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Sentenza

Sentenza n. 1062/2026 - Torino, Sezione 2

per l'annullamento - del provvedimento in data -OMISSIS-, successivamente notificato con comunicazione Prot.-OMISSIS-, a firma del dirigente del Settore Sviluppo e Gestione del Territorio del Comune di Moncalieri, di diniego dell'istanza di sanatoria edilizia presentata in data -OMISSIS- al Prot. n. -OMISSIS- (Pratica Edilizia n. -OMISSIS-) - degli atti tutti antecedenti, preordinati, conseguenziali e comunque connessi del procedimento ed in particolare del preavviso di diniego Prot. n. -OMISSIS- in data -OMISSIS-, e delle controdeduzioni Prot. n. -OMISSIS- in data -OMISSIS-di reiezione delle osservazioni presentate, entrambi a firma del dirigente del Settore Sviluppo e Gestione del Territorio del Comune di Moncalieri.

Giustizia amministrativa202201159

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Piemonte - Torino, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di accertamento di conformità edilizia e dei relativi atti procedimentali, concernente interventi su un fabbricato sito in area agricola

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato il diniego comunale di sanatoria edilizia ex art. 36 d.P.R. 380/2001, relativo all'eliminazione di compartimentazioni interne, alla diversa distribuzione delle tamponature esterne e alla realizzazione di un ingresso rientrato. Il diniego si fondava su tre autonome ragioni: la carenza dei requisiti soggettivi e delle condizioni derogatorie richieste dalla disciplina urbanistica per edificare o mantenere un fabbricato in zona agricola; il mancato accertamento giudiziale dell'asserita usucapione di una servitù di mantenimento della costruzione a distanza inferiore dal confine; la mancanza della doppia conformità urbanistico-edilizia richiesta per la sanatoria. Con il primo motivo i ricorrenti hanno sostenuto che i requisiti soggettivi dell'imprenditore agricolo riguardassero soltanto nuove residenze rurali o strutture agricole e non il ripristino della destinazione agricola originaria del manufatto, invocando anche l'art. 9-bis d.P.R. 380/2001. Con il secondo motivo hanno dedotto che il Comune avrebbe dovuto accertare autonomamente l'usucapione della servitù di edificazione o conservazione a minor distanza dal confine, senza pretendere una sentenza civile. Con il terzo motivo hanno contestato la ricostruzione della disciplina vigente al momento della realizzazione dell'opera e l'applicazione delle misure di salvaguardia regionali, sostenendo che all'epoca non sarebbero state previste distanze minime dai confini.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha rilevato preliminarmente che il diniego era un atto plurimotivato: la legittimità di una sola delle ragioni autonomamente poste a fondamento dell'atto è sufficiente a sostenerlo, con conseguente assorbimento delle censure rivolte contro le altre motivazioni. Nel merito ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che il Comune non aveva negato in assoluto la possibilità per soggetti non imprenditori agricoli di ottenere un titolo in zona agricola, ma aveva correttamente subordinato tale possibilità al rispetto delle condizioni previste dalle NTA e dalla normativa regionale: destinazione e utilizzazione esclusiva per la produzione agricola o per esigenze di aziende agricole, annessione a un'azienda agricola, sottoscrizione dell'atto d'impegno e trascrizione del vincolo edilizio a favore del Comune. Nessuna di tali condizioni risultava soddisfatta; la mera intenzione di concedere in futuro l'immobile in locazione a un'impresa agricola non era sufficiente a garantire la permanente destinazione agricola del bene. Il possesso dei requisiti soggettivi per l'edificazione in zona agricola costituisce, di regola, condizione anche per il rilascio del titolo in sanatoria ex art. 36 d.P.R. 380/2001, salva la deroga nei limiti e alle condizioni stabilite dalla disciplina regionale e locale. Il TAR ha inoltre respinto il secondo motivo, ritenendo che l'amministrazione non possa essere chiamata ad accertare, nell'ambito del procedimento edilizio, fatti costitutivi di proprietà o di altri diritti reali, quale la servitù di conservazione a minor distanza dal confine; era quindi legittima la richiesta di una preventiva declaratoria giurisdizionale. La censura sarebbe stata comunque potenzialmente inammissibile per la mancata evocazione in giudizio dei proprietari dell'immobile confinante, possibili controinteressati. Il terzo motivo è stato assorbito. I ricorrenti sono stati condannati in solido al pagamento di 3.000 euro, oltre accessori di legge, per spese di lite.

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Il titolo edilizio in sanatoria richiede la verifica della conformità dell'intervento alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione sia al momento della presentazione della domanda.

  • art. 9-bis d.P.R. 380/2001

    Invocato dai ricorrenti in relazione alla legittimità dello stato di consistenza, ma non posto a fondamento dell'accoglimento delle loro tesi.

  • art. 25 l.r. Piemonte n. 56/1977

    Richiamato, insieme alla disciplina locale, quale fonte delle condizioni per gli interventi edilizi in zona agricola anche quando il richiedente non sia imprenditore agricolo.

  • art. 58 l.r. Piemonte n. 56/1977

    Richiamato dal Comune per individuare la disciplina applicabile alla verifica della conformità dell'opera al momento della realizzazione.

  • art. 28-11 NTA del PRGC

    Prevede, per l'edificazione in zona agricola da parte di soggetti non imprenditori agricoli, la destinazione agricola esclusiva, l'annessione ad aziende agricole, un atto d'impegno e un vincolo edilizio trascritto a favore del Comune.

  • art. 22 NTA del PRGC

    Prevede le distanze dai confini rilevanti per la verifica della conformità urbanistico-edilizia del fabbricato.

  • art. 2135 c.c.

    Richiamato per definire le attività configurabili come attività agricola ai fini della destinazione del fabbricato.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Disciplina la comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, seguita dalla valutazione delle osservazioni dei richiedenti.

Massime di principio

  • In presenza di un atto amministrativo plurimotivato, la legittimità di una sola ragione autonoma e sufficiente a sorreggere il dispositivo è idonea a fondare il rigetto del ricorso, rendendo superfluo l'esame delle censure rivolte contro le ulteriori motivazioni.
  • Il possesso dei requisiti soggettivi richiesti dalla disciplina urbanistica per l'edificazione in zona agricola costituisce, di regola, condizione anche per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria; quando la disciplina ammette una deroga per soggetti non imprenditori agricoli, essa opera soltanto se sono rispettate tutte le condizioni poste a tutela della permanente destinazione agricola dell'immobile.
  • La mera intenzione futura di locare un fabbricato a un imprenditore agricolo non soddisfa le condizioni urbanistiche che subordinano l'intervento edilizio alla concreta destinazione del bene a servizio di un'azienda agricola e all'assunzione dei prescritti vincoli e impegni.
  • L'amministrazione procedente non è tenuta ad accertare, nel procedimento edilizio, fatti costitutivi della proprietà o di altri diritti reali, inclusa una servitù di conservazione della costruzione a distanza inferiore dal confine; tali questioni devono essere previamente accertate nella competente sede giurisdizionale civile.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioDestinazioni d'uso e zone omogeneePartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaUrbanistica e governo del territorioProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoPartecipazione procedimentalePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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