Cassazione Penale, Sentenza n. 35837/2024 del 24/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di misure alternative alla detenzione (affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare o semilibertà) per la pena residua di 1 anno, 2 mesi e 18 giorni per reati di tentata rapina aggravata e lesioni. L'istanza era basata sulla situazione personale del condannato; il Tribunale di sorveglianza ha rigettato le richieste rilevando la mancata individuazione di un domicilio personale stabile e la conseguente ineffettività del domicilio indicato, che rendeva impossibili gli accertamenti e i controlli necessari per l'esecuzione delle misure alternative. Il ricorrente ha impugnato sostenendo violazioni e mala applicazione delle norme processuali e contestando la declaratoria di irreperibilità e l'assunto che l'assenza di stabile abitazione impedisca l'affidamento in prova.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la doglianza difensiva non abbia efficacemente contestato il fondamento dell'ordinanza impugnata: la mancata effettività del domicilio personale del condannato, che supera la mera elezione formale di domicilio ai fini processuali. La Corte ha confermato che la mancanza di una residenza stabile e verificabile ostacola il necessario contatto con il servizio sociale e i controlli del magistrato di sorveglianza, legittimando il rigetto delle istanze di misure alternative. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. b) e lett. e)
Indicata come punto di riferimento per i motivi di ricorso in cassazione; la Corte ha ritenuto che le censure mosse ai sensi di tali lettere non superassero il filtro di ammissibilità poiché la difesa non ha efficacemente contestato il nucleo motivazionale dell'ordinanza impugnata
art. 677 cod. proc. pen., comma 2-bis
La Corte distingue tra l'onere formale di dichiarare o eleggere domicilio (rilevante per la validità delle notifiche e, se omesso, causa di inammissibilità in ipotesi specifiche) e la diversa situazione della mancata indicazione di un domicilio reale e verificabile. L'elezione formale del domicilio non è idonea a sostituire la necessità di un domicilio effettivo per consentire l'attuazione delle misure alternative
art. 47 Ord. pen. (ordinamento penitenziario), comma 9
Richiamato per evidenziare il ruolo del servizio sociale nel controllo e nel supporto del soggetto affidato: la misura alternativa richiede un contatto diretto e continuativo con il servizio sociale e pertanto una residenza stabile e conosciuta per consentire il controllo e l'assistenza
artt. 143, 157, 159 e 161 cod. proc. pen.
Richiamati nella contestazione difensiva come norme la cui violazione sarebbe stata denunciata; dal testo della decisione non emerge una specifica interpretazione o applicazione di tali disposizioni da parte della Corte, essendo il ragionamento della sentenza incentrato sulla efficacia del domicilio e sulla funzione del controllo del servizio sociale
Massime di principio
- La mera elezione o dichiarazione formale di domicilio non sostituisce l'esistenza di un domicilio effettivo, necessario per l'attuazione pratica delle misure alternative alla detenzione
- La mancanza di una residenza stabile e verificabile può legittimamente condurre al rigetto delle istanze di affidamento in prova, detenzione domiciliare o semilibertà, perché impedisce i controlli e il supporto costante del servizio sociale
- Il giudice verifica non solo gli adempimenti formali (es. elezione del domicilio) ma anche la loro effettiva funzionalità rispetto alla concreta eseguibilità della misura alternativa
- Chi richiede misure alternative ha l'onere di indicare un domicilio reale e controllabile e di dimostrare la disponibilità di rapporti con i servizi competenti per il controllo e il percorso di reinserimento
- In situazioni analoghe è consigliabile allegare prove della stabilità e verificabilità del domicilio (es. certificazioni, attestazioni dei servizi sociali, patti di accoglienza) e un piano di trattamento che dimostri la possibilità di supervisione continuativa
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