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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29367/2024 del 19/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impetrazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo del 27/03/2023, con cui era stato disposto il sequestro diretto e per equivalente di euro 272.619,04 ritenuti profitto del reato tributario (art. 2 d.lgs. n. 74/2000) contestato a Paolo Benedetti quale amministratore della LDM. La società deduceva la carenza assoluta di motivazione in ordine al pericolo di dispersione dei beni, contestando l'uso di formule generiche sulla personalità dell'indagato e rilevando la capienza patrimoniale della società (fatturato e patrimonio immobiliare) e del patrimonio personale dell'amministratore, nonché l'assenza di atti di depauperamento nonostante la conoscenza dell'indagine.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che, in materia di misure cautelari reali, il sindacato della Cassazione è limitato ai soli vizi di legge e che le censure proposte erano ripropositive delle argomentazioni già svolte in sede di riesame, prive della specificità necessaria. Ha inoltre ritenuto che la motivazione del decreto di sequestro e dell'ordinanza di rigetto non fosse mancante o apparente: il Tribunale aveva indicato l'entità delle imposte evase, la personalità dell'amministratore (ancora in carica e con comportamenti ritenuti spregiudicati), operazioni sospette sui conti e la possibilità che l'amministratore potesse porre in essere atti volti a sottrarre i beni alla confisca. Per questi motivi le doglianze sono state giudicate generiche e non ammissibili. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000

    Norma che definisce i reati tributari e il profitto del reato: la somma sequestrata è stata qualificata come profitto del reato ai sensi di questa norma, giustificando il sequestro diretto e per equivalente.

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma relativa al provvedimento di riesame e alle modalità di impugnazione; citata in relazione al vizio dedotto dal ricorrente circa la motivazione del provvedimento impugnato.

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'oggetto e l'effetto del riesame: il ricorrente aveva fatto riferimento a questa disposizione nell'impugnazione, contestando la valutazione del giudice del riesame.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce il limite di sindacabilità in Cassazione per le misure cautelari reali, impedendo di dedurre il vizio di motivazione salvo che esso configuri violazione di legge; la Corte l'ha invocata per motivare l'inammissibilità del ricorso.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Principio generale sull'obbligo di motivazione degli atti giurisdizionali: la Corte ricorda che solo vizi motivazionali radicali (motivazione totalmente mancante o priva dei requisiti minimi) possono integrare violazione di legge sindacabile in Cassazione.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamato indirettamente per delimitare l'ambito del sindacato di merito dopo le modifiche normative: la Corte ribadisce che non può riesaminare il merito dei fatti e delle prove nel modo richiesto dal ricorrente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso: la Corte ha disposto l'onere delle spese e il pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali la Corte di Cassazione può sindacare solo vizi di legge; le critiche meramente motivazionali o la richiesta di una diversa valutazione delle risultanze di merito sono normalmente inammissibili.
  • Per rendere ammissibile il ricorso per cassazione per questioni di motivazione è necessario dimostrare un vizio radicale della motivazione, ossia la sua totale assenza o la mancanza dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza, non una semplice insufficienza o diversità di apprezzamento.
  • L'entità del debito tributario è un elemento rilevante per valutare il pericolo di dispersione dei beni, ma non è determinante se vi sono elementi che indicano la personalità e la condotta dell'amministratore (p.es. operazioni sospette, persistenza nell'incarico) tali da far temere atti volti a eludere la confisca.
  • La sola dimostrazione della capienza patrimoniale della società o del patrimonio personale dell'amministratore non annulla automaticamente il pericolo di dispersione se il soggetto titolare del potere può agevolmente compiere atti di depauperamento o occultamento.
  • In sede di ricorso per cassazione è inefficace riproporre pedissequamente le stesse argomentazioni già svolte e respinte nei gradi precedenti senza fornire nuovi elementi di diritto o di fatto rilevanti e specifici.
  • Quando si impugna un provvedimento cautelare reale, è utile documentare fatti e atti concreti di depauperamento o un'incontestabile assenza di rischi di dissesto (es. vincoli patrimoniali già opponibili, impossibilità di trasferire beni) per contrastare la valutazione del giudice dei gravi indizi di pericolo.

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