Cassazione Penale, Sentenza n. 21046/2022 del 30/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Ancona n.147/2016 che confermava la condanna di Vincenzo Scialò per estorsione aggravata e continuata. Vengono denunciati: (1) contraddittorietà della motivazione e carenza di valutazione critica delle dichiarazioni della persona offesa (Luca Mandolesi); (2) violazione dell'art. 629 c.p., sostenendo che le minacce erano rivolte non per ottenere prestiti ma per resistere alle sollecitazioni di restituzione, con possibile riconducibilità al reato di violenza privata (art. 610 c.p.) o mancanza della consapevolezza dell'ingiustizia del profitto; (3) violazione dell'art. 27 Cost. per insufficienza probatoria e mancato rispetto del canone del dubbio oltre ogni ragionevole dubbio.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazione: presenza di una "doppia conforme" (sentenze di primo e secondo grado confluenti in un unico corpo motivazionale), valutazione corretta e approfondita dell'attendibilità della persona offesa con riscontri testimoniali e fatti concreti (arresto in flagranza, testimonianze del datore di lavoro e della fidanzata, modalità intimidatorie anche con coltello); la Corte di merito ha adeguatamente valutato l'idoneità della minaccia a procurare un ingiusto profitto e non sussistono elementi per ritenere che si sia trattato di mere sollecitazioni di restituzione. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto che non spetti a essa riesaminare i fatti ove la decisione di merito presenti un apparato argomentativo logico e sufficiente. Conseguenze: inammissibilità del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020
Permette il trattamento del procedimento con contraddittorio scritto; la corte ha preso atto del contraddittorio scritto nel procedimento
art. 629 c.p.
Norma sostanziale che definisce il reato di estorsione: la corte conferma che gli elementi strutturali (minaccia idonea a coartare la volontà per procurare un ingiusto profitto) risultano integrati dai fatti accertati
art. 610 c.p.
Richiamata dalla difesa come possibile riconduzione dei fatti a violenza privata; la Corte ritiene invece prevalente la qualificazione come estorsione, in ragione dell'ingiustizia della pretesa e della finalità di profitto
art. 27 Cost.
Invocata dalla difesa per violazione del principio di responsabilità penale e dell'onere probatorio; la Corte ritiene il principio rispettato poiché la condanna è fondata su valutazioni che superano il dubbio oltre ogni ragionevole dubbio
art. 533 c.p.p.
Richiama il canone del giudizio penale 'oltre ogni ragionevole dubbio'; la Corte valuta che la motivazione d'appello soddisfi tale canone sia nella sostanza che nella forma
art. 616 c.p.p.
Norma che consente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende; applicata per imporre al ricorrente il versamento di euro 3.000
Massime di principio
- La cassazione non è sede per rivedere i fatti quando le decisioni di merito (primo e secondo grado) costituiscono un unico corpo motivazionale coerente (c.d. "doppia conforme"); il sindacato è limitato al controllo della logica e completezza della motivazione.
- La testimonianza della persona offesa può costituire base sufficiente per la condanna se la corte di merito ne valuta l'attendibilità in modo argomentato e la raffronta con riscontri esterni; la difesa deve individuare elementi specifici e significativi di contraddizione o di malafede per farne venire meno la rilevanza.
- Per l'estorsione non è determinante la forma della minaccia, ma la sua idoneità oggettiva a coartare la volontà della vittima e la finalità di procurare un ingiusto profitto: circostanze ambientali, personalità dell'agente e condizioni della vittima sono rilevanti nella valutazione.
- L'argomento che i pagamenti fossero "prestiti" o che l'agente avesse manifestato intenzione di restituire non esclude automaticamente il reato di estorsione se le somme sono state ottenute mediante minacce idonee a coartare la volontà della vittima.
- Ricorsi basati su mere alternative ricostruttive dei fatti o su contestazioni di dettaglio (incoerenze non essenziali) sono spesso inammissibili: occorre dimostrare l'assenza di un apparato argomentativo logico nelle decisioni di merito o errori di diritto.
- Presentare ricorso manifestamente infondato comporta il rischio di condanna alle spese e all'ammenda; la valutazione preventiva della fondatezza del motivo è pertanto importante prima di proporre impugnazioni presso la Cassazione.
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