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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14249/2023 del 04/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia in carcere per il reato di cui all'art. 416-bis c.p.; il ricorrente deduceva carenza e vizio di motivazione sul punto della gravità indiziaria, denunciando che la decisione si fondava principalmente su dichiarazioni di collaboratori riferite a fatti antecedenti e generici, assenza di riscontri specifici e attualità del vincolo associativo, travisamento delle dichiarazioni e mancata valutazione del "tempo silente" e della vita lavorativa successiva del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo gravemente carente la motivazione del Tribunale di riesame sulla gravità indiziaria. Ha ritenuto che le dichiarazioni dei collaboratori, essendo in massima parte generiche, datate e riferibili a mero spaccio su piccola scala, non dimostravano lo stabile e organico inserimento del ricorrente nell'associazione di tipo mafioso richiesto per la configurazione dell'art. 416-bis. Per l'assenza di ulteriori elementi di riscontro specifico la Corte ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza del Tribunale sia quella del GIP e ha disposto la cessazione immediata della misura cautelare con conseguente liberazione del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma richiede per l'integrazione del reato una stabile e continua messa a disposizione del sodalizio; la Corte ha richiamato l'interpretazione delle Sezioni Unite secondo cui la "messa a disposizione" deve avere caratteri di serietà, continuità e durevolezza tali da testimoniare un inserimento organico del singolo nella struttura associativa.

  • artt. 273, 274, 275, 292 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione alla valutazione delle prove e al criterio della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari; la decisione sottolinea che la valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori deve essere adeguatamente motivata e supportata da riscontri specifici.

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dai difensori in relazione all'apporto di nuovi motivi/memorie; la Corte ha comunque esaminato la questione principale sulla gravità indiziaria ai fini del giudizio di legittimità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite dei motivi deducibili in cassazione; la Corte ha comunque proceduto alla verifica della adeguatezza della motivazione del giudice del riesame entro i limiti consentiti.

  • Sez. U., n. 36958 del 27/05/2021 (Modaffari)

    Giurisprudenza richiamata per definire i requisiti della "messa a disposizione" e della partecipazione all'associazione mafiosa: occorrono comportamenti concreti, continui e idonei a dimostrare un inserimento stabile nell'organizzazione.

Massime di principio

  • Per l'applicazione cautelare dell'art. 416-bis è necessario dimostrare gravità indiziaria riferibile non a singoli episodi isolati di spaccio ma a una stabile, continuativa e organica messa a disposizione del sodalizio.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia devono essere specifiche, recenti e corredate da riscontri concreti; affermazioni generiche o datate, senza riscontri, non sono di per sé sufficienti a fondare misure cautelari rilevanti.
  • Il giudice deve motivare in modo logico e adeguato il passaggio dal fatto accertato (es. attività di spaccio) alla qualificazione come partecipazione mafiosa, rispondendo puntualmente alle obiezioni difensive (es. tempo silente, rapporti personali cessati, mancanza di ruolo specifico).
  • In mancanza di elementi di riscontro specifici e attuali, l'annullamento della misura cautelare senza rinvio è una soluzione possibile quando è evidente l'inadeguatezza del quadro indiziario.
  • Il richiamo a precedenti decisioni delle Sezioni Unite e al "metodo" di valutazione delle dichiarazioni è fondamentale: il giudice deve applicare criteri consolidati per stabilire la attendibilità e il valore indiziario delle propalazioni dei collaboratori.

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