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Sentenza

Corte di giustizia, Sentenza C-464/20

Judgment of the Court (Sixth Chamber) of 14 October 2021. — KF v European Union Satellite Centre. — Appeal – Institutional law – Staff of the European Union Satellite Centre (SatCen) – Members of the contract staff – Manner in which the administrative investigation was carried out in respect of the applicant – Reopening of the investigation – Compliance with the judgment of the General Court of the European Union of 25 October 2018, KF v SatCen (T‑286/15, EU:T:2018:718) – Action for annulment and for damages. — Case C-464/20 P

Giurisprudenza europea62020CJ0464

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di giustizia ha respinto integralmente l’appello di KF contro l’ordinanza del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile il ricorso contro la decisione del SatCen di riaprire un’indagine amministrativa nei suoi confronti. Ha ribadito che un’indagine interna o il suo riavvio sono atti preparatori, impugnabili solo insieme al provvedimento finale eventualmente lesivo. Ha anche escluso che la precedente sentenza di annullamento imponesse al SatCen il pagamento di un’ulteriore compensazione materiale.

Impugnazione respinta: un nuovo avvio di indagine amministrativa da parte del SatCen, adottato per dare esecuzione a una precedente sentenza di annullamento, è stato qualificato come atto preparatorio non impugnabile; sono state inoltre confermate l’inammissibilità della domanda risarcitoria ad esso connessa e l’assenza di un diritto a compensazione ulteriore per il precedente annullamento.

La questione giuridica

Se la decisione del direttore del SatCen di riaprire un’indagine amministrativa nei confronti di KF, adottata in esecuzione di una precedente sentenza di annullamento, costituisca un atto preparatorio non lesivo ai sensi dell’articolo 263 TFUE oppure un atto immediatamente impugnabile; se la domanda di risarcimento del danno connesso a tale decisione sia ammissibile; e se la precedente sentenza di annullamento fondi un diritto a una compensazione materiale ulteriore o una legittima aspettativa in tal senso.

Principio di diritto

La Corte ha affermato che la decisione con cui il SatCen avvia una nuova indagine amministrativa, adottata per eseguire una precedente sentenza di annullamento, non produce di per sé effetti giuridici vincolanti idonei a modificare la posizione giuridica dell’interessata e costituisce quindi un atto preparatorio non impugnabile autonomamente. Di conseguenza, è inammissibile anche la domanda di risarcimento del danno strettamente connessa a tale impugnazione; inoltre, la precedente sentenza di annullamento non riconosceva un diritto automatico alla compensazione materiale né fondava una legittima aspettativa in tal senso.

Norme richiamate

  • Articolo 56 dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
  • Articolo 28, paragrafo 2, dello statuto del personale del Satellite Centre dell’Unione europea
  • Articolo 263 TFUE
  • Articolo 266 TFUE
  • Articolo 268 TFUE
  • Secondo comma dell’articolo 340 TFUE
  • Articolo 256 TFUE
  • Articolo 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea
  • Articolo 168, paragrafo 1, lettera d), del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 169 del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Articolo 138, paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte di giustizia
  • Decisione 2009/747/PESC

Nuovo avvio di indagine amministrativa contro KF e impugnazione davanti alla Corte

La pronuncia riguarda un ricorso per cassazione proposto da KF, membro del personale contrattuale del Centro satellitare dell’Unione europea (SatCen), avverso l’ordinanza del Tribunale del 10 luglio 2020. La controversia verte sulla legittimità della decisione del direttore del SatCen del 3 luglio 2019, adottata per eseguire la sentenza del Tribunale del 25 ottobre 2018, con la quale era stata annullata la precedente decisione di licenziamento disciplinare di KF per vizi del procedimento investigativo.

Fatti e iter procedurale

KF era stata assunta dal SatCen nel 2009 come membro del personale contrattuale. Nel 2013 il direttore aveva avviato un’indagine amministrativa sulla base di una denuncia di dodici dipendenti e dei risultati di un sondaggio sul benessere sul lavoro, che segnalavano presunti comportamenti di pressione psicologica e aggressività. A seguito dell’indagine, il SatCen aveva avviato una procedura disciplinare e, nel 2014, aveva licenziato KF.

Con la sentenza del 25 ottobre 2018, KF v SatCen (T‑286/15), il Tribunale aveva annullato il licenziamento per irregolarità procedurali nell’indagine amministrativa: uso di un questionario sull’harassment che identificava personalmente KF, violazione del principio di buona amministrazione, del dovere di diligenza, del diritto di essere ascoltata e del diritto di accesso al fascicolo. Aveva inoltre condannato il SatCen a versare EUR 10 000 a titolo di danno non materiale, respingendo invece come prematura la domanda di compensazione del danno materiale.

Nel 2019, dopo aver pagato la somma di EUR 10 000, il SatCen aveva aperto una nuova indagine amministrativa nei confronti di KF. Contro tale decisione KF aveva presentato reclamo interno, poi respinto; quindi aveva adito il Tribunale chiedendo annullamento, risarcimento e ulteriori somme. Il Tribunale aveva dichiarato il ricorso manifestamente irricevibile, e KF ha impugnato tale ordinanza dinanzi alla Corte di giustizia.

