Sentenza n. 10334/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento previa adozione di misure cautelari del diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato, emesso dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca il 29/7/2025 e notificato il 4/8/2025, e di ogni altro atto e provvedimento presupposto, connesso e conseguente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato emesso dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto del 29 luglio 2025, notificato il 4 agosto 2025, contestando il rigetto della domanda fondato sulla circostanza che il nulla osta al lavoro subordinato era stato chiuso dallo Sportello Unico per l’Immigrazione. L’Amministrazione ha prodotto una relazione della sede diplomatica dalla quale risultava che, durante la trattazione della domanda, era pervenuto un messaggio di revoca del nulla osta. Ha quindi sostenuto che il Consolato non avesse margini decisionali ulteriori e che il ricorso fosse comunque da respingere per la mancata impugnazione della revoca del nulla osta, atto presupposto e vincolante rispetto al diniego del visto. Nel corso del giudizio è stata inoltre rilevata e poi sanata la mancanza dei requisiti formali della procura alle liti.
La decisione
Il TAR ha deciso la causa con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a. e ha respinto il ricorso. In assenza di un valido nulla osta, poiché revocato dal competente Sportello Unico per l’Immigrazione, la sede diplomatica non poteva che respingere la domanda di visto. Il diniego risultava quindi vincolato dalla revoca del nulla osta. Il Collegio ha precisato che la revoca costituisce un provvedimento autonomamente impugnabile, anche se adottata all’esito di un procedimento automatizzato. Tale atto era divenuto noto al ricorrente almeno dal 19 novembre 2025, quando la relativa documentazione era stata depositata in giudizio, ma non era stato impugnato né dal potenziale datore di lavoro né dal ricorrente, né autonomamente né insieme al diniego di visto. La revoca era pertanto divenuta definitiva, con conseguente definitività dei suoi effetti e impossibilità di contestarne indirettamente le conseguenze mediante l’impugnazione del solo diniego di visto. Le spese di lite sono state integralmente compensate per la peculiarità della vicenda e la complessità dell’iter procedimentale.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
Consente la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti e avviso della possibile definizione immediata.
Massime di principio
- Quando il rilascio del visto di ingresso per lavoro subordinato presuppone un nulla osta valido, la revoca o la chiusura di tale nulla osta priva l’autorità diplomatica del presupposto necessario e rende vincolato il diniego del visto.
- La revoca del nulla osta al lavoro subordinato è un provvedimento autonomamente impugnabile, anche quando sia adottata nell’ambito di un procedimento automatizzato.
- La mancata impugnazione della revoca del nulla osta, una volta che essa sia conosciuta dall’interessato, determina la definitività dei suoi effetti e impedisce di contestarli indirettamente mediante l’impugnazione del successivo diniego di visto.
- Il diniego di visto fondato sulla revoca di un nulla osta non può essere utilmente censurato se il ricorrente non impugna anche l’atto presupposto da cui deriva in modo vincolante l’esito negativo della domanda.
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