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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9717/2024 del 07/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso mirava ad impugnare l'ordinanza del Tribunale della libertà che aveva rigettato l'appello cautelare del pubblico ministero avverso il decreto del G.I.P. che aveva negato il sequestro preventivo di attrezzature e strutture balneari poste sulla porzione di demanio marittimo in Fetovaia. Il PM sosteneva che le concessioni demaniali erano venute meno il 31/12/2020 e che la determina comunale del 22/07/2021 costituiva declaratoria di decadenza per cattivo uso e inadempienza ex art. 47 cod. nav., per cui non potevano applicarsi le proroghe legislative (art. 1, c. 682, L. n.145/2018 e art. 3 L. n.118/2022) che avrebbero mantenuto in vita il rapporto concessorio; deduceva violazione degli artt. 321 (cautela) c.p.p. in relazione alle norme navali e amministrative citate.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto per motivi non consentiti dalla disciplina del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti cautelari reali (art. 325 c.p.p.). Ha ritenuto che la questione centrale - cioè la portata giuridica della determina comunale del 22/07/2021 (se dichiarativa di decadenza o mero diniego di proroga) e l'applicabilità delle proroghe legislative - sia questione di valutazione di fatto e di interpretazione di atto amministrativo, non sindacabile in cassazione nel procedimento cautelare salvo vizi di motivazione assoluti. Di conseguenza l'ordinanza impugnata (che aveva ritenuto insussistente il fumus commissi delicti e aveva escluso il sequestro) è rimasta confermata e il ricorso del PM è stato respinto come inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 54 cod. nav.

    Norma richiamata quale parte dell'ipotesi di reato relativa all'occupazione di demanio marittimo; utilizzata per qualificare il bene come oggetto del reato

  • art. 1161 cod. nav.

    Richiamato insieme all'art. 54 per definire il corpo del reato relativo alla detenzione/occupazione di beni demaniali marittimi

  • art. 47 cod. nav.

    Richiamato dal PM come norma che consente la decadenza dalla concessione per cattivo uso o inadempienza; la Corte ha ritenuto che l'applicazione concreta di tale norma alla determina comunale costituisce valutazione di fatto non sindacabile in cassazione nel procedimento cautelare

  • art. 1, comma 682, L. n. 145/2018

    Norma che prevedeva proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime in un precedente quadro normativo; il Tribunale ha ritenuto che, nella fattispecie, le concessioni avessero tratto beneficio da tale proroga fino a intervenute modifiche legislative o atti espliciti di decadenza

  • art. 3 L. n. 118/2022

    "continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2024 ovvero fino al termine di cui al comma 3, qualora successivo, se in essere alla data di entrata in vigore della presente legge sulla base di proroghe o rinnovi disposti anche ai sensi della legge 30 dicembre 2018, n. 145, e del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126"

    La norma è stata interpretata dal Tribunale come fonte di proroga automatica che mantiene in vita i rapporti concessori sino alla data indicata, salvo atto amministrativo che dichiari espressamente la decadenza; la Corte ha confermato che tale valutazione attiene alla ricostruzione del fatto e dell'atto amministrativo

  • art. 321 cod. proc. pen. (commi 1 e 3-bis)

    Norme indicate nel ricorso come parametro di legittimità dell'operato del giudice delle misure cautelari; il ricorso sosteneva loro errata applicazione ma la Corte ha ritenuto la questione come valutazione di fatto/interpretazione amministrativa non ammissibile in questo tipo di ricorso

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla Corte per delimitare l'ambito del controllo in cassazione sui provvedimenti cautelari reali: ammissibile solo per violazione di legge (anche errores in iudicando/procedendo) o per carenza totalmente apparente della motivazione; non consente sindacato di merito sulle interpretazioni di atti amministrativi

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari di natura reale è molto limitato: non è luogo per rimettere in discussione valutazioni di fatto o interpretazioni di atti amministrativi, salvo che sussista una motivazione del provvedimento del tutto mancante o manifestamente apparente (art. 325 c.p.p.).
  • Quando la questione centrale riguarda la portata giuridica di un atto amministrativo (es. se una determina comunale abbia dichiarato la decadenza di una concessione), tale questione è, di norma, valutazione di fatto/diritto amministrativo e va fatta valere nel giudizio di merito o davanti al giudice amministrativo; in sede penale cautelare la Corte di legittimità non sostituisce questa valutazione.
  • Le norme legislative che prorogano l'efficacia delle concessioni demaniali possono mantenere in vita il rapporto concessorio anche dopo il rifiuto di proroga da parte dell'amministrazione, salvo che l'ente adotti un atto espresso e motivato di decadenza; pertanto il pubblico ministero che chiede misure reali deve dimostrare con chiarezza l'effettiva cessazione del titolo concessorio.
  • Per ottenere sequestri preventivi di beni demaniali occupati, il PM deve comprovare il fumus commissi delicti e lo stato giuridico del titolo (esistenza o cessazione della concessione) con documenti amministrativi chiari e con provvedimenti definitivi o con argomentazioni tali da non configurare una mera disputa interpretativa tra atti.
  • In presenza di contenzioso amministrativo pendente (es. ricorso al TAR), la difesa può evidenziare l'incertezza dell'atto comunale per limitare il fumus; d'altra parte, un provvedimento amministrativo che dichiari espressamente la decadenza e sia fondato su elementi probatori solidi rende più agevole la richiesta cautelare del PM.

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