Cassazione Civile, Ordinanza n. 24131/2024 del 09/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia trae origine da un piano per insediamenti produttivi approvato dal comune, con dichiarazione di pubblica utilità e successivo decreto di occupazione d'urgenza di un fondo poi urbanizzato e lottizzato, senza che la procedura espropriativa fosse portata a termine e senza corresponsione dell’indennità ai proprietari. In un primo giudizio i proprietari avevano chiesto la nullità degli atti traslativi stipulati con i cessionari e, in subordine, il risarcimento del danno per equivalente; in quel giudizio era stata accertata l’acquisizione a titolo originario del bene in capo al comune per irreversibile trasformazione del fondo, ma la domanda risarcitoria era stata rigettata per carenza di legittimazione passiva dei cessionari. In un secondo giudizio i medesimi proprietari avevano agito contro il comune per il risarcimento del danno da occupazione illegittima. La Corte d’appello, in sede di rinvio dopo un precedente intervento della Cassazione che aveva affermato la natura permanente dell’illecito e la decorrenza della prescrizione dalla domanda per il risarcimento per equivalente, aveva condannato il comune al pagamento di oltre due milioni di euro. Il comune ricorreva per cassazione con due motivi: con il primo lamentava la violazione dell’art. 55 d.P.R. n. 327/2001 e l’omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo che la Corte territoriale avesse individuato erroneamente il momento di riferimento per la stima del danno nella data della citazione del secondo giudizio, anziché in quella in cui si era verificata la perdita del bene o, comunque, in cui era stata manifestata la volontà abdicativa; con il secondo deduceva ancora la violazione dell’art. 55 d.P.R. n. 327/2001 per i criteri di quantificazione adottati dal consulente tecnico, ritenuti erronei perché fondati su un valore dell’area già urbanizzata e su un metodo di stima non corretto. La Suprema Corte ha ritenuto fondato il primo motivo, affermando che, nei casi di occupazione illegittima con domanda di risarcimento per equivalente, il riferimento temporale per la stima del danno è il momento della rinuncia alla restituzione e non quello successivo indicato dalla Corte d’appello; ha quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte d’appello di Brescia. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito.
La decisione
La Cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ha dichiarato assorbito il secondo, ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’appello di Brescia, anche per le spese del giudizio di legittimità. La Corte ha ritenuto erronea l’individuazione del momento di riferimento per la valutazione del danno operata dal giudice di rinvio, poiché, in caso di occupazione illegittima con richiesta di risarcimento per equivalente, la perdita della proprietà e il correlato momento di stima coincidono con la rinuncia implicita alla restituzione, non con la data della successiva domanda considerata dalla Corte territoriale.
Norme richiamate
art. 55 d.P.R. n. 327/2001
è richiamato quale parametro invocato dal ricorrente per la determinazione temporale e quantitativa del danno da occupazione illegittima; la Corte però risolve la questione soprattutto in base alla regola secondo cui, quando il proprietario chiede il risarcimento per equivalente, la stima va ancorata al momento della rinuncia alla restituzione e non a una data successiva.
art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001
la Corte osserva che il suo contenuto, finché non sia esercitato il potere acquisitivo della P.A., non è idoneo a paralizzare i rimedi civilistici attribuiti al proprietario.
art. 2697 c.c.
non è espressamente discusso nel merito, ma la sentenza richiama il tema della prova della volontà di abdicare e della titolarità del bene attraverso atti, visure e c.t.u.
Massime di principio
- Nelle ipotesi di occupazione illegittima di bene immobile da parte della pubblica amministrazione, in mancanza di decreto di esproprio, l’illecito ha natura permanente e la tutela risarcitoria può essere chiesta sia per il danno da mancato godimento sia, in alternativa, per equivalente, con rinuncia implicita alla proprietà.
- Quando il proprietario opta per il risarcimento per equivalente, il momento decisivo ai fini della quantificazione del danno coincide con la rinuncia alla restituzione e segna la perdita della proprietà; non rileva una data successiva individuata dal giudice in modo difforme da tale principio.
- In sede di rinvio, il giudice deve attenersi alla portata della sentenza rescindente e non può rimettere in discussione il criterio temporale già fissato dalla Cassazione per la decorrenza della prescrizione o per altri profili non coincidenti con la diversa questione della stima del danno.
- La censura sui criteri tecnico-estimativi resta assorbita quando viene cassata la decisione per errore sul presupposto temporale della valutazione del danno.
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