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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28032/2024 del 12/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, rilevando che il Tribunale di merito aveva formulato conclusioni illogiche e contraddette dagli atti (relazione UEPE e contratto di affitto). Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio libero nell'esito e privo dei vizi riscontrati.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 l. 26 luglio 1975, n. 354 per la pena residua di 2 anni 2 mesi 5 giorni 20 relativa a condanna rumena per millantato credito. Il ricorrente deduceva che il Tribunale aveva valutato erroneamente la mancanza di domicilio e di prospettive lavorative/risocializzanti nonostante la relazione favorevole dell'UEPE (che attestava lavoro nel settore edile, collaborazione con una ditta e disponibilità a svolgere volontariato) e la produzione del contratto di locazione comprovante il domicilio in via Castella Sicula 22, Roma.

Norme richiamate

  • art. 47, legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ord. pen.)

    Disciplina dell'affidamento in prova al servizio sociale come misura alternativa alla detenzione finalizzata al reinserimento sociale; la valutazione della concedibilità richiede una prognosi di positivo reinserimento basata su osservazione della personalità e su elementi concreti (lavoro, domicilio, comportamento attuale).

  • Corte costituzionale, 5 dicembre 1997, n. 377

    Conferma che l'affidamento persegue la finalità di esecuzione della pena esterna con valenza rieducativa e di reinserimento sociale.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 1, pronunce citate nella sentenza)

    Principio che la gravità del reato e i precedenti non possono da soli precludere la misura; rilevano soprattutto la condotta successiva, la persistenza di atteggiamenti devianti e gli elementi attuali di risocializzazione (lavoro, legami familiari, assenza di denunce, volontà di cambiamento).

Massime di principio

  • L'istanza di affidamento va valutata sulla base di una prognosi di reinserimento: elementi attuali (lavoro, volontariato, condotta collaborativa) hanno rilievo decisivo.
  • Il tribunale non può respingere l'affidamento basandosi su affermazioni non documentate; deve considerare e motivare il peso degli atti prodotti (relazione UEPE, contratto di locazione, dichiarazioni di associazioni).
  • La mancanza di domicilio o di lavoro deve essere adeguatamente provata; la produzione di un contratto di locazione e prove di ricezione di notifiche costituiscono indizi rilevanti di reperibilità.
  • La gravità del reato e i precedenti non escludono automaticamente la misura alternativa: è sufficiente che emerga l'avvio di un processo critico e di recupero dalla osservazione della personalità.
  • Se il giudice di merito omette di valutare documenti rilevanti o giunge a conclusioni illogiche rispetto agli atti, la Corte di Cassazione può annullare il provvedimento e rinviare per un nuovo esame.
  • Per presentare efficacemente una domanda di affidamento, allegare relazione UEPE aggiornata, prove di lavoro/contratti, dichiarazioni di disponibilità al volontariato e documenti sul domicilio; insistere sulla coerenza tra elementi di fatto e motivazione del giudice.

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