Sentenza n. 15267/2026 - Roma, Sezione 4Q
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Graduatoria definitiva consolidata del V Bando per i contratti di filiera, con collocazione del programma del ricorrente al 235° posto e attribuzione di 79,93 punti, nonché gli atti presupposti, le schede di valutazione e la disciplina dell’Avviso
Esito
Favorevole al ricorrente (proponente di filiera)
Prevale il privato
La controversia
Il Consorzio, proponente e mandatario del programma DIWine – Display Wine Innovation, aveva presentato domanda per accedere ai benefici del V Bando dei contratti di filiera, finanziato nell’ambito del Piano Nazionale Complementare. Il programma era stato collocato al 235° posto con 79,93 punti, mentre risultavano immediatamente finanziabili i primi 39 progetti. Il ricorrente ha dedotto: (1) l’illegittimità dell’art. 9, comma 5, dell’Avviso e la violazione della partecipazione procedimentale e dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990, per l’omessa spiegazione dei criteri di attribuzione del punteggio e per la mancata risposta all’istanza di riesame; (2) la violazione degli artt. 9, comma 5, 10 e 11 dell’Avviso, perché il decreto di approvazione della graduatoria avrebbe introdotto termini procedimentali diversi da quelli della lex specialis; (3) la violazione dell’obbligo di motivazione e l’eccesso di potere, sostenendo che la genericità dei criteri di valutazione avrebbe attribuito alla Commissione una discrezionalità eccessivamente ampia e arbitraria; (4) la violazione dei principi di buon andamento e trasparenza, il travisamento, il difetto di istruttoria e di motivazione e l’erronea attribuzione del punteggio, che sarebbe dovuto essere pari a 86,55. Ha chiesto l’annullamento degli atti e il riconoscimento del punteggio maggiore. Nel corso del giudizio, dopo l’incremento delle risorse e lo scorrimento della graduatoria, il programma è stato ammesso al beneficio e contrattualizzato.
La decisione
Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., senza esaminare nel merito i quattro motivi di illegittimità. Ha ritenuto che la sottoscrizione del Contratto di Filiera e il correlato riconoscimento del beneficio economico avessero integralmente soddisfatto, in via extragiudiziale, la pretesa azionata, facendo conseguire al ricorrente il bene della vita richiesto e rendendo inutile un’ulteriore decisione sull’annullamento degli atti. Le spese sono state compensate per la complessità delle questioni e il contegno processuale delle parti.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
Ebbene, ai fini della pronuncia di merito contemplata all’art. 34, comma 5, c.p.a., e, conseguentemente, della declaratoria di cessazione della materia del contendere, costituiscono presupposti necessari il pieno soddisfacimento, per fatto dell’Amministrazione ed in via extragiudiziale, della pretesa originaria e successivamente azionata con la domanda giudiziale, della quale viene riconosciuta la fondatezza, e il correlato conseguimento del bene della vita cui aspira il ricorrente, in modo tale da rendere inutile la prosecuzione del processo stante l’oggettivo venir meno della lite.
La cessazione della materia del contendere presuppone che l’amministrazione abbia soddisfatto integralmente e in via extragiudiziale la pretesa azionata, con il conseguimento del bene della vita richiesto e il conseguente venir meno dell’utilità della prosecuzione del giudizio.
Massime di principio
- La cessazione della materia del contendere richiede il pieno soddisfacimento, per fatto dell’amministrazione e in via extragiudiziale, della pretesa fatta valere in giudizio, nonché il conseguimento del bene della vita richiesto, tale da rendere oggettivamente inutile la prosecuzione del processo.
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