Questioni sollevate in appello

KF ha articolato tre motivi principali:

  • il primo, secondo cui la decisione di riaprire l’indagine non era un atto preparatorio, bensì una decisione lesiva e non conforme all’articolo 266 TFUE, in quanto non dava corretta esecuzione alla sentenza del 2018;
  • il secondo, con cui sosteneva che il Tribunale avesse erroneamente escluso che la sentenza del 2018 imponesse o lasciasse intendere un diritto a una compensazione materiale “piena ed equa”;
  • il terzo, con cui contestava l’irricevibilità della domanda risarcitoria ex articolo 268 TFUE e secondo comma dell’articolo 340 TFUE, deducendo che essa era strettamente collegata a un ricorso di annullamento ammissibile.

Normativa e quadro giurisprudenziale rilevante

La Corte richiama lo statuto del personale del SatCen, in particolare l’articolo 28, paragrafo 2, relativo al reclamo avverso gli atti lesivi. Richiama inoltre gli articoli 263, 266, 268 e 340 TFUE, oltre all’articolo 56 dello Statuto della Corte e alle disposizioni processuali pertinenti sul contenuto del ricorso in cassazione. Sul piano giurisprudenziale, la Corte si appoggia ai principi consolidati sugli atti impugnabili, sugli atti preparatori e sul nesso tra domanda di annullamento e domanda di risarcimento, richiamando tra l’altro le cause Commissione c. Fernández Gómez, Commissione c. RQ, SatCen c. KF, Albini c. Consiglio e Commissione, Bossi c. Commissione.

Ragionamento della Corte sul primo motivo

La Corte conferma l’impostazione del Tribunale: una decisione che apre o riapre un’indagine amministrativa ha natura preparatoria, poiché serve soltanto ad accertare i fatti e a consentire al direttore di valutare se avviare un procedimento disciplinare. Non contiene ancora una posizione definitiva dell’autorità idonea a incidere in modo autonomo e immediato sulla situazione giuridica del dipendente.

La Corte precisa che la critica di KF secondo cui la nuova indagine avrebbe inevitabilmente replicato gli stessi vizi della precedente attiene al merito e non all’ammissibilità. Analogamente, l’argomento relativo alla violazione del termine ragionevole non basta a trasformare la decisione di apertura dell’indagine in un atto lesivo impugnabile autonomamente. Il primo motivo viene quindi respinto.

Ragionamento della Corte sul secondo motivo

Quanto alla pretesa di una compensazione materiale ulteriore “ai sensi” della sentenza del 2018, la Corte osserva innanzitutto che il motivo di appello era formulato in modo insufficiente sotto il profilo processuale, poiché KF non aveva sviluppato compiutamente gli argomenti giuridici richiesti dall’articolo 58, primo comma, dello Statuto e dalle norme procedurali.

Nel merito, la Corte conferma che la sentenza del 2018 non aveva riconosciuto un diritto automatico al pagamento delle somme corrispondenti alla retribuzione che KF avrebbe percepito se fosse rimasta in servizio. In quella sentenza, il Tribunale aveva espressamente dichiarato prematura la domanda, poiché l’importo e le conseguenze economiche dipendevano dalle misure di esecuzione da adottare dal SatCen ai sensi dell’articolo 266 TFUE.

La Corte aggiunge che il riferimento, contenuto in quella sentenza, alla possibilità di avviare un dialogo e di offrire una compensazione equa in caso di speciali difficoltà di esecuzione non equivaleva al riconoscimento che tale ipotesi ricorresse nel caso di KF. Non sussisteva dunque alcuna legittima aspettativa a una compensazione materiale ulteriore.

Ragionamento della Corte sul terzo motivo e sul nesso tra annullamento e risarcimento

La Corte richiama il principio secondo cui, quando la domanda di risarcimento è strettamente connessa a una domanda di annullamento dichiarata inammissibile, anche la prima deve essere respinta. Questo orientamento, elaborato nel contenzioso del personale, è ritenuto applicabile anche ai rapporti tra il SatCen e i suoi dipendenti o ex dipendenti.

Poiché la Corte conferma che la decisione di riapertura dell’indagine non era impugnabile autonomamente, la relativa domanda risarcitoria è necessariamente inammissibile. Anche a voler qualificare la censura come diretta contro una presunta mancata corretta esecuzione della sentenza del 2018, essa resterebbe comunque inammissibile nel caso concreto, per la natura preparatoria dell’atto contestato. Il terzo motivo viene dunque respinto.

Decisione e spese

La Corte respinge integralmente l’impugnazione di KF. In applicazione delle regole sulle spese, la ricorrente viene condannata a sopportare le spese del giudizio di appello, poiché è risultata soccombente e il SatCen ne aveva chiesto la condanna.

Principio desumibile dalla pronuncia

La pronuncia conferma che, in materia di procedimenti disciplinari interni del SatCen, l’apertura o la riapertura di un’indagine amministrativa costituisce un atto preparatorio privo di effetti lesivi autonomamente impugnabili; eventuali vizi dell’indagine o della sua esecuzione rispetto a una sentenza precedente possono essere fatti valere solo contro il provvedimento finale eventualmente adottato. Inoltre, una sentenza che annulla un atto per irregolarità procedurali non comporta di per sé il diritto del dipendente a una compensazione materiale ulteriore, salvo specifiche misure di esecuzione o un distinto titolo di responsabilità.

Come è indicizzato

Materiepubblico impiego dell’unione europeacontrollo giurisdizionale degli atti preparatoriresponsabilità extracontrattuale dell’unione europeaprocedimento disciplinareesecuzione delle sentenze della corte di giustizia

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