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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7012/2025 del 20/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di sostituzione della pena (ammenda di euro 1300 irrogata con decreto penale del 26/06/2024 per violazione dell'art.186 c.d.s.) con la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità prevista dall'art.186, comma 9-bis, d.lgs. n.285/1992. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che la pena sostitutiva è concretamente più favorevole della sospensione condizionale precedentemente concessa e che la richiesta della sostituzione implica una rinuncia tacita al beneficio della sospensione condizionale (art.163 c.p.), essendo i due istituti incompatibili. Con un terzo motivo si lamentava l'abnormità del provvedimento per la mancata emissione del decreto di giudizio immediato ex art.459, comma 1-ter, c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi due motivi (assorbendo il terzo), affermando che la sostituzione della pena con lavoro di pubblica utilità e la sospensione condizionale sono incompatibili e che la richiesta del condannato di applicare la pena sostitutiva implica la tacita rinuncia al beneficio della sospensione precedentemente concesso. Di conseguenza l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di Verona (Ufficio GIP) per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 186 d.lgs. n.285/1992 (Codice della Strada)

    Prevede, tra l'altro, la possibilità di sostituire la pena pecuniaria con lavoro di pubblica utilità (comma 9-bis) per specifiche fattispecie. La Corte ha rilevato che tale misura è concretamente più favorevole della sospensione condizionale e, per incompatibilità tra gli istituti, la richiesta della sostituzione comporta rinuncia al beneficio della sospensione.

  • art. 163 cod. pen.

    Disciplina la sospensione condizionale della pena; la Corte ha interpretato che, una volta concessa la sospensione, la successiva richiesta di pena sostitutiva implica tacita rinuncia a tale beneficio perché i due istituti sono incompatibili.

  • art. 2 cod. pen.

    Principio generale usato per argomentare che non può verificarsi una situazione in cui una sanzione sostitutiva risulti essa stessa condizionatamente sospesa, pena la lesione dei diritti del condannato.

  • art. 166 e 167 cod. pen.

    Riferimenti usati per evidenziare l'effetto estintivo del reato connesso all'esito positivo del lavoro di pubblica utilità, analogamente a disposizioni del codice penale relative all'estinzione della pena.

  • art. 459, comma 1-ter, cod. proc. pen.

    Norma citata dal ricorrente in relazione alla presunta necessità di emissione del decreto di giudizio immediato; la Corte ha dichiarato il motivo assorbito ma lo ha richiamato nel quadro delle censure procedurali.

Massime di principio

  • La richiesta di sostituzione della pena con lavoro di pubblica utilità ex art.186 c.d.s. comporta, in presenza di sospensione condizionale già concessa, una rinuncia tacita a tale beneficio: i due istituti sono incompatibili.
  • Il giudice non può invocare la sospensione condizionale come ostacolo all'accoglimento della domanda di sostituzione quando quest'ultima sia stata tempestivamente proposta; deve valutare la misura sostitutiva, riconoscendone la prevalente favorevolezza.
  • Per evitare contestazioni, il difensore che chiede la sostituzione dovrebbe espressamente dichiarare la rinuncia alla sospensione condizionale già concessa.
  • In caso di rigetto illegittimo della richiesta di sostituzione, la Corte di Cassazione annulla il provvedimento e rinvia per nuovo giudizio; il rigetto illegittimo può determinare la rinnovazione dell'istruttoria.
  • Occorre rispettare i termini procedurali (es. richiesta nei 15 giorni dalla notifica del decreto penale) perché la tempestività della domanda è rilevante per la valutazione del diritto alla sostituzione.

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