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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7456/2025 del 24/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) vizio di valutazione delle prove e di motivazione sulla attendibilità della persona offesa in relazione alla contestata estorsione (art. 629 c.p. e art. 192 c.p.p.); 2) errata applicazione dell'art. 49 c.p. con riferimento alla presunta impossibilità di porre in essere la minaccia di licenziamento, posto che formalmente l'imputato non era legale rappresentante della società datrice di lavoro; 3) errata applicazione dell'art. 56 c.p. e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza dell'evento e alla configurabilità della consumazione (anziché del tentativo) dell'estorsione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati i tre motivi, rilevando che: la valutazione dell'attendibilità della persona offesa e dei testi effettuata dai giudici di merito rientra nel sindacato di fatto non sindacabile in sede di legittimità salvo manifeste contraddizioni; la minaccia di licenziamento, anche quando la vittima ha una scelta formale, integra l'estorsione se impronta a porre la vittima davanti a una scelta imposta dalla prospettazione di un male ingiusto; il ruolo di "dominanza" dell'imputato può risultare da elementi di fatto anche se formalmente altri rivestono cariche; il vantaggio illecito perseguito dall'imputato si è concretizzato nella prosecuzione dell'attività imprenditoriale e il coinvolgimento della persona offesa nella procedura fallimentare dimostra il danno e l'idoneità della condotta a produrlo. Per tali ragioni il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 610, comma 5 c.p.p.

    Richiamato come norma procedurale per il trattamentoin camera di consiglio del ricorso in cassazione

  • art. 611, comma 1‑bis c.p.p.

    Richiamato in relazione al rito camerale e alle regole procedurali sullo svolgimento dell'udienza collegiale

  • art. 173, comma 1, disp. att. c.p.p.

    Norma che limita l'enunciazione dei motivi del ricorso ai fini della motivazione in cassazione; il ricorso è stato enunciato nei limiti previsti

  • art. 629 c.p.

    Norma che disciplina il reato di estorsione: la Corte ha ritenuto integrati gli elementi tipici (minaccia/coartazione della volontà e conseguimento di un ingiusto profitto/vantaggio), anche considerando la posizione di fragilità lavorativa della vittima e la finalità di far ricadere su di essa obblighi e responsabilità

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamata in ordine al valore probatorio delle dichiarazioni; si è osservato che alle dichiarazioni della persona offesa si applicano regole di valutazione più rigorose e che, nel caso, la Corte territoriale ha effettuato la necessaria verifica di attendibilità soggettiva e oggettiva

  • art. 49 c.p.

    Articolo invocato dal ricorrente in tema di reato impossibile: la Corte ha escluso la sussistenza del vizio perché ha ritenuto provata la capacità di fatto dell'imputato di ingenerare il timore della perdita del lavoro (ruolo di "dominus" anche se non formalmente rappresentante)

  • art. 56 c.p.

    Invocato in relazione alla derubricazione in tentativo: la Corte ha ritenuto che la condotta fosse idonea e abbia effettivamente prodotto l'evento (la persona offesa assunse e poi si astenne dal dimettersi per timore di perdere il lavoro), configurando la consumazione dell'estorsione

  • art. 616 c.p.p.

    Norma invocata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 43278 del 24/09/2015

    Principio richiamato secondo cui le dichiarazioni della persona offesa possono fondare da sole la condanna se adeguatamente valutate e motivate; la Corte di legittimità ha ritenuto rispettato tale canone nel caso concreto

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità di persone offese e testi è principalmente questione di fatto: la Corte di Cassazione non riesamina i fatti salvo manifeste contraddizioni nella motivazione
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono essere sufficienti per la condanna se il giudice del merito ne valuta rigorosamente sia l'attendibilità soggettiva sia l'attendibilità oggettiva e dà adeguata motivazione
  • La sussistenza della minaccia nell'estorsione non viene esclusa dal fatto che la vittima abbia una scelta formale: rileva la coartazione psicologica e la prospettazione di un male ingiusto idoneo a condizionare la volontà
  • La titolarità formale di cariche societarie non esclude che, per il ruolo effettivo e il contesto fattuale, un soggetto possa esercitare un potere di fatto ("dominanza") idoneo a rendere concreta la minaccia
  • Per escludere la consumazione e ritenere il reato tentato occorre che la condotta sia risultata inefficace o non abbia prodotto l'evento voluto; se la pressione ha indotto la vittima a mantenere o assumere la carica e a non dimettersi, la consumazione può ritenersi avvenuta
  • I ricorsi basati su una rivalutazione integrale del compendio probatorio senza indicare travisamenti specifici dei fatti o manifeste contraddizioni della motivazione sono soggetti a respingimento per inammissibilità

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