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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46823/2023 del 21/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso il decreto di prevenzione e confisca parziale pronunciato in relazione a beni ritenuti sproporzionati o derivanti da reimpiego di proventi illeciti. Le censure principali: vizio di motivazione e violazione delle norme del d.lgs. 159/2011 (in particolare perimetrazione temporale della pericolosita storica di Rosario Castello, contestazione della retrodatazione al 1992, mancata valorizzazione del periodo di detenzione, mancanza di prova del reimpiego dei presunti proventi illeciti negli acquisti posteriori alla cessazione della pericolosita, illegittima estensione della non computabilita dei proventi da evasione fiscale anche ai terzi, erronea qualificazione di societa e imprese come geneticamente illecite, errata valutazione della disponibilita indiretta e della fittizieta delle intestazioni a favore di familiari). I terzi interessati hanno inoltre denunciato insufficiente valutazione delle prove a loro favore e omissione di considerare titolarita e autonoma capacita economica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi perche i motivi erano inammissibili o manifestamente infondati. Ha confermato i principi applicati dalla Corte d'Appello: la pericolosita sociale e la sua perimetrazione cronologica possono essere ancorate anche a fatti retrospettivi desumibili da sentenza penale irrevocabile e dalle risultanze probatorie; l'appello devolve limitatamente alle questioni dedotte, per cui eccezioni sollevate tardivamente sono inammissibili; la confisca di prevenzione puo colpire beni acquisiti anche dopo la cessazione formale della pericolosita se sussistono indici solidi di reimpiego o di provvista illecita; il giudice di merito ha correttamente valutato sproporzione e disponibilita indiretta alla luce degli accertamenti peritali e delle risultanze (dichiarata unitarieta patrimoniale del nucleo familiare, apporti iniziali riconducibili al proposto, contaminazione patrimoniale tra societa). Pertanto i provvedimenti ablativi impugnati sono stati sostanzialmente confermati e i ricorsi respinti.

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo n. 159 del 2011 (codice antimafia)

    art. 4, art. 24, art. 7, art. 10, art. 19

    Art. 24: la confisca di prevenzione richiede sproporzione ovvero frutto/reimpiego di attività illecita; la Corte conferma che la non computabilita dei proventi da evasione fiscale (interpretazione Repaci) vale ai fini del giudizio di sproporzione. Art. 4 e correlati: definizione di pericolosita sociale e criteri per la disponibilita indiretta e fittizieta delle intestazioni

  • Codice di procedura penale

    Richiamato in relazione ai requisiti di motivazione e alle modalita di deduzione dei motivi in sede d'impugnazione

  • Legge n. 1423 del 1956

    Richiamata per il principio che in materia di misure di prevenzione la sindacabilita della motivazione in cassazione e limitata alla mancanza di motivazione formale

  • Costituzione

    art. 24, art. 111, art. 117

    Richiamate dalle parti; la Corte valuta compatibilita delle misure preventive con i principi costituzionali e l'ordine internazionale

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo

    Protocollo addizionale art. 1 (diritto di proprieta) citato come add. 1 CEDU

    La Corte rileva che la giurisprudenza CEDU ammette l'uso di presunzioni nel contrasto alla criminalita organizzata e non esclude la confisca preventiva se proporzionata al fine

  • Giurisprudenza richiamata

    Sez. U. Repaci 29/05/2014; sentenza Corte EDU De Tommaso 2017; altre pronunce di legittimita citate (es. sent. n. 106/2015)

    La Corte richiama e applica l'orientamento Repaci (preclusione di giustificazione tramite proventi da evasione fiscale) e indica i limiti applicativi della sentenza De Tommaso in relazione all'interpretazione del divieto di computabilita dei proventi da evasione

Massime di principio

  • Una condanna penale irrevocabile che attesti rapporti qualificati con la criminalita organizzata costituisce un solido presupposto per misure di prevenzione patrimoniali; il giudice di prevenzione puo autonomamente valutare fatti retrospettivi ma non puo annullare gli effetti del giudicato penale
  • In sede di cassazione contro provvedimenti di prevenzione e' molto difficile ottenere sindacato sul merito della motivazione: sono ammissibili ricorsi per vizio di legge o per totale mancanza della motivazione, non per divergenze valutative dei fatti gia esaminate in grado di merito
  • La perimetrazione temporale della pericolosita puo essere retrodatata se esistono indici concreti e coerenti (es. operativita di impresa, dichiarazioni di collaboratori, rapporti economici) che giustifichino l'inizio antecedente; viceversa, l'onere di provare l'origine lecita delle disponibilita gravita sul proposto
  • Beni acquisiti dopo la cessazione della pericolosita possono comunque essere confiscati se emergono indizi forti di reimpiego diretto o indiretta influenza patrimoniale: il criterio temporale non e assoluto ma dev'essere valutato nel quadro delle prove complessive
  • La qualifica di societa o impresa come 'geneticamente illecita' puo essere riconosciuta quando i capitali iniziali e i finanziamenti siano riconducibili a provviste illecite; in tal caso i redditi successivi possono risultare soggetti a confisca
  • Le operazioni di intestazione a terzi sono sindacabili attraverso la dimostrazione dell'assenza di autonoma capacita economica del terzo e di rapporti patrimoniali unificati del nucleo familiare: la mancanza di prove di autonomia puo far ritenere la disponibilita indiretta
  • Le deduzioni basate su evasione fiscale come giustificazione delle disponibilita restano problematiche dopo la giurisprudenza nazionale: occorre verificare con attenzione l'attuale orientamento giurisprudenziale e le possibili ricadute della giurisprudenza CEDU

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