Cassazione Penale, Sentenza n. 22771/2022 del 10/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione, in esecuzione, tra più condanne per truffe online emesse dai Tribunali di Ascoli Piceno (28/07/2015), Enna (18/05/2016) e Teramo (23/04/2018). La Corte d'appello aveva rigettato l'istanza ritenendo che i reati fossero commessi in epoche e luoghi tra loro troppo distanti. Il ricorrente ha dedotto: (i) violazione dell'art. 186 disp. att. c.p.p. per non aver acquisito le sentenze irrevocabili necessarie all'accertamento della continuazione; (ii) contraddittorietà e illogicità della motivazione, considerando che molti reati erano ravvicinati temporalmente (anche due nello stesso giorno) e in ogni caso si trattava di truffe online per le quali la diversa residenza delle vittime non richiedeva spostamenti dell'autore.
La decisione
La Corte di legittimità ha ritenuto fondato il primo motivo e assorbente il secondo: ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio. Ha rilevato che il giudice dell'esecuzione non ha rispettato l'obbligo di acquisire d'ufficio le copie delle sentenze irrevocabili ai sensi dell'art. 186 disp. att. c.p.p. e non ha svolto la verifica approfondita sugli indici di continuazione (omogeneità del bene tutelato, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, programmabilità) sulla base delle sentenze, limitandosi a dati estrinseci; di conseguenza il provvedimento è carente e va riesaminato dopo acquisizione e lettura delle relative sentenze.
Norme richiamate
art. 186 disp. att. cod. proc. pen.
Imposta al giudice dell'esecuzione l'acquisizione d'ufficio delle copie delle sentenze o decreti irrevocabili necessari per valutare la riconducibilità dei reati a un medesimo disegno criminoso; il mancato adempimento rende carente la decisione.
art. 671 cod. proc. pen.
Norma procedurale che disciplina la richiesta del condannato diretta, tra l'altro, a ottenere provvedimenti in materia esecutiva (qui utilizzata come titolo dell'istanza del ricorrente); la relativa documentazione probatoria delle condanne può essere allegata dall'istante ma resta comunque l'obbligo del giudice di acquisire i provvedimenti se mancanti.
art. 81, secondo comma, cod. pen.
Rinvio alla disciplina della continuazione tra reati: la valutazione della sussistenza del vincolo deve basarsi su concretI indicatori (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità e programmabilità) e richiede l'esame delle sentenze che hanno accertato i singoli fatti.
Massime di principio
- In sede esecutiva, la valutazione della continuazione richiede l'acquisizione e l'esame delle sentenze irrevocabili ai sensi dell'art. 186 disp. att. c.p.p.; il giudice non può limitarsi al solo casellario o a dati estrinseci.
- La mancanza di contiguità temporale o territoriale, da sola, non esclude la continuazione: va valutata in combinazione con altri indicatori (omogeneità del bene tutelato, modalità di commissione, sistematicità, programmabilità dei reati).
- Nei reati commessi online la diversa residenza delle vittime o la lontananza dei luoghi di notificazione non sono elementi decisivi per escludere la continuazione, poiché l'autore potrebbe non essersi dovuto spostare.
- L'onere probatorio dell'istante è soddisfatto dall'indicazione degli estremi delle sentenze, ma il giudice dell'esecuzione è tenuto ad acquisirle d'ufficio se non sono allegate.
- Se il giudice dell'esecuzione decide senza compiere gli accertamenti e le acquisizioni previste dalla legge, la decisione è suscettibile di annullamento e rinvio per nuovo giudizio.
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