Cassazione Penale, Sentenza n. 21453/2022 del 01/06/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Innocenti Massimo impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso avverso il decreto del GIP di Roma che aveva disposto il sequestro di un'area pubblica (reati contestati: artt. 633, 639 c.p.). L'Innocenti sosteneva di aver proposto il riesame sia in proprio sia quale legale rappresentante della KRAM s.r.l. (la società destinataria del vincolo). A sostegno della legittimazione ha prodotto documentazione di una regolare concessione di occupazione di suolo pubblico, pagamento dei relativi oneri, impianti tecnici autorizzati sull'area e una scala per manutenzione, deducendo quindi un possesso titolato e un interesse concreto alla restituzione della piena disponibilità del bene.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha dichiarato che il Tribunale del riesame ha omesso di esaminare il ricorso nella parte in cui l'Innocenti aveva agito come legale rappresentante della KRAM s.r.l., omissione che rendeva illegittima l'ordinanza di inammissibilità. Pur richiamando il principio secondo cui l'indagato non titolare del bene può impugnare il sequestro solo se dimostra un interesse concreto e attuale alla restituzione, la Corte ha osservato che qui il ricorrente aveva altresì qualità processuale per agire per conto della società titolare/detentrice. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Roma per un nuovo giudizio ai sensi dell'art. 324, comma 5, c.p.p.
Norme richiamate
artt. 633, 639 c.p.
Indicano le fattispecie di reato contestate a motivo del sequestro dell'area; erano le norme penali sulla base delle quali è stato disposto il vincolo cautelare
art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020
Consente la trattazione con contraddittorio cartolare; la trattazione del ricorso è avvenuta ai sensi di questa disposizione
art. 321 c.p.p.
Norma richiamata nel contesto delle censure sull'operato del giudice cautelare e sui presupposti della misura cautelare; utilizzata dal ricorrente per contestare la legittimità del provvedimento
art. 322 c.p.p.
Articolo richiamato dall'ordinanza come fondamento dell'inammissibilità dichiarata; attiene alle forme e condizioni dell'impugnazione, in particolare alla legittimazione ad impugnare
art. 324 c.p.p.
Regola il ricorso avverso il decreto di sequestro preventivo e la competenza del Tribunale per il riesame; il rinvio del giudizio per nuovo esame è disposto sulla base di questa norma (comma 5)
Massime di principio
- Un indagato che non è titolare del bene sequestrato può impugnare il sequestro solo se dimostra un interesse concreto e attuale alla restituzione (es. possesso legittimo, concessione, impianti autorizzati sull'area).
- Chi agisce sia in proprio sia in qualità di legale rappresentante della società titolare/detentrice dell'area deve indicare chiaramente entrambe le qualità nel ricorso e produrre documenti che attestino la rappresentanza: se ciò avviene, il giudice deve esaminare il ricorso anche nella parte relativa alla qualità di rappresentante.
- La mancata valutazione da parte del giudice della legittimazione o della qualità in cui è proposto il ricorso (es. rappresentante della società) è vizio procedurale che può determinare l'annullamento dell'ordinanza e il rinvio per nuovo giudizio.
- In presenza di concessione di occupazione di suolo pubblico e di elementi che attestino il possesso 'titolato' (pagamento oneri, impianti autorizzati), sussiste in genere un interesse valido a chiedere il dissequestro o la restituzione dell'area.
- Nella difesa di misure cautelari è strategico formulare censure sia sul piano della legittimazione attiva sia sul merito della misura, allegando documentazione probatoria della propria qualità e dell'interesse alla restituzione.
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