Sentenza del 22/04/2020 n. 12680 - Corte di Cassazione
IVA - Operazioni inesistenti - Frode carosello - Dolo eventuale - Colpa paradigmatica.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Si contestava alla "N.G. s.r.l." e al suo legale rappresentante la fattispecie di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti (D.Lgs. n. 74/2000, art. 2) per un'evasione IVA pari a € 1.133.176,91; era stato disposto il sequestro preventivo di somme sui conti sociali. Il ricorso denunciava (i) che l'ordinanza del riesame avrebbe fondato la responsabilità su un paradigma di colpa (omessa diligenza) e non sul dolo richiesto dalla norma, (ii) l'applicabilità e la corretta applicazione del dolo eventuale al reato a dolo specifico, sostenendo che la valorizzazione di elementi indiziari fosse insufficiente e riconducibile a mera colpa, e (iii) carenza o apparente motivazione della pronuncia impugnata riguardo al fumus commissi delicti.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il reato di dichiarazione fraudolenta con uso di fatture per operazioni inesistenti è compatibile con il dolo eventuale inteso come "lucida accettazione" dell'evento lesivo e del fine di evasione/indebito rimborso, richiamando precedenti di legittimità (anche delle Sezioni Unite). Ha ritenuto correttamente valorizzati dall'ordinanza elementi indiziari idonei a fondare il fumus: mancata produzione di documenti (visure, F24), sostituzione immediata dei fornitori con società riconducibili allo stesso soggetto sostanziale, prezzi anomali vantaggiosi, cessazione dei rapporti al sopraggiungere di verifiche fiscali o di modifiche normative (D.M.E.F. n.18/2018). Considerando che per misure cautelari reali è sufficiente un quadro indiziario non esclusivo, la motivazione è stata ritenuta adeguata. Ricorrente condannata alle spese.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2
dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti
Il dolo richiesto (finalità di evadere l'IVA o ottenere indebito rimborso) può essere integrato anche dal dolo eventuale inteso come lucida accettazione dell'evento lesivo e del fine; è reato di pericolo e la finalità è ulteriore rispetto al fatto tipico
art. 321 c.p.p.
Norma procedurale richiamata in relazione alla legittimità del sequestro preventivo operato sul presunto profitto del reato
art. 125 c.p.p., comma 3
motivazione degli atti cautelari
Richiamata dalla difesa per censurare la presunta motivazione apparente; la Corte ha ritenuto invece la motivazione adeguata
D.P.R. n. 633 del 1972, art. 60-bis
disciplina della responsabilità in via tributaria tra cedente e cessionario (estensione al settore carburanti con D.M.E.F. 10/01/2018 n.18)
La cessazione dei rapporti commerciali a seguito dell'entrata in vigore del D.M. è valutata come indice significativo della consapevolezza del rischio fiscale
art. 2932 c.c.
obbligo di agire informato dell'amministratore
Richiamato dalla difesa per sostenere che la violazione dell'obbligo informativo non implica automaticamente dolo; la Corte ha distinto omissioni colpose dall'accettazione dolosa del rischio
Sez. U, n. 12433 del 26/11/2009 (Nocera)
giurisprudenza in materia di ricettazione e dolo eventuale
Principio secondo cui il dolo eventuale, configurandosi nella rappresentazione e accettazione del rischio, può integrare anche reati a dolo specifico quando l'agente non si sarebbe astenuto dalla condotta nemmeno conoscendo la provenienza illecita
Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014 (Espenhahn)
definizione giurisprudenziale del dolo eventuale
Il dolo eventuale richiede la lucida rappresentazione della significativa possibilità dell'evento e la determinazione consapevole ad agire comunque; tale nozione è stata adottata come parametro per valutare la compatibilità col dolo specifico
Massime di principio
- Il dolo eventuale può integrare la finalità richiesta per reati fiscali a dolo specifico quando l'agente "lucidamente" rappresenta la possibilità dell'evento lesivo e si determina ad agire comunque, accettandone le conseguenze.
- In sede di misure cautelari reali il fumus commissi delicti può essere fondato su un quadro indiziario (non necessariamente "gravi indizi") che ricomprenda elementi come: omissione di controlli/documentazione, utilizzo ripetuto di fornitori fittizi o riconducibili a un medesimo soggetto, prezzi anomali e vantaggiosi, modalità di pagamento e comportamenti successivi (es. cessazione dei rapporti al sopraggiungere di verifiche o di modifiche normative).
- La differenza tra colpa e dolo eventuale va ricostruita sulla base della sfera volitiva: la mera negligenza/omissione (dolo 'colpa paradigmatica') non equivale al dolo eventuale, che richiede la positiva adesione, anche nel dubbio, all'evento lesivo.
- La mancanza di documentazione (visure, F24) e il ricorso a intermediari o società "cartiere" sono indici significativi ma vanno valutati nel complesso; non costituiscono di per sé prova di dolo assoluto, ma possono integrare il fumus se combinati tra loro e con altri elementi comportamentali.
- Nel difetto di prova piena, per il procedimento cautelare è sufficiente che gli indizi non permettano di escludere 'ictu oculi' la sussistenza del dolo, mentre la piena accertamento rimane compito del giudizio sul merito.
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