relativo all'annotazione di servizio del 23/05/2019 e al rapporto tra fermo e mezzo oggetto del procedimento; (ii) la valutazione del suo presunto disinteresse rispetto al destino del veicolo di cui era custode; (iii) la mancata riqualificazione del fatto ex art. 335 c.p. in assenza di dolo; (iv) l'omessa valutazione della richiesta di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi dell'art. 56‑quater, introdotto dal d.lgs. n. 150/2022, con rateizzazione per difficoltà economiche (reddito di cittadinanza, gratuito patrocinio). Si aggiungono fatti processuali significativi: il mezzo era stato sequestrato il 17/04/2014 per assenza di copertura assicurativa, confiscato con notifica del 10/12/2018; il ricorrente era stato nominato custode e, a seguito di contatto telefonico con gli operanti, aveva dichiarato che avrebbe provveduto alla consegna ma non vi ha poi ottemperato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi tre motivi come manifestamente infondati, ritenendo corretta la valutazione di merito secondo cui Giglio, nominato custode del mezzo sequestrato e poi confiscato, ha volontariamente favorito la dispersione del veicolo omettendo la restituzione nonostante l'obbligo derivante dal verbale di sequestro e l'impegno telefonico. È stata esclusa la riqualificazione ex art. 335 c.p. per mancanza di elementi che escludano il dolo. Tuttavia, la Corte ha accolto l'ultimo motivo: ha rilevato che la Corte d'appello non ha esaminato né motivato la richiesta di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi dell'art. 56‑quater L. n. 689/1981 (come modificato dal d.lgs. n. 150/2022) e ha annullato la sentenza limitatamente a questa omissione, rinviando per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano. Per il resto il ricorso è dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 334 cod. pen.

    Ritenuto applicabile perché il custode che, pur avendo la disponibilità materiale o di fatto del bene sequestrato/confiscato, omette di restituirlo e favorisce la sua dispersione, agisce con dolo rispetto ai doveri di custodia e alle finalità pubblicistiche del vincolo di intangibilità

  • art. 335 cod. pen.

    Non applicata: la Corte ha escluso che la fattispecie alternativa (mancanza di dolo) fosse configurabile, avendo trovato elementi che dimostrano la consapevolezza e la volontà del ricorrente di agire in violazione dei doveri di custodia

  • art. 56-quater, L. 24 novembre 1981, n. 689

    non puo' essere inferiore a 5 euro e superiore a 2.500 euro

    La norma, come modificata dal d.lgs. n. 150/2022 e tenendo conto dell'indirizzo della Corte costituzionale (Corte cost. n. 28/2022), va interpretata in senso funzionale al principio di proporzionalità rispetto alla capacità economica del condannato; la Corte d'appello deve valutare oggettivamente e soggettivamente la sostituibilità della pena detentiva con la pena pecuniaria e la concreta probabilità di adempimento delle prescrizioni

  • d.lgs. n. 150 del 2022

    Ha introdotto modifiche all'art. 56-quater favorendo una più ampia valutazione della sostituibilità della pena detentiva con quella pecuniaria, in linea con i criteri di proporzionalità e di uguaglianza sostanziale richiamati dalla Corte costituzionale

  • Corte costituzionale, sent. n. 28 del 1 febbraio 2022

    Richiamata per motivare l'esigenza di evitare che la sostituzione pecuniaria diventi un privilegio per i soli condannati abbienti e per giustificare l'ampliamento della valutazione della sostituibilità in base alla capacità economica

  • art. 3 Cost.

    Principio di uguaglianza usato come parametro costituzionale per valutare che la sostituzione della pena non si traduca in un privilegio per i soli abbienti

Massime di principio

  • Se un soggetto è nominato custode di un bene sequestrato/confiscato e manifesta la volontà di consegnarlo ma poi non lo fa e favorisce la dispersione, può configurarsi il reato di cui all'art. 334 c.p. anche se non è rinvenuto a bordo del mezzo in un momento successivo: rilevano la disponibilità effettiva e la volontà di violare i doveri di custodia
  • La detenzione del ricorrente in un periodo precedente alla sottrazione materiale del bene non esclude automaticamente la responsabilità se esistono altri elementi che dimostrano la sua capacità di disporre del bene o la sua condotta successiva (impegni non rispettati, contatti con la polizia giudiziaria, ecc.)
  • La riqualificazione del fatto ex art. 335 c.p. richiede elementi che giustifichino l'esclusione del dolo; l'assenza di prova che il veicolo fermato sia esattamente quello affidato non è di per sé sufficiente se emergono altri indizi di comportamento doloso del custode
  • Le richieste di sostituzione della pena detentiva con pena pecuniaria ai sensi dell'art. 56‑quater devono essere esaminate e motivate espressamente dal giudice di merito: l'omessa valutazione costituisce motivo di annullamento e rinvio
  • Nella valutazione della sostituibilità della pena il giudice deve compiere un'apprezzamento sia oggettivo (reali condizioni economiche, concreta entità della pena pecuniaria giornaliera) sia soggettivo (probabilità di adempimento, esigenze di proporzionalità), alla luce dei principi costituzionali richiamati dalla giurisprudenza costituzionale

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