Cassazione Civile, Sentenza n. 3648/2024 del 08/02/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
WEA ha proposto ricorso per cassazione impugnando la sentenza della Corte d'Appello di L'Aquila che aveva rigettato il suo appello avverso la decisione del Tribunale di Chieti (che aveva accertato l'inadempimento di WEA, dichiarato la risoluzione dei contratti e condannato WEA alla restituzione dei depositi e al risarcimento parziale dei danni). Le censure di WEA riguardavano: 1) la nullità o irregolarità della consulenza tecnica d'ufficio per presunta acquisizione di documenti 'nuovi' non presenti nel fascicolo di parte; 2) la violazione dell'art. 14 legge 218/1995 (accertamento della legge straniera) e l'illegittimo affidamento al c.t.u. di valutazioni di diritto; 3) errata interpretazione delle clausole di warranty del Time Charter Agreement (artt. 3,4,5) e conseguente esclusione dell'inadempimento; 4) errata qualificazione del cosiddetto 'fundamental breach' e, in definitiva, illegittimità della risoluzione contrattuale operata da Air One. Air One ha poi proposto ricorso incidentale contestando la valutazione delle prove e la quantificazione del danno, in particolare del danno all'immagine.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale proposto da WEA sia il ricorso incidentale proposto da Air One. Motivi principali: il primo motivo di WEA è stato ritenuto inammissibile per violazione dell'art. 366, n. 6 c.p.c. (mancata puntuale indicazione e trascrizione dei documenti e della loro collocazione processuale), e per non aver efficacemente censurato la motivazione della corte di merito; il motivo su legge straniera/ruolo del c.t.u. è inammissibile perché WEA non ha specificato in che termini il c.t.u. avrebbe svolto attività di qualificazione giuridica riservata al giudice; i motivi relativi all'interpretazione delle clausole contrattuali e al fundamental breach sono inammissibili perché costituiscono un sindacato di merito (valutazioni di fatto e di interpretazione contrattuale riservate al giudice di merito e non sindacabili in cassazione salvo violazione dei canoni ermeneutici), analogamente il ricorso incidentale sollecitava una nuova valutazione delle prove e della liquidazione del danno, difetto che rende il motivo inammissibile. Per effetto di ciò, restano ferme le decisioni dei precedenti gradi (che avevano favorevolmente deciso in parte per Air One). La Corte ha compensato le spese di lite tra le parti e rilevato la sussistenza delle condizioni per l'applicazione dell'art. 13, comma 1-quater del D.P.R. n.115/2002.
Norme richiamate
art. 366, n. 6 cod. proc. civ.
Norma invocata dalla Corte per dichiarare inammissibile il motivo che non indica puntualmente i documenti, la loro collocazione processuale e non riporta il contenuto rilevante: la mancata specificazione impedisce la verifica del motivo in cassazione.
art. 14 legge 218/1995
Regola l'accertamento della legge straniera; la Corte osserva che il c.t.u. non può sostituirsi al giudice nell'attività di qualificazione giuridica, mentre è invece legittimo che il consulente illustri gli istituti del diritto straniero per fornire elementi di cognizione tecnica.
art. 1455 cod. civ.
Norma sulla risoluzione per inadempimento: la gravità dell'inadempimento (anche per la configurazione del 'fundamental breach') è questione di fatto e di merito, la cui valutazione spetta al giudice del merito e non è sindacabile in cassazione salvo vizi motivazionali.
artt. 194 e 198 cod. proc. civ.
Richiamati in relazione alle contestazioni sulla consulenza tecnica; la Corte richiama i limiti dell'utilizzabilità e della formazione della prova peritale e l'onere di chi impugna di indicare specificamente i vizi contestati.
artt. 115 e 116 cod. proc. civ.
Principi sul libero convincimento e sulla valutazione della prova e sulle presunzioni: la valutazione probatoria è rimessa al giudice di merito e non sindacabile in cassazione se adeguatamente motivata.
art. 1226 cod. civ.
Norma richiamata dal resistente incidentale in tema di liquidazione del danno; la Corte ha ritenuto che le censure sulla quantificazione del danno costituiscano un riesame di merito non consentito in cassazione.
art. 360, comma 1, nn. 3 e 5 cod. proc. civ.
Motivi di cassazione invocati (vizio di motivazione e violazione di norme processuali); la Corte ha ritenuto che le doglianze non rientrassero nei profili denunciabili in cassazione, essendo in massima parte questioni di merito o prive della necessaria specificazione.
art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/2002 (come da art. 1, comma 17, l. n. 228/2012)
La Corte ha ritenuto sussistere la condizione per l'applicazione di questa disposizione, che riguarda istituti di contribuzione/assistenza per le spese del giudizio (la sentenza segnala la sussistenza dei presupposti per l'applicazione ma non sviluppa ulteriori statuizioni di merito in proposito).
Massime di principio
- In Cassazione è essenziale indicare con precisione i documenti impugnati: va sempre specificata la loro collocazione processuale e il contenuto rilevante; l'omissione comporta inammissibilità del motivo (art. 366, n.6 c.p.c.).
- Le censure che impongono un nuovo esame dei fatti o della valutazione probatoria (compresa la quantificazione del danno) sono inammissibili in cassazione se la decisione di merito è adeguatamente motivata: la valutazione delle prove è prerogativa del giudice del merito (artt. 115,116 c.p.c.).
- L'interpretazione del contratto è attività tipicamente di merito: per essere sindacabile in cassazione il ricorrente deve dimostrare la violazione dei canoni ermeneutici o un vizio logico/contraddittorio nella motivazione, non limitarsi a proporre un'interpretazione alternativa.
- Il consulente tecnico non può svolgere attività di qualificazione giuridica riservata al giudice; è invece ammissibile che il c.t.u. illustri il regime e gli istituti del diritto straniero onde fornire elementi tecnici al giudice (art. 14 legge 218/1995).
- Le parti che contestano la consulenza per l'acquisizione di documenti devono dimostrare concretamente che i documenti non erano originariamente nel fascicolo o che siano diversi da quelli prodotti; altrimenti si valuta come ripristino dell'integrità documentale e non come acquisizione illegittima.
- Se entrambe le parti ottengono un esito processuale negativo in Cassazione la Corte può compensare le spese; esistono inoltre disposizioni (es. art.13 DPR 115/2002) applicabili per la gestione di contributi o spese in casi particolari.
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