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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27708/2025 del 29/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione contro la conferma della condanna per omessa comunicazione, in sede di rinnovo del reddito di cittadinanza, del sopravvenuto stato detentivo del coniuge componente del nucleo familiare. Due motivi: (1) vizio di applicazione della legge e di motivazione sul profilo soggettivo (dolo vs colpa): la ricorrente sostiene che l'omissione fosse negligente/colposa e non dolosa perché l'istanza era redatta tramite un impiegato del CAF; (2) errore di diritto nell'esclusione dell'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto), con censura sulla valutazione della condotta susseguente e sulla considerazione di precedenti penali non omogenei e alcuni estinti.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi mera reiterazione di quelli già proposti in appello senza il confronto puntuale con le argomentazioni della sentenza impugnata e, in subordine, manifestamente infondati. È stata confermata la ricostruzione che l'omissione di informazioni rilevanti ai fini del reddito di cittadinanza può integrare il reato previsto dall'art. 7 d.l. n. 4/2019 e che l'errore di diritto non esclude necessariamente il dolo. Quanto all'art. 131-bis, la Corte ha ricordato che la riforma ha ammesso la valutazione della condotta susseguente e che la norma è applicabile retroattivamente se più favorevole, ma nel caso concreto non vi sono state condotte posteriore valorizzabili a favore della ricorrente. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 7 d.l. 28/01/2019 n. 4 (reddito di cittadinanza)

    le false indicazioni o le omissioni di informazioni dovute che consentano di conseguire un beneficio di importo maggiore di quello al quale si avrebbe avuto diritto

    La Corte ha ritenuto che anche l'omissione di informazioni dovute (es. mutamento della composizione del nucleo familiare) possa integrare il reato previsto dall'art. 7, essendo sanzionabile non solo il beneficio indebito ma anche l'importo erogato maggiore rispetto al dovuto

  • art. 5 cod. pen.

    Riferito alla rilevanza dell'elemento soggettivo: l'errore di diritto (ignoranza della normativa sul reddito di cittadinanza) non esclude automaticamente il dolo; la giurisprudenza considera l'errore su legge penale inefficace a escludere il dolo in questo ambito

  • art. 42 cod. pen.

    Richiamato nella prospettazione difensiva in relazione alla imputabilità/elemento soggettivo; la Corte non ha ritenuto sussistente un vizio di imputabilità che escluda il dolo contestato

  • art. 131-bis cod. pen.

    inserita la possibilità di tener conto "anche in considerazione della condotta susseguente" e sostituite le parole "massimo a cinque anni" con "minimo a due anni"

    La Corte ricorda che la riforma ha ampliato l'ambito applicativo della causa di non punibilità per particolare tenuità consentendo di considerare anche la condotta successiva al reato; la norma, essendo di diritto penale sostanziale, può trovare applicazione retroattiva se più favorevole, ma la condotta posteriore non può di per sé sola rendere particolare tenuità un'offesa che non lo era al momento del fatto

  • art. 133 cod. pen.

    Fornisce i criteri (modalità della condotta, grado di colpevolezza, entità del danno o del pericolo) per valutare la particolare tenuità dell'offesa; la Corte ricorda che non è necessario esaminare tutti i parametri ma indicare quelli ritenuti rilevanti

  • art. 2, comma 4, cod. pen.

    Richiamato in relazione alla retroattività della norma favorevole: la Corte segue l'indirizzo che ammette applicazione retroattiva delle modifiche sostanziali favorevoli all'imputato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'onere delle spese del procedimento a carico del ricorrente in caso di inammissibilità

  • art. 460, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamata nella discussione difensiva circa l'effetto estintivo di taluni precedenti; la Corte ha osservato che l'estinzione comporta elisione di effetti penali, ma nel caso concreto non è stata ritenuta decisiva

Massime di principio

  • L'omissione di informazioni dovute per ottenere benefici pubblici (es. reddito di cittadinanza) può integrare il reato anche se l'istanza è stata compilata tramite un intermediario (CAF): l'ignoranza o l'errore circa i requisiti non escludono automaticamente il dolo.
  • In cassazione i motivi di ricorso devono confrontarsi in modo specifico e puntuale con la motivazione della sentenza impugnata; la mera riproduzione dei motivi già proposti in appello senza critica argomentata determina inammissibilità.
  • La riforma dell'art. 131-bis (d.lgs. 150/2022) consente al giudice di valutare anche la condotta successiva al reato ai fini della particolare tenuità; la norma è applicabile retroattivamente se più favorevole, ma la condotta posteriore da sola non basta a qualificare la fattispecie come di particolare tenuità.
  • Per valutare l'eventuale esclusione della punibilità per particolare tenuità è sufficiente che il giudice indichi e argomenti i parametri di cui all'art. 133 c.p. ritenuti rilevanti; non è necessario trattare esaustivamente tutti i criteri.
  • Precedenti penali, anche se di natura diversa, possono essere considerati per valutare la propensione a delinquere e la non applicabilità di misure di favore; tuttavia, precedenti estinti non devono produrre effetti penali.

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