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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19508/2022 del 18/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente impugna la formula assolutoria adottata dal Giudice di pace: la sentenza di primo grado assolse "perché il fatto non costituisce reato", mentre dalla motivazione emerge che l'assoluzione si fondava sull'insufficiente valenza probatoria della deposizione della persona offesa (rapporti personali deteriorati) e sulla conseguente impossibilità di stabilire l'esistenza dell'ingiusta offesa. Per tale ragione la ricorrente chiedeva che la formula venisse mutata in "perché il fatto non sussiste", con conseguente interesse per la ricorrente rispetto agli effetti civili e di rimborso spese (richiamando giurisprudenza della Corte di Cassazione). Il Procuratore generale ha chiesto l'annullamento senza rinvio con modifica della formula assolutoria; l'avvocato della ricorrente ha insistito per l'accoglimento del ricorso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio, modificando la formula assolutoria in "perché il fatto non sussiste". La motivazione è che l'assoluzione non era dovuta a una causa di giustificazione o a carenza del dolo/colpa ma a insufficiente prova della condotta: di conseguenza la formula corretta doveva essere quella che attesta la non sussistenza del fatto. La Corte richiama la propria giurisprudenza che riconosce l'interesse dell'imputato a ottenere formule più ampie liberatorie, per gli effetti più favorevoli che esse producono nei giudizi civili, amministrativi e disciplinari e in ordine al rimborso delle spese.

Norme richiamate

  • artt. 542 e 427 cod. proc. pen.

    Nel testo è richiamata l'eventualità che la formula "perché il fatto non sussiste" possa concretamente favorire l'imputata consentendo la richiesta di condanna della querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato e alla rifusione delle spese sostenute dall'imputata, in presenza dei presupposti previsti da tali norme

  • artt. 652 e 653 cod. proc. pen.

    La Corte evidenzia che le formule assolutorie più ampie ("perché il fatto non sussiste" o "per non aver commesso il fatto") producono effetti più favorevoli nei procedimenti civili e amministrativi di risarcimento e nei procedimenti disciplinari, come previsto e chiarito dalla giurisprudenza richiamata

Massime di principio

  • Se l'assoluzione è motivata sull'insufficienza della prova circa l'esistenza della condotta (e non su una scriminante o sulla mancanza del dolo/colpa), la formula corretta è "perché il fatto non sussiste" e l'imputato ha interesse a far correggere la formula in sede di impugnazione
  • La scelta della formula assolutoria ha conseguenze pratiche: una formula che dichiara la non sussistenza del fatto produce effetti più favorevoli in eventuali giudizi civili, amministrativi e disciplinari rispetto ad una formula che esclude la rilevanza penale per cause di giustificazione
  • L'imputato può ricorrere in Cassazione per ottenere la modifica della formula assolutoria quando la motivazione del giudice manifesta chiaramente che l'accertamento si è arrestato per insufficienza probatoria e non per una causa estintiva o scriminante
  • La modifica della formula può incidere anche sulla ripetizione delle spese processuali (con possibili azioni avverso la parte civile/querelante) nella misura prevista dalle norme processuali richiamate
  • È utile, in casi analoghi, censurare non solo il dispositivo ma confrontare il dispositivo con la motivazione per dimostrare l'incoerenza e l'effettiva necessità della formula liberatoria più ampia

Testo integrale

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