Sentenza n. 100/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza) n. 388/2024, resa tra le parti, e del conseguente annullamento del decreto dell’Assessore dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana n. 31/GAB del 26 giugno 2023, incluso il calendario venatorio;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Sicilia, Sez. III, n. 388/2024, relativa all'impugnazione del calendario venatorio regionale 2023/2024
Esito
Favorevole al resistente (assessorato regionale)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Le associazioni venatorie, intervenute ad opponendum nel giudizio promosso da associazioni ambientaliste contro il calendario venatorio regionale 2023/2024, hanno appellato la sentenza del TAR nei limiti del proprio interesse. Nel corso del giudizio d'appello hanno dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il calendario impugnato aveva esaurito i propri effetti con la conclusione della stagione venatoria 2023/2024 e che il successivo calendario venatorio 2025/2026 avrebbe recepito, quanto alle date di chiusura delle specie interessate, l'assetto perseguito con l'appello.
La decisione
Il CGARS ha dichiarato l'appello improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Ha rilevato che l'interesse alla decisione è condizione dell'azione e deve permanere fino alla pronuncia; quando viene meno per fatti sopravvenuti, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., il giudizio deve essere definito in rito, non essendo più possibile conseguire un'utilità concreta e attuale mediante una pronuncia di merito. La prosecuzione avrebbe condotto a un accertamento privo di ricadute utili nella sfera giuridica delle parti. Le spese del grado sono state integralmente compensate in ragione delle sopravvenienze che hanno determinato la definizione del giudizio.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Quando l'interesse alla decisione viene meno per fatti sopravvenuti, il ricorso o l'appello devono essere dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse.
La sopravvenuta perdita dell'interesse concreto e attuale alla decisione comporta l'improcedibilità del ricorso o dell'appello, poiché una pronuncia di merito non produrrebbe alcuna utilità giuridica per la parte.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo l'interesse alla decisione costituisce una condizione dell'azione e deve permanere sino alla pronuncia.
- Quando, per fatti sopravvenuti, viene meno l'interesse concreto e attuale alla decisione, il ricorso o l'appello devono essere dichiarati improcedibili ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- La prosecuzione del giudizio non è giustificata quando la pronuncia di merito non può più produrre ricadute utili nella sfera giuridica della parte, risolvendosi in un accertamento privo di utilità concreta.
Come è indicizzato
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