Cassazione Penale, Sentenza n. 10013/2026 del 16/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava l'ordinanza di rigetto del riesame sostenendo: (1) che il giudice non avrebbe effettuato un autonomo e concreto accertamento dell'idoneità della sostanza a produrre effetti stupefacenti (efficacia drogante), chiedendo una verifica tecnico-scientifica e motivazione rafforzata; rilevando che i campioni avrebbero mostrato percentuali di THC ben al di sotto dello 0,5% ritenute inidonee a produrre effetti stupefacenti; (2) che la coltivazione era conforme agli obblighi formali della legge n. 242/2016 e che non può essere penalmente rilevante l'assenza, al momento della semina, di contratti di filiera vincolanti: la prova della "comprovata destinazione" non richiede necessariamente un contratto sin dall'origine, pena una sproporzionata compressione della libertà economica e violazione del principio di legalità e dell'art. 8 CEDU per imprevedibilità dell'applicazione penale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice del riesame sia chiamato a una valutazione sommaria e prognostica (non a un anticipato giudizio di merito) sulla sussistenza di elementi idonei a rendere ragionevole l'ipotesi di reato e sull'utilità del vincolo probatorio. Ha condiviso la motivazione del Tribunale di Oristano che aveva escluso la riconducibilità della coltivazione alla disciplina della canapa industriale prevista dalla legge n. 242/2016, non sulla base di un mero automatismo legato alla percentuale di THC, ma valorizzando molteplici e significativi elementi fattuali (macchinari per essiccazione, reti e scarti di lavorazione, confezionamento, infiorescenze di peso rilevante, ecc.) indicativi di organizzazione produttiva finalizzata alla trasformazione e cessione. La Corte ha sottolineato che, una volta esclusa la destinazione industriale lecita, la percentuale di THC perde rilievo dirimente e il sequestro a fini di prova è pertinente in vista di ulteriori accertamenti tecnici (quantitativo assoluto di principio attivo e numero di dosi). Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 73
La coltivazione di sostanze stupefacenti integra il reato aggravato salvo che ricorrano le condizioni eccezionalmente previste dall'art. 26 e dalla legge n. 242/2016; il fumus del reato può essere desunto da elementi indiziari anche indipendentemente dalla sola percentuale di THC se manca la riconducibilità a filiera lecita
legge 7 aprile 2016, n. 242
art. 3 (menzionato nel ricorso)
La legge disciplina la coltivazione della canapa per usi industriali; la Corte ritiene che la prova della "comprovata destinazione" sia richiesta e che l'assenza di riscontri negoziali o fattuali possa essere valorizzata quale indice di illiceità ove sussistano elementi concreti contrari
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 - art. 26
Prevede ipotesi eccezionali di liceità: la Corte ricorda che solo se ricorrono tali condizioni la coltivazione è esclusa dalla disciplina penale; in mancanza, opera il fumus del reato
Costituzione Italiana
art. 3, art. 25, art. 27, art. 42
Richiamati dal ricorrente per profili di principio di legalità e tutela della proprietà; la Corte sottolinea il necessario bilanciamento tra intervento penale e diritti costituzionali, ma ritiene che la motivazione del riesame sia compatibile con tali limiti
Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo
art. 8 e Protocollo I, art. 1 (menzionato)
Il ricorrente invocava violazione per imprevedibilità; la Corte ritiene che l'interpretazione del Tribunale rientri in un indirizzo giurisprudenziale consolidato e non in una novità che leda l'accessibilità o la prevedibilità della norma
cod. proc. pen.
art. 173 disp. att., art. 606 comma 1 lett. b), art. 616
Richiamate per limiti di motivazione e di deduzione dei motivi in cassazione (173 disp. att.), per i motivi di ricorso (art. 606) e per la condanna alle spese e sanzione (art. 616)
Massime di principio
- Il giudice del riesame valuta il fumus commissi delicti in modo sommario e prognostico e non decide il merito: è sufficiente un collegamento concreto tra la cosa sequestrata e l'ipotesi di reato che renda ragionevole l'accusa
- La percentuale di THC non è sempre elemento dirimente: se la coltivazione non è riconducibile alle ipotesi di liceità industriale, altri indizi materiali (macchinari, residui, confezionamenti, quantità di infiorescenze, organizzazione produttiva) possono sufficiente a giustificare il sequestro probatorio
- La prova della "comprovata destinazione" a usi leciti può dover emergere sin dall'origine dell'attività; la mera dichiarazione di semina senza riscontri negoziali o fattuali può essere neutralizzata da indizi contrari forti
- Il sequestro a fini di prova è legittimo anche quando sono necessari ulteriori accertamenti tecnici (ad es. determinazione del principio attivo e del numero di dosi): il vincolo sulla res è giustificato dall'utilità probatoria di tali accertamenti
- Le contestazioni fondate sull'imprescindibile necessità di un contratto di filiera sin dalla semina o sulla sola percentuale di THC per escludere il fumus possono risultare inefficaci se sussistono elementi concreti che indicano destinazione alla trasformazione e commercializzazione
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