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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29474/2025 del 12/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso del Pubblico Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato la misura custodiale emessa dal GIP. Il PM sosteneva che le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia (soprattutto Raffaele Moscato, ma anche Bartolomeo Arena e Andrea Mantella, nonché altri collaboratori non considerati dal Tribunale) costituissero grave quadro indiziario idoneo a confermare la custodia cautelare. I profili contestati erano: 1) la qualifica delle dichiarazioni di Moscato come de relato o come confessioni dirette (il PM affermava che vi erano confessioni ricevute direttamente da Fiorillo e dunque non de relato); 2) la possibilità che le chiamate in reità di Moscato fossero autonome e dotate di riscontri individualizzanti (anche in rapporto alle dichiarazioni di Arena); 3) la presunta circolarità delle fonti e l'identificazione della fonte primaria (Pardea/Morelli vs Battaglia); 4) l'idoneità delle dichiarazioni di Mantella quale riscontro, nonostante la motivata riserva del Tribunale sulla progressione narrativa; 5) la rilevanza del movente/causale (conflitto tra cosche e ruolo di Palumbo) come elemento di riscontro individualizzante.

La decisione

La Corte Suprema di Cassazione, Prima Sezione Penale, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazione: il ricorso violava i limiti dell'art. 627 cod. proc. pen. e chiedeva in sostanza la rielaborazione/ rivalutazione di temi di prova non consentita in sede di legittimità. La Corte ha richiamato i principi sul grado di scrutinio in sede cautelare (art. 273 cod. proc. pen. e correlati), il divieto per la Corte di cassazione di rivalutare autonomamente i fatti e le prove e la necessità di rispettare il contenuto e la logica della decisione rescindente (vincolo sequenziale previsto dall'art. 627). Ha inoltre rilevato l'assenza di vizi logici nella valutazione del Tribunale su attendibilità, progressione narrativa, autonomia delle fonti e rischio di circolarità; di conseguenza le questioni sollevate dal PM erano in massima parte "motivi non consentiti" o tentativi di ricostruzione probatoria, che la cassazione non può eseguire. P.Q.M.: ricorso dichiarato inammissibile (sentenza depositata 30/05/2025).

Norme richiamate

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Regola i limiti e gli effetti dell'annullamento con rinvio e vincola il giudice del rinvio ad affrontare prioritariamente le questioni indicate dalla decisione rescindente; la Corte ha ritenuto che il PM non abbia rispettato tali limiti sollecitando una rielaborazione probatoria non consentita

  • art. 273 cod. proc. pen.

    nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono «gravi indizi di colpevolezza»

    fissa il parametro della "grave indiziabilità" come giudizio prognostico che richiede valutazione incidentale degli elementi probatori e proiezione sulla probabilità qualificata di condanna

  • art. 292, comma 2, lett. c) cod. proc. pen.

    indica le modalità della valutazione degli elementi in sede cautelare; la Corte ha richiamato l'obbligo di identificare specificamente il significato incriminante degli elementi esaminati

  • art. 533, comma 1 cod. proc. pen.

    norma sul giudizio di colpevolezza nel processo; la Corte ha osservato che, pur non essendo direttamente applicabile in sede cautelare, le regole di giudizio finale devono essere considerate indirettamente nella prognosi cautelare

  • art. 530, comma 2 cod. proc. pen.

    richiamato quale parametro sulle regole per le ipotesi di incertezza e contraddittorietà; utile a ricordare che la cautela valutativa in fase cautelare deve tener conto delle regole del giudizio finale

  • art. 628, comma 2 e art. 624, comma 1 cod. proc. pen.

    richiamati a supporto della disciplina procedurale connessa alla fase di rinvio e alle limitazioni di oggetto imposte dalla decisione rescindente

Massime di principio

  • La Corte di cassazione in materia cautelare non può sostituirsi al giudice di merito rivalutando autonomamente le prove: il controllo è limitato alla verifica di completezza, logicità e non contraddittorietà del percorso motivazionale
  • Dopo un annullamento con rinvio la decisione rescindente segna l'oggetto prioritario del giudizio di rinvio: il giudice del riesame non può riproporre il percorso già censurato né tralasciare le questioni segnalate dalla cassazione
  • Le dichiarazioni di collaboratori (chiamate in reità o de relato) richiedono valutazioni specifiche su attendibilità, autonomia genetica della fonte e convergenza sul nucleo essenziale; la mera concordanza narrativa senza riscontri individualizzanti può essere insufficiente per la custodia cautelare
  • La qualifica 'confessione' vs 'propalazione de relato' è cruciale: se una dichiarazione è effettiva confessione diretta può avere maggior valore, ma bisogna dimostrare in modo convincente l'autonomia e la fonte primaria delle informazioni
  • Il movente o la causale possono contribuire al quadro indiziario ma, da soli, non sempre sono elementi individualizzanti sufficienti: servono riscontri oggettivi e indipendenti che colleghino il singolo indagato al fatto
  • In fase cautelare è strategico presentare riscontri individualizzanti indipendenti (contatti, riscontri di terze fonti, elementi materiali, coerenza costante delle resocontazioni) e chiarire la catena delle fonti per evitare il rischio di circolarità

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