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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51208/2023 del 21/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava due vizi: (1) l'omessa traduzione/assistenza dell'imputato detenuto per altra causa all'udienza di appello del 09/06/2023, nonostante la Corte fosse a conoscenza dello "status detentionis", con conseguente erronea qualificazione dell'imputato come "libero/assente" senza accertare una rinuncia inequivoca alla partecipazione; (2) vizi di motivazione nell'accertamento dei fatti basato sulla testimonianza del rivenditore Leopoldo Mele, contestando la legittimazione delle sue dichiarazioni al P.R.A. e la ricostruzione dell'identità con cui Vasile si sarebbe presentato.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso con riferimento al primo motivo: ha ritenuto che, conoscendo lo stato di detenzione dell'imputato, l'assenza non poteva essere considerata come rinuncia a presenziare in mancanza di una manifestazione inequivoca di volontà dell'imputato. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata e il procedimento è stato rinviato per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Roma. La questione sui vizi di motivazione relativi alla testimonianza del rivenditore non è stata definita nel merito, posto che il vizio procedurale ha determinato l'annullamento.

Norme richiamate

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (conv. con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Norma richiamata in relazione alla richiesta/assenza di discussione orale; utilizzata per descrivere il procedimento di deposito di memorie e richieste di discussione, ma non decisiva sul punto principale.

  • art. 97, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato per spiegare la sostituzione del difensore non comparso in udienza; il giudizio si è svolto "in presenza" su richiesta del difensore sostituto, mentre l'imputato risultava detenuto altrove.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiami normativi relativi ai limiti formali dei motivi di ricorso; utilizzato per delimitare l'ambito dei motivi ammessi in cassazione.

  • Sezioni Unite, sentenza n. 7635 del 30/09/2021 (Costantino)

    Principio interpretativo applicato: l'assenza dell'imputato detenuto non equivale a rinuncia se il giudice è a conoscenza dell'impedimento e non risulta una manifestazione inequivoca di rinuncia; in tali casi incombe al giudice l'obbligo di attivare d'ufficio le misure necessarie per consentire la partecipazione.

Massime di principio

  • Se il giudice è a conoscenza che l'imputato è detenuto altrove, la sua assenza non può essere considerata automaticamente come rinuncia: occorre una dichiarazione inequivoca dell'imputato per configurare rinuncia.
  • Quando sussiste uno stato di detenzione, il giudice ha l'obbligo d'ufficio di adottare tutte le misure idonee (traduzione, trasferimento, videoconferenza, rinvio) per assicurare la partecipazione dell'imputato non rinunciante; la mancata adozione di tali misure può determinare annullamento con rinvio.
  • La mancanza di una registrazione motivata circa la volontà di rinuncia dell'imputato è un elemento decisivo: la documentazione in motivazione deve esplicitare se e come l'imputato abbia rinunciato a partecipare.
  • I profili procedurali relativi alla partecipazione dell'imputato possono prevalere in cassazione rispetto a questioni di merito; un vizio procedurale significativo può impedire l'esame dei motivi sostanziali.
  • Per la difesa è strategico chiedere e documentare tempestivamente al giudice le misure necessarie per la presenza del detenuto (es. istanza di traduzione, richiesta di collegamento da remoto, richiesta di rinvio) e far registrare espressamente qualsiasi rinuncia dell'imputato.

Testo integrale

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