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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16741/2023 del 19/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato l'appello del terzo interessato avverso il sequestro preventivo del 03/12/2021. Il ricorrente deduceva violazione di legge per motivazione apparente in ordine alla sussistenza del pericolo che la libera disponibilità dei beni potesse aggravare le conseguenze del reato, osservando che i beni erano locati a terzi di buona fede: in particolare l'appartamento int. 2/c occupato da Niang Mor (per il quale era stato emesso sfratto per morosità) e l'appartamento int. 16, dal quale l'indagato sarebbe stato assente già dal maggio 2020 e che sarebbe stato affittato dal fratello dell'indagato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per essere manifestamente infondato. Ha ricordato che il sindacato di legittimità sulle ordinanze di riesame concernenti provvedimenti reali è limitato alla verifica di violazioni di legge (art. 325, comma 1 c.p.p.) e in particolare alla mancanza assoluta o alla apparente motivazione. Inoltre la Corte ha richiamato il principio secondo cui il terzo che chiede la restituzione del bene non può contestare i presupposti della misura cautelare, potendo solo dimostrare la propria titolarità effettiva o l'assenza di rapporti concorsuali con l'indagato. Il Tribunale di Roma aveva fornito una motivazione ampia e analitica, ritenendo che, nonostante contratti di locazione formali, i beni fossero rimasti nella disponibilità degli indagati e mancasse l'estraneità necessaria del terzo. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata solo ai fini del limite posto alla esposizione del motivo nella motivazione della decisione di cassazione; ossia per circoscrivere la sinteticità del motivo riportato in motivazione

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce il limite del sindacato della Cassazione sulle ordinanze di riesame relative a provvedimenti reali: è sindacabile soltanto la violazione di legge, con particolare attenzione alla totale assenza o alla mera apparente motivazione

Massime di principio

  • Il terzo che chiede la restituzione di un bene sottoposto a sequestro preventivo non può, in linea di principio, contestare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare (es. pericolosità della libera disponibilità); può invece provare la propria titolarità effettiva o l'assenza di rapporti di collaborazione/concorso con l'indagato.
  • In casi di locazione a terzi, è fondamentale fornire prove concrete e documentali (contratti, atti di registrazione, stati di possesso, certificati di sfratto, dichiarazioni delle parti terze) che dimostrino l'effettiva disponibilità dei beni da parte del terzo e la mancanza di ingresso/uso da parte dell'indagato.
  • La Corte di merito deve articolare una motivazione precisa e analitica quando rigetta la richiesta di restituzione, spiegando perché, nonostante apparenze formali (contratti di locazione, assenza fisica dell'indagato), il bene sia considerato ancora nella disponibilità dell'indagato; tale motivazione limita la sindacabilità in Cassazione.
  • In cassazione il controllo è essenzialmente di diritto: vanno segnalate solamente carenze gravi e formali nella motivazione (assenza o motivazione meramente apparente), non eventuali diverse valutazioni di merito sui fatti o sulla valutazione delle prove.
  • Per ottenere successo, il terzo deve dimostrare non solo rapporti contrattuali formali ma anche l'effettiva autonomia della gestione del bene rispetto all'indagato (es. incassi percepiti dal terzo, residenza effettiva, anomalie nelle modalità di uso riconducibili all'indagato).

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