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Sentenza

Sentenza del 09/08/2016 n. 16702 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società contestava il diniego del rimborso IVA, sostenendo che l’adesione al condono tombale previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, impedisse all’Amministrazione finanziaria di accertare l’inesistenza del credito e imponesse il rimborso dichiarato. Contestava inoltre l’interpretazione dell’Agenzia delle entrate e la valutazione delle presunzioni relative alla fittizietà degli acquisti di beni strumentali dalla V. s.r.l., nonché la motivazione della sentenza regionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo e dichiarato assorbiti gli altri. Ha ritenuto che il condono non impedisse all’Amministrazione di verificare l’effettiva esistenza dei crediti IVA e di negare il rimborso quando derivassero da operazioni inesistenti. Il condono incide sui debiti tributari, ma non consolida automaticamente i crediti vantati dal contribuente. Nel caso concreto, gli elementi raccolti — acquisti di beni strumentali di valore elevato da una società operante in un settore non coerente, mancata evidenza dell’acquisizione dei beni da parte della cedente, anomale variazioni delle immobilizzazioni e regolarizzazione contabile di attività o passività fittizie — erano stati ritenuti presunzioni gravi, precise e concordanti. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali, liquidate in 13.500 euro oltre spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • Legge n. 289 del 2002, art. 9, commi 9 e 10

    La definizione automatica non modifica l'importo degli eventuali rimborsi e crediti derivanti dalle dichiarazioni presentate ai fini [...] dell'imposta sul valore aggiunto; il perfezionamento della procedura [...] comporta la preclusione [...] di ogni accertamento tributario.

    La norma non impedisce all’Amministrazione di verificare l’esistenza del credito IVA e di contestare un rimborso infondato. La preclusione riguarda l’accertamento dei debiti tributari, non l’accertamento dell’inesistenza dei crediti chiesti a rimborso.

  • Legge n. 289 del 2002, art. 14

    Regolarizzazione delle scritture contabili.

    La possibilità di eliminare attività o passività fittizie o inesistenti dalle scritture contabili può costituire, insieme ad altri elementi, un indizio della non genuinità delle poste contabili.

  • Sesta direttiva IVA 77/388/CEE, artt. 2 e 22

    Il condono IVA previsto dalla normativa nazionale è stato ritenuto incompatibile con l’ordinamento unionale nella misura in cui impedisca controlli e accertamenti necessari a garantire la corretta riscossione dell’IVA.

  • Trattato della Comunità Europea, art. 10

    Impone agli Stati membri obblighi di leale cooperazione e di effettiva tutela delle risorse proprie dell’Unione, ostacolando misure nazionali che rendano sostanzialmente inefficace il controllo sull’IVA.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3 e 5

    Disciplina i motivi di ricorso per cassazione relativi alla violazione di legge e ai vizi della motivazione. Il motivo concernente il vizio motivazionale è stato inoltre ritenuto inammissibile per mancanza del necessario momento di sintesi.

Massime di principio

  • L’adesione a un condono fiscale normalmente definisce o riduce i debiti tributari, ma non attribuisce automaticamente validità ai crediti d’imposta né obbliga l’Erario a rimborsarli.
  • Anche dopo un condono, l’Amministrazione può verificare se il credito IVA richiesto a rimborso esista realmente e se derivi da operazioni effettive.
  • Per negare un rimborso fondato su operazioni ritenute inesistenti, l’Amministrazione deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti; il contribuente deve poi offrire documentazione concreta e coerente per dimostrare la reale esecuzione delle operazioni.
  • Anomalie contabili, incoerenza tra l’attività economica del cedente e i beni venduti, mancata evidenza patrimoniale dei beni e variazioni contabili non giustificate possono concorrere a dimostrare l’inesistenza delle operazioni.
  • La giurisprudenza unionale prevale sulle disposizioni nazionali incompatibili in materia di IVA; pertanto, le norme sul condono devono essere disapplicate quando impediscano i controlli necessari contro crediti IVA fittizi.

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