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Cassazione Civile, Ordinanza n. 32341/2022 del 03/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Una società impugnava un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2013 per IRES e IRAP, con cui l'Ufficio recuperava a tassazione una quota di ammortamento dedotta dalla società in relazione a cespiti afferenti a un ramo d'azienda preso in affitto. I giudici di merito avevano respinto il ricorso ritenendo che nel contratto di affitto fosse stata validamente pattuita una deroga all'art. 102, comma 8, T.U.I.R., con mantenimento degli ammortamenti in capo al concedente. In cassazione la società deduceva, con due motivi, la violazione degli artt. 1324, 1362 e 1367 c.c. e dell'art. 102 del d.P.R. n. 917 del 1986, sostenendo che dal contratto non emergeva alcuna deroga alla regola per cui l'affittuario può dedurre le quote di ammortamento e che non vi fosse deroga al principio civilistico di cui all'art. 2561 c.c.; contestava inoltre la lettura del contratto operata dai giudici di merito e la rilevanza attribuita a una scrittura del 2019, qualificata dalla CTR come nuova stipulazione non opponibile ai terzi.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i motivi di ricorso. Ha affermato che, in materia di affitto d'azienda, l'art. 102, comma 8, T.U.I.R. e gli artt. 2561 e 2562 c.c. consentono alle parti di derogare, in favore del concedente, al principio di deducibilità delle quote di ammortamento in capo all'affittuario. Ha però ritenuto che le doglianze della società, pur formalmente prospettate come violazione di legge e dei canoni ermeneutici, mirassero in realtà a contestare l'interpretazione del contratto compiuta dai giudici di merito e quindi fossero inammissibili in sede di legittimità, perché dirette a una rivalutazione del fatto e delle risultanze probatorie. Ha inoltre condiviso l'argomentazione della CTR sulla scrittura del 2019, ritenendola una nuova stipulazione successiva all'esaurimento degli effetti del contratto originario e comunque non oggetto di specifica censura. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente alle spese e all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1324 c.c.

    Richiamato come parametro di interpretazione della doglianza, ma la censura è stata ritenuta sostanzialmente diretta contro l'interpretazione del contratto operata dal giudice di merito.

  • art. 1362 c.c.

    Invocato per sostenere l'erronea interpretazione del contratto; la Corte ribadisce che la contestazione dell'esegesi negoziale è inammissibile se si risolve in una diversa lettura del testo contrattuale.

  • art. 1367 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente tra i canoni ermeneutici, senza che la Corte ravvisi una effettiva violazione dei criteri legali di interpretazione.

  • art. 102, comma 8, d.P.R. n. 917 del 1986

    Le quote di ammortamento delle aziende concesse in affitto sono, in via generale, deducibili dall'affittuario, ma le parti possono derogare al regime convenzionale, anche a favore del concedente.

  • art. 2561 c.c.

    Norma richiamata come base del principio civilistico che consente l'imputazione delle quote di ammortamento all'affittuario, salvo valida pattuizione derogatoria.

  • art. 2562 c.c.

    Richiamato quale disposizione coordinata con l'art. 2561 c.c. nell'affitto di azienda, ai fini della deroga pattizia al regime ordinario degli ammortamenti.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato per affermare che il principio del libero convincimento opera sul piano dell'apprezzamento di merito e non è sindacabile in cassazione nei termini prospettati dalla ricorrente.

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato insieme all'art. 115 c.p.c. per ribadire l'insindacabilità in cassazione della valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Norma processuale invocata per dedurre violazione di legge, ma la Corte osserva che le censure erano in realtà rivolte contro l'accertamento di fatto e l'interpretazione del contratto.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Richiamato per dare atto dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato a carico della ricorrente.

Massime di principio

  • In tema di affitto d'azienda, le quote di ammortamento dei cespiti sono, in via ordinaria, deducibili dal reddito dell'affittuario, ma le parti possono validamente pattuire una deroga che sposti tale beneficio fiscale in capo al concedente.
  • La censura che, sotto la veste della violazione di legge o dei canoni ermeneutici, miri in realtà a ottenere una diversa interpretazione del contratto e una rivalutazione del materiale probatorio è inammissibile in sede di legittimità.
  • In cassazione l'interpretazione del contratto compiuta dal giudice di merito è sindacabile solo se si denuncia la concreta violazione dei criteri legali di ermeneutica o una motivazione radicalmente inadeguata; non è consentita la mera contrapposizione di una lettura alternativa.
  • La scrittura successiva con cui le parti pretendano di ribaltare una clausola del contratto originario può essere qualificata dal giudice di merito come nuova stipulazione, con efficacia solo per il futuro e non opponibile a terzi, se interviene quando il rapporto contrattuale ha già esaurito i propri effetti.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoAziendaImpugnazioni
RamiTributiContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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