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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19172/2024 del 15/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il difensore di Chianese impugnava l'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo di due orologi, deducendo che: 1) la presunta provenienza illecita dell'orologio Bulgari non poteva essere desunta dalla sola mancanza di contrassegni identificativi; 2) il fatto che il prezzo concordato fosse inferiore al prezzo di listino non prova di per sé l'illecita provenienza, essendo argomentazione logicamente discutibile e contraria alla realtà del mercato dell'usato; 3) analoghe critiche per il Rolex, anche in considerazione dell'assenza dell'inserimento nella cosiddetta blacklist; 4) il Tribunale avrebbe ignorato le modalità tipiche di circolazione degli orologi di secondo polso (spesso privi di documentazione formale), e che la prova della liceità non può essere limitata alla sola presenza di scatola e garanzia; 5) inoltre si sarebbe in pratica operata un'inversione dell'onere della prova, imponendo all'imputato di provare la legittima provenienza dei beni.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali sia sindacabile in sede di legittimità solo per violazioni di legge e che le contestazioni proposte attengono a valutazioni di fatto (elementi probatori e apprezzamento del fumus rei), non sindacabili con il mezzo dedotto. Il Tribunale aveva rilevato che Chianese era in possesso di beni di lusso di valore largamente superiore alle sue possibilità economiche e non ha saputo giustificarne la provenienza né produrre documentazione d'acquisto, dunque sussisteva il fumus per il reato di ricettazione. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato alle spese processuali e al pagamento di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Consente il sindacato di legittimità sui provvedimenti cautelari reali solo per motivi attinenti alla violazione di legge; non è ammissibile, con questo mezzo, la semplice censura di errori nella valutazione del fatto

  • art. 606 cod. proc. pen.

    La manifestata illogicità della motivazione può essere dedotta in Cassazione solo tramite lo specifico motivo di cui a quest'articolo (lett. e), pertanto l'uso generico dell'atto di impugnazione non sostituisce il rimedio previsto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede che con la declaratoria di inammissibilità del ricorso la parte privata sia condannata alle spese del procedimento; consente altresì l'applicazione di somme a favore della Cassa delle ammende quando siano ravvisabili profili di colpa nella proposizione del ricorso

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è limitato al sindacato di legittimità per violazione di legge: non è il canale per rimettere in discussione valutazioni di fatto compiute dal giudice di merito
  • La contestazione dell'apprezzamento probatorio (ad es. valutazione del fumus rei sulla base della sproporzione tra beni posseduti e capacità economiche) deve essere proposta tramite i motivi e il rito appropriato; in Cassazione ciò è ammissibile solo se configurano una violazione di legge o vizi gravissimi della motivazione
  • La presunzione di illiceità della provenienza di beni può essere fondata sulla combinazione di elementi (possesso di beni di valore sproporzionato e mancanza di documentazione d'acquisto); il semplice argomento del mercato dell'usato o dell'assenza di scatola/garanzia non è automatico esimente
  • L'affermazione di una presunta illogicità della motivazione deve essere formulata con il motivo specifico previsto dall'art. 606 c.p.p.; altrimenti il giudice di legittimità la dichiara inammissibile per difetto di rilevanza giuridica
  • Chi propone ricorso manifestamente infondato o che erroneamente mira a rimettere in discussione fatti già valutati rischia la condanna alle spese e sanzioni (Cassa delle ammende); è quindi opportuno verificare preliminarmente la rilevanza di diritto delle questioni dedotte
  • In casi relativi a beni di secondo polso, la mancanza di documentazione formale può essere contestata in fase istruttoria, ma non garantisce automaticamente la liceità della provenienza: è necessario raccogliere elementi che comprovino la provenienza lecita

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