Cassazione Penale, Sentenza n. 50035/2023 del 15/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto l'istanza di riesame avverso il sequestro preventivo disposto dal GIP (27/03/2023) di C 156.350 e, in caso di incapienza, di beni equivalenti, in relazione al delitto di autoriciclaggio. La ricorrente contestava la determinazione dell'oggetto della confisca ex art. 240 c.p., sostenendo che il tribunale aveva erroneamente individuato come confiscabile l'intero ammontare delle somme ripulite (trasmesse dal coniuge indagato per truffa), mentre, secondo un orientamento, il valore confiscabile dovrebbe coincidere con il profitto effettivamente conseguito dall'autore del reato e non con l'intero importo ripulito. La ricorrente affermava inoltre di non aver ricavato alcun profitto, avendo successivamente restituito le somme tramite bonifici.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto inammissibile la censura nella parte in cui si limita a non condividere un orientamento giurisprudenziale diversificato; ha inoltre ritenuto infondato il motivo nel merito. Il Tribunale aveva motivatamente aderito all'orientamento secondo cui, quando l'oggetto delle attività di riciclaggio è denaro, il prodotto del reato è costituito dall'intero ammontare delle somme oggetto di ripulitura e di reimpiego, e ha richiamato l'applicazione dell'art. 648‑quater c.p. che consente anche la confisca per equivalente. Dalla motivazione è emerso che le somme versate da Turella sulla società della Guerrini erano state usate per l'attività d'impresa e avevano comunque prodotto un vantaggio per la Guerrini prima della restituzione; pertanto il sequestro è stato ritenuto legittimo. Il ricorso è respinto e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 240 cod. pen.
La Corte ha considerato la questione della "nozione di profitto" nel reato di riciclaggio: pur riconoscendo orientamenti contrastanti, ha ritenuto coerente l'individuazione del prodotto del reato, ove il bene sia denaro, nell'intero ammontare delle somme oggetto di ripulitura, salvo distinguere tra "profitto" (vantaggio effettivo) e "prodotto" (ammontare ripulito).
art. 648‑quater cod. pen.
Richiama la confisca obbligatoria del prodotto o del profitto dei reati di riciclaggio e prevede la confisca per equivalente quando non sia possibile la confisca diretta; la Corte ha ritenuto che ciò legittimi il sequestro cautelare anche quando è difficile individuare con precisione il profitto effettivo.
Sez. 2, Sentenza n. 18951 del 14/03/2017
Principio relativo all'ammissibilità del ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro: il ricorso è consentito solo per violazione di legge, intesa anche come gravi vizî motivazionali che rendano inintelligibile il percorso logico del giudice.
Massime di principio
- In materia di riciclaggio/autoriciclaggio è fondamentale distinguere tra "profitto" (vantaggio economico effettivamente conseguito dall'agente) e "prodotto" (l'ammontare delle somme o dei beni oggetto di ripulitura); la confisca può colpire il prodotto anche quando il profitto netto sia difficile da determinare.
- L'art. 648‑quater c.p. legittima la confisca per equivalente e quindi il sequestro cautelare di somme corrispondenti al prodotto del reato quando non sia agevole individuare il profitto preciso.
- La scelta di un orientamento giurisprudenziale tra quelli contrastanti non costituisce di per sé violazione di legge: la Corte valuta la coerenza e la completezza della motivazione adottata dal giudice di merito.
- La mera restituzione successiva delle somme non esclude automaticamente la confiscabilità se prima le somme sono state utilizzate in modo da apportare un vantaggio al soggetto (es. impiego nell'attività aziendale), salvo rinvenire una versione alternativa e prove documentali che dimostrino l'assenza di arricchimento.
- In sede cautelare l'onere del ricorrente è fornire una versione alternativa plausibile e documentazione chiara (causali bancarie, atti societari, documenti contabili) per dimostrare l'origine lecita delle somme o l'assenza di vantaggio, poiché la difficoltà probatoria giustifica misure cautelari per equivalente.
- Il ricorso in Cassazione contro ordinanze di sequestro è limitato: le censure devono riguardare violazioni di legge o vizi motivazionali gravi; argomentazioni che solo non condividono un orientamento giurisprudenziale non sono generalmente accolte.
Testo integrale
Continua a leggere gratis
Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.
7 giorni di prova · Nessuna carta di credito
Hai già un account? Accedi
La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
Altri documenti di Giurisprudenza penale
- Sentenza penale · 15 dic 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 49936/2023 del 15/12/2023
- Sentenza penale · 15 dic 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 49937/2023 del 15/12/2023
- Sentenza penale · 15 dic 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 49938/2023 del 15/12/2023
- Sentenza penale · 15 dic 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 49939/2023 del 15/12/2023
- Sentenza penale · 15 dic 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 49940/2023 del 15/12/2023
- Sentenza penale · 15 dic 2023Cassazione Penale, Sentenza n. 49941/2023 del 15/12/2023
Cerchi altro? Cerca gratis in Giurisprudenza penale →