Cassazione Civile, Ordinanza n. 30963/2024 del 03/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (fisco)
La controversia
L'amministrazione finanziaria aveva emesso due avvisi di accertamento nei confronti della società proprietaria di un immobile concesso in locazione a un'altra società, recuperando a tassazione maggiori redditi IRES e IRAP per il 2009 e IVA per il 2010, assumendo che i canoni di locazione fossero imponibili anche se non riscossi e non fatturati fino alla risoluzione del contratto. I giudici di merito avevano ritenuto che l'accordo prodotto dalla contribuente, con cui il rapporto locatizio sarebbe stato risolto il 24 marzo 2010, non integrasse una transazione perché privo di reciproche concessioni; avevano inoltre qualificato le somme corrisposte dalla conduttrice come pagamento dei canoni maturati per il 2009 e per i primi mesi del 2010, con conseguente rilevanza fiscale ai fini delle imposte dirette e dell'IVA. La società ricorrente denunciava, con il primo motivo, violazione dell'art. 1965 c.c., sostenendo che la CTR avesse erroneamente escluso la natura transattiva dell'accordo nonostante la rinuncia a iniziative esecutive e risarcitorie e l'accettazione di un importo inferiore ai canoni scaduti; con il secondo motivo deduceva violazione dell'art. 1362 c.c., lamentando che il giudice di appello non avesse valorizzato il tenore letterale dell'accordo, in cui sarebbe stata espressamente richiamata la sua natura transattiva.
La decisione
La Corte ha dichiarato entrambi i motivi inammissibili e ha rigettato il ricorso. Ha rilevato, anzitutto, che la decisione di merito si fondava sulla regola secondo cui, per i ricavi da locazione di immobili merce, i canoni si considerano conseguiti per competenza alla data di maturazione, fino all'eventuale risoluzione del contratto, a prescindere dall'effettiva riscossione o fatturazione; i motivi di ricorso non si confrontavano con tale ratio decisiva, limitandosi a insistere sulla natura transattiva dell'accordo senza spiegare perché ciò avrebbe inciso sulla cessazione del rapporto e sulla tassazione dei canoni maturati. Inoltre, il primo motivo era generico perché faceva riferimento a documentazione non specificata e a rinunce non chiaramente desumibili dall'accordo; il secondo era generico perché richiamava astrattamente il primato del dato letterale senza indicare puntualmente le clausole o espressioni interpretate erroneamente. Conseguentemente, la Corte ha condannato la ricorrente alle spese e ha dato atto dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 1965 c.c.
Perché vi sia transazione occorre che le parti si facciano reciproche concessioni; non basta un generico richiamo negoziale alla natura transattiva se non emergono concessioni effettive e specifiche.
art. 1362 c.c.
Nell'interpretazione del contratto il senso letterale delle parole è criterio primario, ma va letto nell'intero contesto negoziale e il motivo di ricorso deve indicare concretamente le clausole asseritamente male interpretate.
art. 1363 c.c.
Le clausole contrattuali devono essere lette in correlazione tra loro, coordinando l'intero testo negoziale.
art. 109, comma 2, TUIR
I ricavi da locazione di immobili merce si considerano conseguiti per competenza alla data di maturazione dei canoni, indipendentemente dalla riscossione effettiva, fino all'eventuale risoluzione del contratto.
art. 6, comma 3, d.P.R. n. 633 del 1972
Richiamato nei gradi di merito quale base del recupero IVA sui canoni di locazione.
art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.
La doglianza per violazione di legge deve confrontarsi con la ratio della decisione impugnata e non può risolversi in affermazioni generiche o meramente assertive.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
In caso di rigetto del ricorso, ricorrono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
Massime di principio
- In materia di redditi d'impresa, i canoni di locazione relativi a immobili merce concorrono alla formazione del reddito secondo il principio di competenza al momento della maturazione, e restano imponibili fino alla risoluzione del contratto, anche se non riscossi o non fatturati.
- La deduzione di violazione di legge in cassazione è inammissibile quando non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata, ma si limita a riproporre una diversa lettura dei fatti o del contratto senza spiegare la rilevanza decisiva della censura.
- La transazione richiede reciproche concessioni effettive e individuabili; un mero richiamo alla natura transattiva dell'accordo non è sufficiente se non emergono dal testo elementi concreti che attestino concessioni da entrambe le parti.
- Nel sindacato di legittimità sull'interpretazione contrattuale, non basta invocare in astratto il criterio del senso letterale: occorre indicare specificamente le clausole o espressioni che il giudice di merito avrebbe interpretato in modo erroneo, nel quadro dell'intero testo negoziale.
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