Cassazione Penale, Sentenza n. 22630/2022 del 10/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo 24/03/2012 - 27/03/2013 per presunto favoreggiamento personale dell'indagato latitante Pacilli Giuseppe; la Corte d'Appello di Bari aveva rigettato la richiesta ritenendo ostativa la 'colpa grave' derivante da conversazioni ambientali e frequentazioni con la famiglia del latitante, ritenute idonee a creare apparenza di reità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Bari per un nuovo esame. La Cassazione ha ritenuto la motivazione del giudice della riparazione carente, contraddittoria e insufficiente a provare il nesso causale tra la condotta attribuita allo STARACE (interlocuzione con la madre del latitante e presunte 'frequentazioni') e l'adozione o il mantenimento della misura cautelare. La Corte ha richiamato i principi che l'accertamento della colpa grave deve essere fatto con valutazione autonoma, ex ante, e che la mera contiguità o sospetto non bastano a precludere l'indennizzo.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave
La norma riconosce il diritto all'equa riparazione salvo che l'interessato abbia causato, con dolo o colpa grave, l'instaurazione o il mantenimento della custodia cautelare; la Corte sottolinea che tale condizione impeditiva deve esser accertata d'ufficio e richiede un collegamento causale apprezzabile tra la condotta e la misura cautelare.
Giurisprudenza consolidata (Sezioni Unite n. 51779/2013 e altre pronunce richiamate)
Principio secondo cui la Corte di Cassazione nel giudizio di legittimità sul procedimento di riparazione è limitata al sindacato sulla correttezza del percorso logico-giuridico del giudice di merito; l'accertamento dell'esistenza e della gravità della colpa è compito del giudice di merito, ma la Cassazione può annullare se la motivazione è manifestamente insufficiente o contraddittoria.
Massime di principio
- Nel giudizio per riparazione da ingiusta detenzione il giudice deve accertare d'ufficio se l'interessato abbia concorso per dolo o colpa grave a causare l'adozione o il mantenimento della misura cautelare; tale accertamento richiede un nesso causale concreto tra la condotta e la custodia cautelare.
- La colpa grave precludente l'indennizzo non può fondarsi su mere supposizioni, contiguità sociale o su intercettazioni ambigue senza una motivazione che spieghi come tali elementi avrebbero potuto ingenerare nell'autorità il convincimento dei gravi indizi di reità relativi al reato che ha giustificato la cautela.
- Il giudice della riparazione deve svolgere una valutazione autonoma, ex ante, rispetto al giudizio di merito: non si tratta di riqualificare penalmente la condotta ma di verificare se essa era idonea a creare la falsa apparenza di responsabilità penale che ha determinato la misura.
- Errori di trascrizione o d'interpretazione compiuti dall'autorità procedente non sono automaticamente imputabili al detenuto; il giudice deve valutare se tali errori siano stati causati dalla condotta dell'interessato e se abbiano avuto incidenza causale sulla misura.
- In presenza di motivazione carente o contraddittoria del giudice della riparazione, la Corte di Cassazione annullerà e rinvierà per nuovo esame, richiedendo un'analisi puntuale della rilevanza e della portata degli elementi ritenuti ostativi.
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