Sentenza n. 1653/2026 - Palermo, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza di demolizione relativa a opere interne, demolizione di parte di muro portante, veranda, realizzazione di un piano aggiuntivo e fusione di due unità immobiliari
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza comunale di demolizione deducendo violazione di legge ed eccesso di potere per sviamento e travisamento. Hanno sostenuto che gli interventi avrebbero dovuto essere ricondotti all’art. 34-ter del d.P.R. 380/2001, relativo a particolari interventi eseguiti in parziale difformità dal titolo, con conseguente necessità per il Comune di limitarsi a una diffida dopo la presentazione della CILA. Hanno inoltre dedotto la violazione degli artt. 36 e 36-bis del d.P.R. 380/2001, assumendo che la mancata acquisizione del deposito dei calcoli presso il Genio civile avrebbe potuto essere regolarizzata mediante deposito in sanatoria e che, comunque, il Comune avrebbe dovuto attendere o consentire la regolarizzazione anziché ordinare la demolizione. Gli abusi accertati riguardavano opere al piano secondo, una veranda, un piano terzo abusivo, interventi sulle tramezzature e sulle pavimentazioni, una veranda sul terrazzo, un foro nel solaio con scala di collegamento e la fusione dei piani secondo e terzo in un’unica unità immobiliare.
La decisione
Il TAR ha respinto integralmente il ricorso, ritenendolo palesemente infondato. Ha osservato che l’art. 34-ter del d.P.R. 380/2001 riguarda varianti in corso d’opera costituenti parziale difformità da titoli rilasciati prima dell’entrata in vigore della l. n. 10/1977 e non riconducibili all’art. 34-bis. Nel caso concreto, non risultava un titolo in variante cui riferire gli interventi e, comunque, la realizzazione di un intero piano non è riconducibile alla nozione di parziale difformità. Il giudice ha comunque ritenuto decisivo il principio secondo cui la mera astratta possibilità di regolarizzare l’abuso non impedisce all’amministrazione di adottare l’ordine di demolizione, non essendo quest’ultima tenuta a valutare preventivamente la sanabilità dell’intervento. La sanatoria presuppone infatti un’apposita domanda dell’interessato; ove presentata, essa rende inefficace l’ordine di demolizione fino alla definizione dell’istanza. La stessa considerazione è stata applicata agli artt. 36 e 36-bis del d.P.R. 380/2001, che disciplinano forme di regolarizzazione attivabili su istanza del privato. Le spese di lite sono state compensate, considerata la natura meramente formale delle difese del Comune.
Norme richiamate
art. 34-ter d.P.R. 380/2001
Casi particolari di interventi eseguiti in parziale difformità dal titolo
La disposizione consente la regolarizzazione, previa segnalazione certificata di inizio attività e pagamento dell’oblazione, degli interventi realizzati come varianti in corso d’opera costituenti parziale difformità da titoli rilasciati prima dell’entrata in vigore della l. n. 10/1977 e non riconducibili all’art. 34-bis. La mera astratta riconducibilità dell’abuso alla disposizione non impedisce l’adozione dell’ordine di demolizione.
art. 36 d.P.R. 380/2001
Regolarizzazione, su istanza del privato interessato, di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire, o in difformità da esso, ovvero in assenza di segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all’articolo 23, comma 01, o in totale difformità da essa
La regolarizzazione opera su istanza dell’interessato e la sua astratta possibilità non impone all’amministrazione di sospendere o precedere l’ordine di demolizione.
art. 36-bis d.P.R. 380/2001
Regolarizzazione, su istanza del privato interessato, di interventi realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire o dalla segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all’articolo 34 ovvero in assenza o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività nelle ipotesi di cui all’articolo 37
Anche la regolarizzazione prevista dall’art. 36-bis richiede un’apposita iniziativa del privato e non esclude, in assenza di tale istanza definita favorevolmente, l’adozione della sanzione demolitoria.
art. 33 d.P.R. 380/2001
È stato invocato dai ricorrenti in relazione alla sanzione demolitoria, ma il ricorso è stato respinto perché la possibilità di sanatoria non impedisce l’adozione dell’ordine di demolizione.
d.l. n. 69/2024, convertito con l. n. 105/2024
Ha introdotto l’art. 34-ter nel d.P.R. 380/2001.
Massime di principio
- La mera astratta possibilità di regolarizzare un abuso edilizio ai sensi degli artt. 34-ter, 36 o 36-bis del d.P.R. 380/2001 non impedisce all’amministrazione di adottare l’ordine di demolizione, poiché la sanatoria presuppone un’apposita istanza dell’interessato.
- L’amministrazione, nell’adottare una sanzione demolitoria, non è tenuta a valutare preventivamente la sanabilità dell’abuso; l’eventuale presentazione di una domanda di sanatoria rende l’ordine di demolizione inefficace fino alla definizione dell’istanza.
- L’art. 34-ter del d.P.R. 380/2001 presuppone interventi realizzati come varianti in corso d’opera, costituenti parziale difformità da un titolo rilasciato prima dell’entrata in vigore della l. n. 10/1977 e non riconducibili all’art. 34-bis; la realizzazione di un intero piano non integra, di regola, una parziale difformità.
- Gli artt. 36 e 36-bis del d.P.R. 380/2001 configurano strumenti di regolarizzazione attivabili su istanza del privato e non attribuiscono al destinatario dell’ordine di demolizione il diritto a ottenere, prima della sanzione, una valutazione amministrativa officiosa della sanabilità dell’intervento.
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