Cassazione Penale, Sentenza n. 43640/2024 del 28/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza del 30/04/2024 che ha rigettato la richiesta di liberazione condizionale presentata da Leonardo Damiani, collaboratore di giustizia in detenzione domiciliare. Il rigetto si è fondato principalmente sull'assenza di iniziative riparatorie (attività di volontariato e iniziative risarcitorie verso le vittime), ritenuta dal Tribunale indice negativo ai fini del "sicuro ravvedimento".
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato per vizio di motivazione. Pur riconoscendo che l'assenza di iniziative risarcitorie è un elemento rilevante, la motivazione del Tribunale non chiarisce se tale carenza sia dovuta all'impossibilità materiale (impossidenza) o a una mancanza interiore di ravvedimento. Mancando tale specificazione, non è possibile stabilire se la mancanza di iniziative abbia inciso sul requisito del "sicuro ravvedimento". Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza competente per un nuovo esame, nel rispetto dei principi esposti ma con piena autonomia di giudizio.
Norme richiamate
art. 176 cod. pen.
Stabilisce il requisito del "sicuro ravvedimento" come condizione fondamentale per la liberazione condizionale; il comma quarto subordina la concessione al soddisfacimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato per i non collaboratori. La Corte ricorda che il ravvedimento si desume da un percorso trattamentale e da comportamenti esteriorizzati e non è sostituibile dalla sola buona condotta.
art. 16-nonies, d.l. 15 gennaio 1991, n. 8 (convertito)
Prevede regole favorevoli per i collaboratori di giustizia, consentendo deroghe alle disposizioni ordinarie (compresi limiti di pena). Tuttavia, tale agevolazione riguarda le condizioni di ammissibilità e non esonera il giudice dalla valutazione del requisito dell'emenda/ ravvedimento: la mancanza di iniziative risarcitorie non può essere automaticamente considerata causa ostativa, ma può costituire indice del mancato "sicuro ravvedimento".
Ordinamento penitenziario (legge 1975)
Contesto normativo in cui la liberazione condizionale si inserisce come strumento volto a proseguire la pena in regime di libertà vigilata; la Corte richiama l'evoluzione giurisprudenziale che interpreta l'istituto in modo analogo alle misure alternative, pur sottolineando la centralità del "sicuro ravvedimento".
Massime di principio
- Per la concessione della liberazione condizionale il requisito centrale è il "sicuro ravvedimento", valutato sulla base di comportamenti esteriorizzati e di un percorso trattamentale documentato.
- Nel caso di collaboratori di giustizia, la mancata riparazione materiale verso le vittime non costituisce automaticamente un ostacolo insormontabile alla liberazione condizionale, ma può essere considerata come uno degli indici della mancanza di ravvedimento.
- Il giudice di sorveglianza deve motivare chiaramente se la mancanza di iniziative riparatorie sia dovuta a reale impossibilità materiale o a una scelta interiore del condannato: senza tale valutazione la decisione è viziata e può essere annullata.
- La valutazione del ravvedimento deve tener conto di più elementi: durata e consistenza della collaborazione, rapporti con familiari e personale giudiziario, svolgimento di attività lavorative/studentesche/sociali, partecipazione a progetti trattamentali, e ogni concreto impegno verso le vittime.
- Il giudice si deve basare sulle relazioni degli organi competenti ma non è vincolato: è richiesta una valutazione autonoma, rigorosa e penetrante, specialmente quando i reati sono di elevata gravità.
- Una motivazione sommaria o che non colleghi in modo convincente fatti e conclusioni sul "sicuro ravvedimento" espone il provvedimento a rischio di annullamento e rinvio per nuovo esame.
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