Cassazione Civile, Ordinanza n. 18486/2024 del 08/07/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente (conduttore)
La controversia
Una società sublocatrice aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per canoni di sublocazione relativi ad alcuni mesi del 2017 nei confronti della subconduttrice. La subconduttrice aveva proposto opposizione sostenendo che il contratto di locazione originario e il contratto di sublocazione erano stati dichiarati inefficaci verso la curatela fallimentare del locatore originario, con conseguente venir meno del diritto della sublocatrice di pretendere i canoni; inoltre sosteneva di aver poi stipulato un nuovo contratto di locazione con la curatela. La Corte d’appello aveva accolto l’opposizione ritenendo decisiva l’inefficacia dichiarata dal Tribunale di Treviso e la conseguente mancanza del titolo al pagamento dei canoni di sublocazione. In cassazione la sublocatrice ha dedotto: 1) violazione degli artt. 342 e 434 c.p.c. e 2909 c.c., sostenendo che l’appello avversario fosse inammissibile perché non aveva censurato tutte le autonome rationes decidendi della sentenza di primo grado; 2) violazione degli artt. 324 e 2909 c.c., invocando un giudicato interno sulla questione della non esecutività della sentenza trevigiana; 3) violazione degli artt. 282, 2908 e 2909 c.c., contestando la tesi dell’immediata esecutività della sentenza dichiarativa di inefficacia; 4) violazione degli artt. 1575, 1581, 1585 e 1586 c.c., sostenendo che gli obblighi del locatore verso il conduttore rispetto alle pretese di terzi sul bene non possono essere rimodellati da una sentenza resa in altro giudizio e che, in ogni caso, la mancata azione esecutiva del fallimento non escludeva il credito da canoni.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché le ragioni indicate dal tribunale non erano realmente autonome, ma subordinate al nodo centrale dell’efficacia esecutiva della sentenza dichiarativa di inefficacia; pertanto l’appello non era carente di specificità. Ha respinto il secondo motivo osservando che il preteso giudicato interno non risultava esistente e, comunque, la sopravvenuta formazione del giudicato sulla sentenza che aveva dichiarato l’inefficacia sia della locazione sia della sublocazione rendeva tale accertamento vincolante anche nel rapporto tra le parti del presente giudizio. Ha dichiarato non fondati anche il terzo e il quarto motivo perché la questione decisiva non era tanto la qualificazione della sentenza trevigiana come costitutiva o dichiarativa, quanto l’effetto del giudicato intervenuto sulla duplice inefficacia dei contratti: una volta accertata l’inefficacia della locazione e della sublocazione nei confronti della curatela, la sublocatrice non poteva più pretendere canoni e la subconduttrice non poteva far valere utilmente il contratto nei suoi confronti. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell’ulteriore contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
art. 342 c.p.c.
richiamato per valutare la specificità dell’atto di appello e il numero di rationes decidendi da censurare
art. 434 c.p.c.
richiamato in tema di specificità dei motivi di appello nel rito del lavoro, applicato per analogia alla censura di inammissibilità del gravame
art. 2909 c.c.
richiamato sul tema dell’autorità del giudicato sostanziale e della sua efficacia vincolante
art. 324 c.p.c.
richiamato per il giudicato interno e per verificare se la questione fosse già coperta da preclusione
art. 282 c.p.c.
richiamato dalla ricorrente per sostenere i limiti dell’efficacia esecutiva delle sentenze costitutive e dichiarative
art. 2908 c.c.
richiamato per sostenere che le sentenze costitutive producono effetti propri e non immediatamente esecutivi salvo dipendenza di capi condannatori
art. 1575 c.c.
richiamato come norma sugli obblighi del locatore, in particolare sulla garanzia del pacifico godimento del bene
art. 1581 c.c.
richiamato dalla ricorrente nel quadro delle tutele del conduttore contro molestie o pretese di terzi
art. 1585 c.c.
richiamato sulla garanzia del locatore per molestie di diritto da parte di terzi
art. 1586 c.c.
richiamato sulla necessità per il conduttore di chiamare il locatore a difendere la locazione in caso di pretese del terzo
art. 337 c.p.c.
richiamato dalla Corte per affermare che, in pendenza di impugnazione della sentenza pregiudiziale, il giudice della causa dipendente deve tener conto della decisione o sospendere il giudizio
art. 295 c.p.c.
richiamato dalla Corte nel medesimo contesto della pregiudizialità e della sospensione del processo
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
richiamato per porre a carico della ricorrente l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto
Massime di principio
- Nel giudizio di appello, l’onere di specificità del gravame va riferito alle sole rationes decidendi effettivamente autonome: se le ulteriori argomentazioni della sentenza di primo grado sono soltanto subordinate o meramente ad abundantiam, non occorre censurarle separatamente.
- Il giudicato formatosi su una sentenza che abbia accertato l’inefficacia di un contratto di locazione e del successivo rapporto di sublocazione vincola anche i rapporti tra locatore e subconduttore, quando tale accertamento sia stato reso nel contraddittorio delle parti interessate.
- In presenza di una sentenza pregiudiziale ancora impugnata, il giudice della causa dipendente deve dare rilievo alla decisione pregiudiziale oppure valutare la sospensione; una volta intervenuto il giudicato, l’accertamento diviene definitivamente vincolante.
- La questione decisiva non è soltanto la qualificazione formale della sentenza come costitutiva o dichiarativa, ma l’effetto sostanziale ormai stabilizzato dal giudicato sull’efficacia del rapporto dedotto in lite.
- Quando la locazione originaria e la sublocazione siano state dichiarate inefficaci nei confronti del proprietario o della curatela, il sublocatore non può più pretendere canoni dal subconduttore e il rapporto interno non può essere fatto valere come se fosse rimasto efficace.
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