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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10692/2022 del 24/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza del Tribunale di Napoli che aveva dichiarato, ai sensi dell'art. 129 c.p.p., che non si dovesse procedere nei confronti di De Gennaro per estinzione del reato per prescrizione. Il PG ha censurato il calcolo del termine di prescrizione affermando che, essendo contestate due circostanze aggravanti ad effetto speciale (artt. 624 e 625, n.2 e n.7 c.p.), la pena massima da considerare ai fini della prescrizione è quella aumentata fino a dieci anni (art. 625, ultimo comma), e, conformemente all'art. 157, co. 2, c.p., per determinare il tempo necessario a prescrivere si deve considerare l'aumento massimo di pena previsto per le circostanze ad effetto speciale. Di conseguenza, alla data della sentenza (13/01/2020) il reato commesso il 28/06/2012 non era prescritto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale ritenendolo fondato. Ha ritenuto erroneo il calcolo della prescrizione fatto dal giudice di primo grado e la conseguente pronuncia di non doversi procedere. La Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Napoli per il giudizio di merito in grado d'appello, richiamando l'orientamento secondo cui la sentenza pronunciata dopo la costituzione delle parti e prima dell'apertura del dibattimento è appellabile e che, in mancanza di esercizio dell'appello da parte del procuratore della Repubblica, il Procuratore Generale può proporre ricorso per cassazione "per saltum", con conseguente rinvio al giudice competente per l'appello ex art. 569, comma 4, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 129 c.p.p.

    Norma richiamata relativamente alla dichiarazione di non doversi procedere per estinzione del reato; contestata la decisione del tribunale che si è basata su tale dichiarazione per la pronuncia di non doversi procedere.

  • art. 624 c.p.

    Articolo relativo al reato contestato (riferimento alla fattispecie); la presenza di circostanze aggravanti rileva ai fini del calcolo della pena massima.

  • art. 625 c.p., ultimo comma

    Stabilisce l'aumento massimo di pena in presenza delle circostanze aggravanti ad effetto speciale; la Corte ha ritenuto che, per il calcolo della prescrizione, si debba prendere come riferimento la pena massima aumentata (dieci anni).

  • art. 157, co. 2, c.p.

    Principio secondo cui, per determinare il tempo necessario a prescrivere, si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge tenendo conto dell'aumento massimo previsto per le circostanze ad effetto speciale: applicato dalla Corte per ricalcolare la prescrizione.

  • art. 608 c.p.p.

    Norma che disciplina il ricorso per cassazione del pubblico ministero contro sentenze non appellabili: richiamata per giustificare l'impugnazione del Procuratore Generale contro una sentenza pre-dibattimentale.

  • art. 593 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai limiti di appellabilità e ai presupposti per l'impugnazione; la Corte ha ricordato le condizioni in cui la sentenza è appellabile.

  • art. 593-bis, comma 2, c.p.p.

    Richiamato nella motivazione per spiegare l'impossibilità, in quel caso concreto, di esercitare l'appello da parte del Procuratore della Repubblica e la conseguente operatività del ricorso per cassazione del Procuratore Generale.

  • art. 569, comma 4, c.p.p.

    Norma che disciplina il rinvio al giudice competente in caso di annullamento da parte della Cassazione; applicata per disporre il rinvio alla Corte d'appello di Napoli.

  • art. 469 c.p.p.

    Citato per distinguere la sentenza predibattimentale da quella pronunciata dopo le formalità di costituzione delle parti; la Corte ha ritenuto che la sentenza impugnata non rientrasse nel modello predibattimentale di cui all'art. 469.

  • art. 484 c.p.p.

    Richiamato nella distinzione tra sentenza predibattimentale e proscioglimento pronunciato dopo le formalità previste dall'art. 484; utile a delimitare il momento fino al quale una sentenza è "predibattimentale".

  • art. 23, co. 8, dl. 28 ottobre 2020, n. 137

    Norma emergenziale richiamata per la modalità di trattazione orale in udienza pubblica dei ricorsi: citata in relazione alla deposizione della requisitoria scritta del Procuratore Generale.

Massime di principio

  • Se in capo all'imputato ricorrono circostanze aggravanti ad effetto speciale, per il calcolo della prescrizione si deve considerare la pena massima aumentata; pertanto la prescrizione può risultare più lunga di quanto calcolato sulla pena base (art. 157, co. 2, c.p.).
  • Una sentenza di "non doversi procedere" pronunciata dopo la costituzione delle parti ma prima dell'apertura del dibattimento può essere appellabile; se il procuratore della Repubblica non esercita l'appello, il Procuratore Generale può proporre ricorso per cassazione "per saltum".
  • Il ricorso per cassazione del Procuratore Generale è ammissibile anche quando l'impugnazione in appello non sia stata esercitata dal Procuratore della Repubblica locale; se la Cassazione accoglie il ricorso, il rinvio va disposto al giudice competente per l'appello (art. 569, co. 4, c.p.p.).
  • È essenziale un calcolo accurato dei termini di prescrizione sulla base della pena effettivamente determinabile in presenza di aggravanti; un errore di calcolo può determinare l'annullamento della decisione di non doversi procedere.
  • In situazioni analoghe, controllare sempre (i) se le aggravanti aumentano la pena ai fini della prescrizione, (ii) il momento da cui decorre il termine della prescrizione e (iii) la natura predibattimentale o meno della sentenza per valutare le possibilità di impugnazione da parte del pubblico ministero.

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