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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20027/2022 del 20/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Presidente della Corte di appello di Palermo che aveva disposto la rimessione in libertà e negato la convalida dell'arresto eseguito in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall'autorità romena. Il Procuratore generale ha dedotto violazione dell'art. 13, comma 2, legge 69/2005, sostenendo che in sede di convalida dovevano essere valutati esclusivamente i requisiti della doppia punibilità e dell'entità della pena da eseguire (limite minimo previsto), presenti nel caso di specie almeno con riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, mentre il provvedimento impugnato si era erroneamente fondato sulla classificazione come mere contravvenzioni delle condotte nel diritto italiano

La decisione

Il giudice d'appello ha accolto il ricorso del Procuratore generale, ritenendolo fondato. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha dichiarato la legittimità dell'arresto eseguito in esecuzione del MAE, ritenendo integrati i requisiti della doppia punibilità e della soglia minima di pena (almeno quattro mesi) con riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. Ha poi disposto l'invio degli atti alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 22, comma 5, legge n. 69/2005

Norme richiamate

  • art. 13, comma 2, legge 69/2005

    In sede di convalida di un arresto eseguito in esecuzione di mandato di arresto europeo vanno valutati i requisiti dell'equivalenza (doppia punibilità) e dell'entità della pena da eseguire, più che la classificazione formale della fattispecie nel diritto interno

  • art. 7, legge 69/2005

    Fissa i criteri di comparazione tra i fatti sanzionati all'estero e le fattispecie del diritto italiano (doppia punibilità) e i limiti di pena rilevanti per l'esecuzione; nel caso concreto è stato ritenuto soddisfatto il requisito della pena minima (almeno quattro mesi) con riferimento alla guida in stato di ebbrezza con tasso >1,5 g/l

  • art. 23, commi 8 e 9, d.l. n. 137/2020

    Consente il trattamento del ricorso senza la presenza delle parti in udienza in specifiche condizioni; applicato nel procedimento in cui il ricorso è stato trattato senza intervento delle parti

  • art. 22, comma 5, legge n. 69/2005

    Stabilisce adempimenti formali a carico della cancelleria dopo la decisione relativa all'esecuzione del mandato di arresto europeo; il provvedimento richiama l'invio degli atti per tali incombenze

Massime di principio

  • In materia di mandato di arresto europeo la verifica preliminare del giudice interno riguarda la doppia punibilità e la presenza del requisito della pena minima previsto dalla normativa che disciplina l'esecuzione (non la mera qualificazione come contravvenzione nel diritto interno).
  • Se il reato estero corrisponde a una fattispecie italiana la cui pena concreta supera la soglia minima prevista (ad es. guida in stato di ebbrezza con tasso elevato), l'arresto in esecuzione del MAE può essere convalidato anche se altre condotte collegate sono contravvenzionali.
  • Il giudice che nega la convalida per essersi basato esclusivamente sulla classificazione formale delle fattispecie nel diritto interno (contravvenzione vs delitto) rischia di violare i criteri previsti per il controllo dei M.A.E.
  • Nelle impugnazioni conviene porre l'accento sulla ricostruzione della corrispondenza fattuale e sulla quantificazione effettiva della pena dovuta alle singole imputazioni per dimostrare la sussistenza dei presupposti di esecuzione.
  • Gli aspetti procedurali (ad es. trattazione senza parti) previsti da norme transitorie o emergenziali possono trovare applicazione nel procedimento d'impugnazione, ma non incidono sulla valutazione sostanziale dei requisiti per l'esecuzione del MAE.

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