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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10289/2025 del 13/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tre motivi di ricorso: (1) nullità della sentenza per presunta indeterminatezza del capo b) dell'imputazione e violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p., con la censura che la condotta ascritta al Facchinetti sarebbe stata realizzata solo dalla coimputata; (2) manifesta illogicità e travisamento dei fatti in ordine alla determinazione del profitto del reato e alla valutazione della relazione della Banca d'Italia (argomentando che Facchinetti non avrebbe sottratto somme né ricevuto contanti dalla Scagliotti); (3) violazione dell'art. 597 c.p.p. (divieto di reformatio in pejus) e carenza di motivazione nella determinazione della pena, lamentando in particolare il raddoppio della pena satellite e la diversa valutazione della gravità relativa dei reati considerati dalla Corte di appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Motivazioni principali: (1) il primo motivo è non consentito e manifestamente infondato perché il processo si è svolto con rito abbreviato e, per effetto dell'art. 438 co. 6-bis c.p.p., la richiesta incondizionata del giudizio abbreviato comporta accettazione dell'imputazione salvo nullità assolute; (2) il secondo motivo è fatto-predominante e pertanto improcedibile in sede di legittimità, essendo vietata una nuova valutazione di merito; (3) il terzo motivo è infondato: non sussiste reformatio in pejus posto che la pena complessiva risultante in appello è inferiore a quella di primo grado e la Corte ha adeguatamente motivato gli aumenti per continuazione. Conseguenze processuali: confermata l'irricevibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e obbligo di versare euro 3.000 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 521 c.p.p.

    Norma richiamata insieme all'art. 522 relativa alla struttura della sentenza; utilizzata nella censura sulla presunta indeterminatezza dell'imputazione.

  • art. 522 c.p.p.

    Richiamata in relazione alla forma e contenuto della sentenza; oggetto della prima censura difensiva sulla chiarezza del capo b) dell'imputazione.

  • art. 438, comma 6-bis c.p.p.

    Principio applicato dalla Corte: la richiesta incondizionata di giudizio abbreviato determina la sanatoria delle nullità dell'imputazione (salvo nullità assolute), impedendo così al ricorrente di eccepire l'indeterminatezza in sede di cassazione.

  • art. 597 c.p.p.

    Richiamato rispetto al divieto di reformatio in pejus: la Corte afferma che la modifica della pena per uno dei reati satellite è ammissibile se la pena complessiva non risulta più grave rispetto a quella di primo grado.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede la condanna alle spese processuali per ricorso inammissibile; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e, per profili di colpa, al versamento alla cassa delle ammende.

  • artt. 640 e 493-ter c.p.

    Fatti-reato contestati (truffa e ricettazione/appropriazione in relazione a strumenti bancari): oggetto della condanna in sede di merito richiamata nella decisione.

  • art. 55 d.lgs. 231/2001

    Reato già giudicato con sentenza irrevocabile utilizzato nel confronto ai fini della determinazione della gravità complessiva e della continuazione; la Corte ha ritenuto tale reato più grave sulla base delle circostanze.

  • artt. 132 e 133 c.p.

    Principi richiamati in relazione alla determinazione della pena e alla discrezionalità del giudice di merito nella graduazione degli aumenti a titolo di continuazione.

  • art. 23 co. 8 D.L. n.137/2020 e art. 8 D.L. 198/2022

    Richiamati in relazione alle disposizioni sul trattamento processuale del ricorso e al contraddittorio scritto per il procedimento di cassazione (modalità di trattazione del ricorso).

Massime di principio

  • Se il processo si è svolto con rito abbreviato e l'imputato ha chiesto il giudizio abbreviato in modo incondizionato, non è ammissibile in cassazione censurare l'indeterminatezza dell'imputazione salvo che si tratti di nullità assolute; la richiesta abbreviata sanifica molte nullità formali.
  • In sede di Cassazione non è consentita una nuova valutazione di merito: i motivi basati su ricostruzioni fattuali o su presunto travisamento della prova sono inammissibili se non rientrano nei limiti stretti consentiti dal controllo di legittimità (es. specifica deduzione di fatto introdotta per la prima volta in appello).
  • Il divieto di reformatio in pejus non impedisce all'appello di riequilibrare le pene tra reati diversi purché la pena complessiva non sia più grave di quella di primo grado; la Corte può aumentare la pena per un reato satellite se complessivamente la situazione peggiorativa non si verifica.
  • Nella valutazione della gravità relativa di reati collegati (continuazione), il giudice confronta le singole circostanze e il concreto disegno criminoso: il reato 'più grave' si individua anche in base alle circostanze specifiche e non solo all'elemento edittale.
  • Chi propone motivi in cassazione deve formulare censure di diritto chiare e autosufficienti: motivi meramente fattuali o vaghi sono improcedibili e comportano il rischio di inammissibilità e condanna alle spese (e sanzioni ex art. 616 c.p.p.).
  • Per contestare un presunto travisamento della prova in presenza di una doppia conforme, è necessario dimostrare che la valutazione probatoria censurata sia stata introdotta per la prima volta nella motivazione del provvedimento di secondo grado.

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